fbpx

Direttive europee per la Pivacy Online

Questo sito WEB usa cookie per gestire l'autenticazione, la navigazione e altre funzionalità, anche di terze parti. Usufruendo del sito, acconsentite che questo tipo di informazioni vengano raccolte e memorizzate sul vostro dispositivo.

Leggi i riferimenti normativi europei sulla privacy online

Avete rifiutato l'utilizzo dei cookies. La vostra scelta può essere modificata in ogni momento.

Avete acconsentito all'utilizzo di cookies. Potete comunque modificare questa impostazione in ogni momento.

Visualizza articoli per tag: rca living stereo

 

Il mitico cofanetto dalla RCA Living Stereo inciso dalla Decca. 

Allegati ai n.180 e n.181 di Audiophile Sound pubblichiamo due CD – vol. 1 e vol. 2 rispettivamente – dei due LP del famosissimo cofanetto The Royal Ballet Gala Performances, uscito nel 1959 sotto bandiera RCA Living Stereo e venduto oggi a prezzi che variano tra i 1.000 e 2.000 euro.

 

Conosciuto da anni per le eccezionali qualità delle sue incisioni, l’appeal del cofanetto risiede anche nella musica contenuta nei due vinili: una selezione delle più belle pagine di balletti scritte nel ‘900. Il nostro primo volume (allegato al n. 180) offre estratti dallo Schiaccianoci di Tchaikovsky e i più magici momenti  di Coppèlia di Delibes, Giselle di Adam e vividi  estratti dalla Boutique fantastique di Respighi/Rossini (Tarantella, Andante mosso e Can Can). 

 

Ernest Ansermet: uno dei più grandi direttori di balletti

E il tutto diretto da uno dei più grandi direttori di balletti del Novecento, Ernest Ansermet. Il direttore svizzero - che era anche professore di matematica all’Università di Ginevra – fu scelto nondimeno da Diaghilev stesso per dirigere i suoi Ballets Russes già negli anni della Prima Guerra mondiale! Nell’approccio di Ansermet si sente e si respira il teatro, con il balletto quale elemento centrale della performance musicale: in altre parole, la partitura al servizio dei ballerini. Per Ansermet, la musica ha il ruolo di ‘accarezzare’ i movimenti dei ballerini e accompagnare in modo comprensivo le loro espressioni; nello stesso tempo deve evocare le atmosfere cangianti di una performance dal vivo. 

 

 

Sono questi gli elementi che rendono le letture di Ansermet così accattivanti. La direzione del direttore svizzero è plastica, mai rigida, elastica e allo stesso tempo precisa e dettagliata. Ansermet incise quasi tutti i suoi LP per la Decca con l’Orchestre de la Suisse romande che lui stesso creò, una buona, ma non eccezionale formazione orchestrale. Su The Royal Ballet Gala Performances invece, Ansermet è presente con The Orchestra of the Royal Opera House, Covent Garden, un ensemble disciplinato con ottoni e legni molto superiori tecnicamente rispetto alla formazione svizzera. 

 

Filosofia RCA vs. filosofia Decca

Il cofanetto dei due LP fu pubblicato nella lussuosa ‘Stereo Series’ della RCA Living Stereo ed è diventato un oggetto da collezione: difficile trovare un esemplare in ottima condizione sotto i 1.000 euro; 18 mesi fa ne ho visto uno venduto a più di 1.800 euro! Le incisioni furono realizzate dalla Decca a Londra per conto della RCA e questo spiega perché il cofanetto uscì su etichetta Living Stereo; ma la sua fama audiophile la deve al team della Decca sotto il mitico Kenneth Wilkinson e all’equalizzazione che la RCA fece sui nastri Decca.  

 

 

Ancora oggi gli esperti delle incisioni del catalogo Living Stereo non sono al 100% d’accordo sul perché di tale fama. Tutti sono d’accordo che si tratta di una grande registrazione, ma la migliore del catalogo americano? Non voglio entrare nei dettagli, ma considero questo cofanetto tra i più appetibili dell’opera omnia di Wilkinson per conto della RCA. 

