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Martedì, 13 Febbraio 2007 10:33

Elvis Presley: "ELVIS IS BACK!"

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ELVIS PRESLEY : “ELVIS IS BACK !”

LP RCA LIVING STEREO LSP 2231

Registrato negli Studi della Rca Victor di Nashville

tra il marzo e l’aprile del 1960

Ingegnere del suono: Bill Porter

Produttori: Steve Sholes e Chet Atkins

Edizione in vinile da 180 grammi del 1997

a cura della DCC Compact Classics Inc.


Giudizio artistico : OTTIMO

Il titolo di questo album è da riferirsi al fatto che dopo un lungo periodo di lontananza dal suo pubblico, causa adempimento del servizio militare, Elvis Presley, tra il marzo e l’aprile del 1960, torna finalmente in studio di registrazione per realizzare , oltre al nuovo singolo - Stuck on you - che immediatamente balza al primo posto in classifica - altre dodici tracks da inserire in questo album del “ritorno”.

Tra il 1956 e il 1959 Elvis Presley aveva già galvanizzato il pubblico americano, e non solo, collezionando con la RCA Victor una ininterrotta serie di successi, veicolati anche dal suo impatto fisico e dal simbolo di ribellione che rappresenta per il mondo giovanile. Ma, al di là dell’aspetto scenico, della teatralità , delle sue esibizioni oggetto di preoccupazione e di scandalo per il mondo adulto di allora, resta fondamentale il suo canto: il canto di un bianco che per la prima volta - e qui sta la rivoluzione più significativa - sente la necessità di esprimersi con la forza e la veemenza di un interprete nero, creando una personalissima miscela fatta di radici popolari bianche (country music - Hillbilly) e di radici popolari nere(blues, gospel, rhythm and blues). E questo è stato ed è il Rock and roll!

Ma il periodo del servizio militare lo avrebbe cambiato? E la pressione del business - dedito a sfruttare ogni eclatante novità per poi addomesticarla e ricondurla nei binari della normalità - lo avrebbe risparmiato?

E’ evidente quindi quanto critica e pubblico lo attendano al varco! Personalmente ritengo che almeno per questo album del 1960 la risposta sia negativa, ovvero che il nostro abbia qui ancora la grinta e la voglia di rimanere fedele al suo modo di sentire la musica, certamente con una pizzico di maturità in più e con un maggior senso della misura , e , comunque, ancora lontanissimo da quella brutta sequela di stucchevoli films e di altrettanto stucchevoli colonne sonore che purtroppo contraddistinsero la sua attività per i restanti anni ’60. Anni bui per lui e per tutti gli altri giovani esponenti della prima generazione rock and roll, sommersi e quasi spazzati via - discograficamente parlando - dalla British Invasion del 1964 e dalla successiva riscossa nord-americana attraverso il folk, il folk/rock e la soul music con cui il rock and roll maturò verso una nuova consapevolezza politica e sociale. Non a caso Elvis Presley riuscì a tornare in vetta alle classifiche solo nel 1970 , interpretando una bellissima canzone dallo sfondo sociale: In the Ghetto.

Ma torniamo al nostro album: perché inserirlo tra i capolavori? Sappiamo che in questa sede dobbiamo cercare di segnalare lavori che compendino valore artistico e valore tecnico.

Artisticamente non è facile identificare il capolavoro assoluto di Elvis, ma qui si dà il caso che siamo nei primi anni della stereofonia e che la Rca sta dando ottime prove di buone registrazioni con la sua serie “Living stereo” Avevamo lasciato un Elvis Presley in versione mono e lo ritroviamo ora in uno smagliante stereo con il suo gruppo di sempre in una eccellente prestazione artistica . Scotty Moore alla chitarra, D.J.Fontaine alla batteria, Floyd Cramer al piano, Bob Moore al basso, Boots Randolph al sax e i Jordainers ai cori sono in grandissima forma , consapevoli di dover coadiuvare al meglio il loro capo in questo ritorno. Tutti musicisti bianchi dalla notevole bravura e con la voglia anch’essi di suonare “nero”. In effetti Elvis Presley deve molto a loro e al sound che è scaturito dalla loro collaborazione. D’altra parte in U.S.A si è dato sempre molta importanza al contesto vocale e strumentale di supporto all’interprete.

