Direttive europee per la Pivacy Online

Questo sito WEB usa cookie per gestire l'autenticazione, la navigazione e altre funzionalità, anche di terze parti. Usufruendo del sito, acconsentite che questo tipo di informazioni vengano raccolte e memorizzate sul vostro dispositivo.

Leggi i riferimenti normativi europei sulla privacy online

Avete rifiutato l'utilizzo dei cookies. La vostra scelta può essere modificata in ogni momento.

Avete acconsentito all'utilizzo di cookies. Potete comunque modificare questa impostazione in ogni momento.

Lunedì, 26 Febbraio 2007 10:31

Caravan

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

Caravan

If I Could Do It All Over Again, I’d Do It All Over You

CD Decca 8829682

AAD Registrazione stereo da studio, 1970

Prod: T.King e Caravan; rimasterizzazione: P.Byrne


Giudizio artistico: Eccezionale

Sarebbe stato troppo facile recensire In The Land of Grey and Pink, l’indiscusso capolavoro del gruppo di Canterbury che ha determinato, con il suo successo, l’oscuramento di tutti gli altri titoli dei Caravan. Eppure, a parere di chi scrive, ed in contrasto con il giudizio generalizzato di critica e pubblico, If I Could Do It… contiene, forse in maniera leggermente più embrionale, tutti i pregi e gli spunti artistici del successivo album. E’ un disco completo, perché offre all’ascoltatore una miscela ben ponderata di canzoni cantabili ma non banali (And I Wish I Were Stoned, Hello Hello), ma anche brani più sperimentali con forti apporti solistici (la title track) e, soprattutto, ben due suite di lunghezza alquanto inusuale per i tempi (rispettivamente 9,51 e 14,17 minuti) costituita dall’aggregazione in cluster di singole composizioni del quartetto, di grande impatto comunicativo ed emotivo. Colpisce soprattutto la suite più lunga, che contiene i brani Can’t Be Long Now, Francoise, For Richard e Warlock, che a molti richiama l’analoga suite che colma la seconda facciata di In the Land of Grey and Pink, Nine Feet Underground (chiaro riferimento al trattamento riservato agli artisti fino al ‘700, che venivano sepolti ad una profondità superiore al limite della terra consacrata nei cimiteri). Per questo motivo, ma anche per la godibilità di tutto il contenuto musicale, dall’inizio alla fine del CD, non posso che affermare che questo disco sia altrettanto fondamentale, per gli appassionati di rock progressive ed in particolare, per quelli del rock di Canterbury, del più famoso successore. Tra l’altro, gli apporti solistici di Jimmy Hastings al flauto sono assolutamente strepitosi, mi dispiace per il successore Geoff Richardson (che si unirà al gruppo dopo l’abbandono di Richard Sinclair , in occasione dell’ultimo disco apprezzabile, For Girls Who Grow Plump in the Night), ma questa è tutt’altra musica. Per non parlare dell’introduzione al basso di Richard Sinclair in apertura di Can’t Be Long Now, supportata da un tappeto di tastiera di David Sinclair: assolutamente da brividi! Il CD in mio possesso, edizione rimasterizzata, contiene tre alternate take in versione demo che presentano parecchi spunti di originalità rispetto alle versioni dell’LP e non sono quindi specchietti per le allodole dedicati ai feticisti-collezionisti. Imperdibile!


Giudizio tecnico: buono/ottimo

Gamma dinamica: 4

Equilibrio timbrico: 3

Dettaglio e risoluzione: 3

Bilanciamento: 4

Non possiedo l’LP originale di questo CD, ma ho una stampa Deram originale del successivo, e non ho ragione di credere che la qualità sonora dei due album sia granché differente. Per questo motivo, non posso che applaudire gli sforzi del responsabile della rimasterizzazione, Paschal Byrne, che nel 2000 ha veramente estratto dal master originale un suono piacevole e adatto al genere musicale. Abbiamo quindi un suono leggermente scuro a causa di una certa chiusura in gamma alta, ma con le armoniche dell’organo di David Sinclair e della chitarra di Pye Hastings abbastanza presenti, mentre il mitico basso di Richard Sinclair manca un po’ di aria e di corpo, ma è chiaramente percepibile e, anzi, spesso riesce a creare il giusto pathos nei passaggi solistici. L’immagine sonora è un po’ artificiale ma molto gradevole, con gli strumenti ben posizionati nella scena ampia e sufficientemente profonda (tranne qualche ‘panpottata’ della tastiera). Certo, la risoluzione ed il dettaglio sono perfettibili e l’aria è carente in qualunque passaggio meno che intenso, ma si tratta pur sempre di una registrazione pop degli anni ’70. A confronto col suono dell’LP di In the Land of Grey and Pink, comunque, il suono di questo CD si dimostra notevolmente più aperto e meno impastato, specialmente in gamma bassa: se anche il suono dell’LP originale del titolo recensito era al livello del successivo vinile, il miglioramento con il CD è veramente notevole e benvenuto.

Marco Manunta

Letto 7913 volte Ultima modifica il Lunedì, 26 Febbraio 2007 10:31

Editore

Accesso Utente

Utilizzando questo sito si accettano integralmente le norme e le condizioni d'uso in vigore