 

Il risultato sonico è attribuibile principalmente a due fattori. Il primo è il luogo di registrazione, la Kingsway Hall di Londra. La ricchezza armonica di questa sala, abbinata alla solidità del pavimento, hanno dato luogo a delle incisioni tra le più trasparenti e ricche dei cataloghi Decca e EMI. Il secondo fattore è il lavoro di Wilkinson, il quale riuscì a creare un brillante mix di suoni diretti e indiretti che risultano in un’eccezionale fotografia sonora dell’orchestra. 

 

The Royal Ballet Gala Performances richiede certamente la nostra attenzione, sia per l’indiscutibile qualità delle edizioni digitali che si trovano sul mercato,  sia - e soprattutto – per le edizioni in vinile rimasterizzate dalla Classic Records e più recentemente dalla Analogue Productions. Le due aziende hanno realizzato delle rimasterizzazioni con fotografie sonore diverse rispetto all’edizione originale su LP, ma – cosa interessante - anche diverse fra di loro. E sono proprio queste divergenze tra i due remastering che sottolineano le controversie a riguardo la posizione del cofanetto nel panteon dei migliori LP del catalogo RCA Living Stereo.

 

Importante da notare innanzitutto è il fatto che anche se pubblicato nel catalogo RCA Living Stereo, il cofanetto di Royal Ballet Gala Performances era il prodotto del lavoro realizzato dal team della Decca: gli ingegneri inglesi produssero i nastri per le lacche ed è appunto per questo che le caratteristiche sonore tipiche delle incisioni della Decca sono presenti in questi LP. Mi riferisco in particolare alla fisicità del suono Decca, alla naturalezza dell’equilibrio e l’aria tra le varie famiglie orchestrali (le quattro sezioni di archi, i legni, gli ottoni e le percussioni); ma anche alla timbrica più aperta e brillante dei dischi della casa inglese. 

Secondo me, a chi piace ‘alla follia’ quel suono setoso, dolcissimo, “bellissimo” degli archi, per esempio, continuerà a preferire quei RCA originali come lo troviamo su titoli classici come Venice (LSC 2313) e Scheherazade (LSC 2446). Credo che si tratta piuttosto di gusti che di giudizi obbiettivi. A me quel suono mieloso lo trovo artificiale e non piace molto, ma riconosco che l’EQ della RCA ha dato una patina timbrica molto accattivante ai suoi migliori titoli. Infatti, è questa “magia” come descritto nel libro I Dischi dell’età d’oro di Stefano Rama (1), purtroppo scomparso un paio di mesi fa, che molte ristampe moderne su 180 e 200 gr non riescono a riprodurre: per alcuni un fallimento delle ristampe, per altri una vittoria perché i nuovi remastering rivelano le vere caratteristiche sonore del master originale Decca. 

 

La delusione subìta dalla Classic Records

A tal proposito vi racconto una conversazione che ebbi con Michael Hobson della defunta Classic Records. Mi parlò del momento in California quando erano appena giunti da Londra i master della Decca da usare per la produzione Classic Records di Venice. Tutti erano super agitati e Hobson mi disse che il cuore gli batteva mentre teneva fra le mani gli stessi nastri impiegati nella produzione originale trent’anni prima e che tutti ritenevano un “assolutisssssimmmmo” capolavoro, un miracolo!! 

Montarono con la massima velocità i nastri sul registratore e Michael spinse ‘play’ e… Orrore! ‘Oh my God!  Il suono RCA dell'edizione originale era svanito nel nulla! Depressione, delusione, tristezza, incomprensione: come era possibile? Ma il master non doveva essere “ancora più perfetto”? (come se fosse possibile migliorare la perfezione... un concetto ancora sconosciuto da tanti distributori e negozianti).