La fedeltà di Elvis al proprio stile è confermata in questo album dalla scelta delle canzoni, quasi tutte covers o composizioni di interpreti e/o autori neri. La prima facciata del disco si apre subito – e non poteva essere diversamente - con un rock and roll tirato Make me know it di Otis Blackwell, noto musicista e produttore nero , il quale, con lo pseudonimo di John Davenport è anche l’autore di quella famosa Fever (canzone dall’impronta jazzistica), interpretata da decine e decine di artisti e che qui Elvis ripropone con una classe non comune, accompagnato dal solo contrabbasso, dallo schioccare delle dita e da qualche sporadico intervento della batteria. La ballata mid-tempo non può mancare: a rappresentarla qui abbiamo la dolcissima e melodicamente accattivante The girl of my best friend . Poi c’è una ballata decisamente country: I will be home again . La facciata “A” si conclude con un altro rock and roll: Dirty dirty feeling - dovuta alla penna dei bianchi Leiber e Stoller che tante canzoni hanno scritto per lui - e con la ballata grintosa e terzinata di Thrill of your love di Stanley Kesler, altro compositore nero.

E’ la seconda facciata a riservare le più emozionanti sorprese. Troviamo infatti una esemplare interpretazione di un altro standard nero dall’andamento swingante, già noto allora nell’interpretazione di Johnny Ray: la Such a night di Lincoln Chase. Ma soprattutto possiamo ascoltare tre interpretazioni bluesistiche da manuale: It feels so right , Like a bay di Jessie Stone e Reconsider baby di Lowell Fulsom. Qui non ci sono filtrature, non ci sono componenti country: e’ blues allo stato puro, dove Elvis e gli altri musicisti si trovano a perfetto agio, dando prova di grande trasporto e sensibilità. Nel riascoltare oggi questo album nella sua interezza , si riesce ancora a provare delle forti emozioni, a conferma della validità artistica del personaggio Elvis Presley, indipendentemente dall’aureola esteriore creatasi intorno a lui.

Mario Frangini


GIUDIZIO TECNICO:

dinamica : 5

palcoscenico: 4

equilibrio tonale: 5

dettaglio: 5

C’è una grande emozione nell’ascoltare con la fedeltà del living stereo RCA il rock and roll, le ballate e il blues di Elvis Presely. Si respira tutta l’atmosfera di una sala di registrazione, dove dal vivo e in tempo reale si registra ancora su tape recorders a due o al massimo tre tracce.

A due/tre anni dalla introduzione della stereofonia su disco nero, la RCA non indulge troppo sull’effetto ping pong tipico delle prime registrazioni stereofoniche. Con i “living stereo” il palcoscenico virtuale è ben riempito, non c’è buco centrale. In questo caso al centro abbiamo non solo la voce di Elvis ben a fuoco, ma anche il contrabbasso di Bob Moore e la batteria di D.J.Fontaine , che a volte si spande verso destra. Da questa parte troviamo il gruppo vocale dei Joardainers (belli e d’effetto gli interventi della voce bassa del gruppo) e, particolarmente presente e graffiante, il sax di Boots Randolph (emozionante il suo apporto nei due blues che chiudono la seconda facciata del disco).

A sinistra invece c’è il pianoforte di Floyd Cramer e le chitarre di Scotty Moore e di Hank Garland, quest’ultime, qualche volta, anche al centro.

C’è una grande dinamica in queste registrazioni e nessuna sensazione di compressione: notevoli sono infatti i crescendo improvvisi sia del gruppo che della voce di Elvis . Il palcoscenico , come ho già accennato, è ben distribuito sul piano orizzontale, non altrettanto, però, in profondità. Perfetto l’equilibrio tonale ed eccellente anche il dettaglio ( da notare la trasparenza e l’intelligibiltà del trillo pianistico di Floyd Cramer in stile New Orleans sulla sinistra della scena virtuale, nell’ultima traccia della seconda facciata)

Da notare infine la perfetta aderenza di questa ristampa aufiofila con la registrazione originale contenuta in una stampa americana RCA dei primi anni ’70 con la quale ho potuto fare il confronto

Mario Frangini.

Letto 7617 volte Ultima modifica il Martedì, 13 Febbraio 2007 10:33

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