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Lunedì, 06 Novembre 2006 23:39

Roy Orbison, Sings Lonely and blue.

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ROY ORBISON: “SINGS LONELY AND BLUE”

LP Monument Golden stereo SM 14002; 1960

Registrazione da studio presso gli RCA Victor Studios di Nashville .

Tecnico del suono Tommy Strong; produttore Fred Foster

Riedizione in vinile 180g., a cura della “Classic records”


“The screen door slams / Mary’s dress waves / Like a vision she dances across the porch / As the radio plays / Roy Orbison singing for the lonely /………..”:

così canta Bruce Springsteen proprio all’inizio della sua celebre “Thunder Road”, a significare il peso e il carisma che Roy Orbison ha rappresentato per il pubblico americano e in grandissima parte anche europeo, fin dai primi anni ‘60.

In Italia, invece, il suo nome è divenuto familiare solo molti anni dopo, grazie a due importanti films contenenti sue canzoni : “In dreams” - del 1963 “- inserita nel film ”Blue velvet” (1987) di David Lynch e “Pretty woman” - del 1965 – utilizzata nel film omonimo(1990), interpetato da Richard Geere e Julia Roberts. Quindi, con molto ritardo rispetto a quei primi anni ’60, che lo videro protagonista di una scena musicale posta a cavallo tra gli ultimi fervori del più puro rock and roll e la successiva ondata innovativa costituita dalla “British Invasion” e dal “Folk Rock” U.S.A.. In quel periodo di transizione accadde infatti che le case discografiche italiane, potendo finalmente contare su una rinnovata generazione di artisti (Celentano , Mina, i primi cantatutori) riducessero drasticamente la promozione di dischi provenienti dagli Stati Uniti, facendo sì che artisti del calibro di Roy Orbison rimanessero allora sconosciuti al grande pubblico.

La prima tappa importante della carriera artistica di Roy Orbison (1936 – 1988), originario del Texas e appassionato di musica country fin da bambino, è il contratto stipulato nel 1956 con la mitica “SUN” di Memphis” – l’etichetta di Sam Philips - dove già militano Jerry Lee Lewis, Johnny Casch e Carl Perkins, e dove l’anno prima aveva militato Elvis Presley prima di essere “ceduto” alla RCA. Tutti artisti ingaggiati da Sam Philips, il cui obiettivo era stato quello di scoprire e stanare artisti bianchi che avessero il feeling dei musicisti neri , ovvero che fossero capaci di innestare sulle basi della tradizione country elementi ritmici e armonici caratteristici del blues e del rythm & blues e che sapessero cantare ed esprimersi con la veemenza e la partecipazione emotiva di gran parte degli interpreti di colore.

Anche Roy si produsse allora in brani tipicamente rock and roll e rock-a-billy. avvertendo senz’altro da parte sua il desiderio di uscire dagli schemi più tradizionali della country music.

Ma il suo aspetto schivo e riservato, agli antipodi rispetto alla teatralità di un Elvis Presley o di un Jerry Lee Lewis – nonché le caratteristiche della sua voce, non si attagliavano strettamente al genere che Elvis ed altri avrebbero poi immortalato. In più stava maturando in lui l’esigenza di spaziare verso forme più evolute di canzone , dando un contributo anche come compositore. Sua e la “Claudette” portata al successo dagli Everly Brothers nel 1958.

Dopo una breve parentesi alla RCA di Nashville, dove ebbe scarsa promozione, nel 1960 approdò alla “Monument “, giovane etichetta fondata nel 1958 da Fred Foster, personaggio con alle spalle esperienze di promozione e gestione discografica presso la Mercury e la ABC Paramount.