 

Vi spiego subito cosa era successo. Gli ingegneri della RCA di allora avevano applicato un tipo di equalizzazione agli LP Living Stereo, quel ‘tocco’ che aveva prodotto ‘la magia’, la ‘setosità’ dell’edizione originale di Venice. Non contento di aver subìto un pugno in pancia, il team di Hobson si mise subito al lavoro e fece un errore clamoroso. Volendo rispettare le caratteristiche sonore del master Decca e allo stesso tempo non tradire il suono dei vinili del cofanetto originale, il team decise di scegliere la strada del compromesso!: essenzialmente un mastering a metà strada tra il suono RCA e il suono Decca. Risultato? Un altro pugno nello stomaco, inflitto questa volta dai grandi ‘specialisti audiofili’ nascosti dietro a  un computer! E la critica? Beh, andò in delirio! Delusa e arrabbiata, la stampa lanciò una campagna denigratoria contro la Classic Records e Hobson, accusandolo nondimeno di aver tradito e sfigurato la bellezza del suono Living Stereo. Una campagna feroce che presto finì su tutte le testate audiophile del mondo.  

 

Le ristampe moderne: la quadratura del cerchio, o quasi…

La defunta Classic Records e la Analogue Productions hanno prodotto ciascuna un’edizione LP 33 giri e una 45 giri; ed entrambe, specialmente quelle 45 giri, ricreano una tessitura sonora che rivela le grandi qualità dei migliori Decca ma senza la timbrica vellutata così tipica dei migliori RCA. Era l’unica scelta possibile per le due aziende americane: senza accesso agli identici impianti dell’epoca e senza i transfer engineer di allora non era possibile riprodurre il suono manipolato delle copie originali. Peraltro, le scatole contenenti i nastri sono sprovviste di informazioni riguarda l’EQ applicato durante il transfer dai nastri su lacquer disk.   

 

Avendo ascoltato numerosi master nella mia vita lavorativa posso dirvi, senza esitazioni, che le edizioni a 45 giri, quando realizzate correttamente, sono assai più vicine ai master rispetto alle edizioni a 33 giri. Per godere la grande raffinatezza degli archi, i colori sottili e vari dei legni, la dolcezza degli ottoni pure a livelli fortissimi, i 45 giri sono un must; anche per quanto riguarda la resa dinamica siamo su un altro pianeta. E tutto questo vale anche per il cofanetto sotto esame: solo con le edizioni a 45 giri possiamo godere i grandissimi pregi di questa incisione. Infatti, in confronto con i vinili dell’edizione originale, nei 45 giri i crescendi sono più vivi, i decrescendi più ovvi, e quella fisicità così apprezzata chez Decca e RCA diventa ancora più materica rispetto alle edizioni e remastering a 33 giri. 

 

 
 
 

 

Ho il cofanetto The Royal Ballet Gala Performances della Classic Records/45 giri a Londra. Anche se risale a più di 25 anni la raffinatezza degli archi è ottima, specialmente in termini di trasparenza anche se non in termini di dolcezza. Ma la solidità dei grandi Decca nei bassi rimane e il bilanciamento geniale realizzato da Wilkinson tant’anni fa tra massa orchestrale e assoli dovrebbe essere studiato da tutti i giovani ingegneri del suono. Per quanto riguarda il suono degli archi, quello iper setoso dell’edizione originale RCA, questo non si ritrova sui remastering della Classic Records; comunque, Bernie Grundman, il transfer engineer, restituisce un po’ quella ‘setosità’ - grazie all’impiego di un’apparecchiatura molto più sofisticata di quella usata alla fine degli anni Cinquanta – e secondo me, il risultato è anche più corretto. E poi ci sono i vantaggi inerenti al formato 45 giri: la superiore resa dinamica, i transienti più puliti e la maggiore estensione in frequenze che rendono tutto più vivo, presente e timbricamente più corretto. La quadratura del cerchio? Quasi…

 