L’entusiasmo di Foster, unitamente all’apporto di Bob Moore - noto bassista session man dell’area di Nashville accreditato presso numerosi musicisti - portarono alla costituzione di un team eccezionale che finalmente seppe mettere in luce le reali potenzialità della voce di Roy Orbison : una voce tenorile ma setosa, capace di tonalità calde nelle note più basse; una voce intrisa di pathos e di sofferta malinconia ; in sintesi una voce affascinante e magica, quasi “soul”. E magico è tutto il contorno: gli arrangiamenti, gli archi e il coro che tessono note vellutate intorno alla sezione ritmica e alla voce di Roy: questo album, a mio parere, è uno dei massimi esempi della rivoluzione avvenuta nell’ambito della canzone nord-americana di quegli anni, quale conseguenza del vento innovatore portato dal Rock and roll e dal Rythm and blues; nel senso che melodie e canzoni anche romantiche si avvalgono ora di arrangiamenti ritmici molto accentuati, con batteria, basso e chitarre elettriche in primo piano, gli accordi terzinati del pianoforte, gli assoli a volte graffianti del sassofono. E infine c’è la magia degli originalissimi “vocal gimmiks” effettuati dai coristi , come ulteriore evoluzione dello stile “doo-wah” anch’esso retaggio del rock and roll e dei gruppi vocali neri. E sono proprio questi “vocal gimmicks” che colpiscono all’inizio di entrambe le facciate dell’album, quali introduzioni rispettivamente di Only the lonely e di Blue angel, i primi due grandi successi di Roy Orbison per la “Monument”, da lui stesso composti.

Only the lonely è costruita su un mid-tempo molto accattivante dove, nell’inciso si può apprezzare anche il falsetto di Roy. Blue Angel, invece è una incantevole e suadente ballata , ma ritmicamente ben sostenuta.

In questo album d’esordio troviamo ancora quattro composizioni dovute a Roy , tra cui spiccano la blueseggiante Blue Avenue, la sofferta I’ll say it’s my fault e la dolcissima Comeback to me my love. Le altre tracce dell’album sono covers di note canzoni ovviamente rivisitate nello stile “Monument/Orbison” Tra queste da segnalare la famosa Cry portata al succersso nei primissimi anni ’50 da Jhonny Ray, By By love degli Everly Brothers e due composizioni del country singer Don Gibson : A legend in my time e I can’t stop loving you. Quest’ultima, due anni dopo, sarebbe diventata notissima nella versione del grande Ray Charles.

Aggiungo infine che la Classic Records ha riedito anche tre successivi albums di Roy Orbison per la Monument, “Crying” “In Dreams” e “Greatest hits” , nei quali si ritrovano altri suoi successi fondamentali, quali, appunto, Crying e In dreams, e poi Runnig scared, Love hurts, Mean woman blues , Candy Man, Dream baby, Blue Bayou, It’s over, Pretty woman)

Mario Frangini


GIUDIZIO ARTISTICO: OTTIMO/ECCEZIONALE

[ASGiudizioRecensioni 4/5 4/5 4 4/5]

Dal punto di vista tecnico questo lavoro è una pietra miliare nell’ambito della musica non classica e più specificatamente rock: “Monument” e “Roy Orbison” costituiscono un tutt’uno , perchè negli studi di questa label si è creato un “sound “ ineguagliabile e affascinante, determinato dalla disponibilità di buoni mezzi tecnici ( microfoni Telefunken U e M series, Altec e RCA - Ampex recorder a 2 e 3 tracce), ma soprattutto dalla grande cura e passione profuse nella registrazione. Si avverte che si è voluto ottenere un qualcosa di speciale , fatto di creatività sia artistica che tecnica . Non dobbiamo scordare che siamo nel 1960, a due anni appena dalla introduzione della stereofonia e che la Monument è una piccola e giovane etichetta; ma forse proprio quando si è giovani e intraprendenti si ottengono i risultati migliori?

La scena acustica è trasparente, ampia e ben riempita, anche se non molto profonda , con la ritmica sul centro sinistra , la voce di Roy al centro e il coro e gli archi a destra; l’unico appunto che mi sento di fare è che questi ultimi risultano un po’ isolati ed enfatizzati. Per il resto l’equilibrio tonale e il dettaglio sono molto buoni. Ottima la dinamica, .

Devo fare un plauso alla Classic Records che ha saputo preservare il sound e dei dischi originali, sia mono, che stereo. Ho notato solo un leggero incremento nella zona dei medio bassi, che in questo caso - devo dire - ha fatto solo del bene. Questo intervento che, ripeto, considero positivo, unitamente alla pulizia del vinile pesante e quindi ad una minore distorsione, fanno di questa ristampa un lavoro imperdibile sia per gli appassionati del genere sia per gli amanti della buona musica e del buon suono.

Mario Frangini

Letto 8052 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Novembre 2006 23:39

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