Purtroppo non ho l’edizione più recente della Analogue Productions. Devo allora fare un po’ di speculazione. Ho sentito circa una dozzina dei nuovi transfer di titoli della Analogue già prodotti dalla Classic Records. Se la memoria non mi tradisce, direi che tutti suonano meglio delle vecchie edizioni e quindi non dubito che anche il cofanetto Royal Ballet Perfomances suonerà meglio in 45 giri rispetto all’edizione della Classic. La Analogue Productions ha anche utilizzato i metal plates di Bernie Grundman. Per chi è interessato, il cofanetto Analogue Productions costa anche meno delle edizioni della Classic Records in vendita sulla rete. 

 

Per chi cerca un’edizione digitale raccomando l’edizione SACD ibrido sempre della Analogue Productions, definitivamente superiore a quella in PCM 24/96 chez Qobuz. Allo stesso tempo però è impossibile ignorare il fatto che decisamente fuori della portata dell'SACD è la qualità dei timbri dei legni che troviamo su i due LP nelle versioni 45 giri; in più, l’SACD non ha la stessa presenza magistrale degli ottoni e delle percussioni, per non parlare del modo in cui tutti gli assoli sono ‘appoggiati’ su svariate lussuosi cuscini sonori creati dalle quattro sezioni degli archi.

 

Le edizioni CD abbinati al n. 180 e al n. 181 di Audiophile sound

Per quanto riguarda la nostra edizione su CD, il transfer analogue/digitale fu realizzato – è vero - a partire da nastri di seconda generazione, ma – importantissimo da sottolineare - con un impianto totalmente ‘fuoriclasse’. Questo spiega perché i CD della la nostra nuova serie ‘TAPE-TO-DISC REMASTERS’ suonano meglio delle altre edizioni digitali su CD? Sì, è possibile e vi spiego perché…

 

Chi pensa che l’uso di nastri di seconda generazione risulta molto inferiore si sbaglia. Ci sarà circa 1.5 db di differenza tra l’originale e la copia, una differenza che il non addetto avrà molto difficoltà a percepire. Ma il vero punto è questo: qualcosa si perde, sì, ma così poco da essere insignificante in confronto ai benefici che risultano da un secondo fattore, e cioè, la qualità dell’impianto usato per fare la copia dell’originale. Non pensare che i più blasonati studio di mastering - e non parlo degli studio delle major (spesso ancora peggiori) -, usino attrezzatura di livello super high end! A parte l’impianto della Original Master Recording, totalmente rifatto da Tim de Paravicini, nessuno usa componenti che potremmo definire hi-end audiophile.  

Nel nostro caso il preamplificatore De Havilland Audio Tape fu impiegato invece delle schede dello Studer A 810. Il convertitore A/D per fare i transfer dai nastri al formato digitale era il Digital Merging Hapi con il clock Antelope Adio 10mx Atomic Clock. Il cablaggio è tutto Shunyata, incluso il cavo ethernet Shunyata Venom per collegare il Merging al computer. Poi i nastri furono trasferiti in DSD 256 e per il passaggio da DSD a PCM 16bit/44.1kHz per la nostra edizione su compact disc è stato usato un logaritmo di downsampling atipico e che rimane un ‘segreto industriale’… 

 

Conclusioni

L’edizione originale ha i suoi pregi. Non lo nego. Ma i nuovi remastering su vinile, e soprattutto quelli su formato 45 giri, offrono una fotografia sonora che rispetta molto di più il master della Decca. Per il CD non ho sentito una versione che suona meglio della nostra… ma i miei orecchi sicuramente non si estendono a tutte le nuove edizioni apparse sul pianeta (!). Pierre Bolduc


(1) Stefano Rama, I Dischi  dell’età d’oro, Edizioni Voltaire, 1994.

Pubblicato in IL BLOG DI PIERRE BOLDUC

Accesso Utente

Utilizzando questo sito si accettano integralmente le norme e le condizioni d'uso in vigore