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Giovedì, 22 Febbraio 2007 12:38

CIAIKOVSKY - Ouverture 1812

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CIAIKOVSKY.

OUVERTURE 1812. CAPRICCIO ITALIANO. MARCIA SLAVA. MARCIA FESTIVA DELL’INCORONAZIONE. POLACCA. DANZA COSACCA.

Kiev Symphony Chorus, Children’s Choir of Greater Cincinnati, Cincinatti Pops Orchestra, E.Kunzel.

SACD: Telarc SACD-60541.

DSD. Music Hall, Cincinnati, Ohio, settembre 1999 & Masonic Auditoirum, Cleveland, Ohio, settembre 1998. Prod: R.Woods. Eng: J.Renner, M.Bishop.

Sound effects production and mixing: M.Bishop. Mastering: P.Blakemore.

DVD-Audio: Telarc DVDA-70541

CD Standard: Telarc CD-80541.


Sinceramente non ero proprio entusiasta di dover ascoltare una nuova versione dell’Ouverture 1812. Perché? Soprattutto a causa del fatto che negli ultimi vent’anni ho ascoltato la precedente edizione (Telarc CD-80041) fino alla nausea in ogni manifestazione dedicata all’hi-fi! La domanda è la seguente: i prossimi vent’anni vedranno la consacrazione di questa nuova versione? Ritengo di sì, dal momento che questa edizione rappresenta un vero capolavoro di ingegneria del suono. Basta questo per fare di questo disco una novità eccezionale? La risposta a questa domanda necessita di argomentazioni più approfondite. Sono sicuro che la stampa specializzata ha già esaltato questa incisione ai massimi livelli. Se da un lato la qualità della registrazione è davvero impressionante, soprattutto sul supporto multicanale, dall’altro Erich Kunzel e la sua orchestra di Cincinnati devono fare i conti con rivali molto temibili. Kunzel è certamente un direttore di talento, ma non può certo essere paragonato né a Fritz Reiner né a Herbert von Karajan, per citare solo i due direttori che più di chiunque altro hanno saputo offrirci interpretazioni più idiomatiche e immediate delle due letture di Kunzel. Chi possiede «AUDIOPHILE sound» n. 2, Marzo 1999 può ascoltare sul CD allegato l’esecuzione diretta da Fritz Reiner. Si ricorderà che avevamo riesumato il master di questa 1812 dagli archivi della RCA procedendone alla rimasterizzazione con convertitori Weiss. Da questa lavorazione ne è scaturita una registrazione meravigliosamente calda, ricca e controllata che si rivela di gran lunga migliore dell’edizione su CD RCA Living Stereo oggi disponibile nei negozi. Ascoltate i primi cinque minuti e fate caso al modo in cui Reiner riesce a creare un’atmosfera intrisa di dolore e di disperazione. Al contrario, Kunzel in questo frangente sa creare splendide sonorità, in questo supportato dalla presenza di un coro semplicemente superbo, ma senza riuscire a comunicare una vera sensazione di tensione. È vero, si suppone che la sezione iniziale sia una preghiera, ma in realtà è molto più di una preghiera: infatti si tratta del preludio di una tragedia incombente e Reiner, direttore di origine ungherese, si sforza di immergere questa musica in un’atmosfera tragica la cui importanza a Kunzel sfugge completamente. E si ascolti l’energia che Karajan sa imprimere alla prima battaglia! Kunzel esegue diligentemente tutte le note, ma nella sua lettura non si avvertono le medesime scariche di adrenalina. Allora dovremmo rifiutare l’interpretazione di Kunzel e limitarci ad analizzarne la qualità della registrazione? Ho dovuto ascoltare quest’ultima versione molte volte prima di riuscire a comprendere che l’interpretazione di Kunzel mantiene la tensione bassa all’inizio per farla crescere man mano che la ‘guerra’ - se posso usare questa espressione - si sviluppa nella seconda battaglia, raggiungendo quella conclusiva, dove il carillon, i cannoni, le campane e gli altri strumenti a percussione vengono chiamati a raccolta per celebrare la meritata vittoria. E, in questo senso, le pagine conclusive di quest’opera sono rese in maniera veramente magnifica, senza dubbio grazie a una registrazione le cui estensione ed escursione dinamica risultano davvero eccezionali. Nonostante questo, qualcuno potrebbe prediligere uno stacco di tempi più incalzante. Ancora una volta, vi rimando alla versione di Karajan su DG, una registrazione piuttosto buona, soprattutto nell’edizione in vinile. Ogni battaglia assomiglia in tutto a una vera battaglia e, cannonate o meno, il lavoro procede con un’intensità sconosciuta a Kunzel, con un finale di coinvolgimento incredibile, in cui si avverte chiaramente un palpabile senso di gioia e di sollievo.

Comunque, la straordinaria qualità della nuova registrazione Telarc aggiunge qualcosa di speciale a queste vittoriose pagine conclusive che, per forza di cose, la registrazione Deutsche Grammophon non è semplicemente in grado di comunicare. Soprattutto nella versione multicanale, l’ascolto delle celebrazioni per la vittoria su un buon impianto credo possa rivelarsi un’esperienza che molti di voi non hanno mai provato. Per rendervene conto vi invito a venire a settembre al Top Audio di Milano: in questo modo potrete capire voi stessi se questo nuovo formato è davvero eccellente come dicono tutti. Ma allora come si spiega un ‘BUONO’ come giudizio artistico complessivo? Soprattutto a causa degli altri brani eseguiti sul disco. Il Capriccio italiano e la Marcia slava sono eseguite con notevole raffinatezza anche se non c’è l’idiomaticità che caratterizza le migliori incisioni presenti sul mercato (Mravinsky e Svetlanov su Melodiya, Reiner su RCA Living Stereo e Karajan su DG). La direzione di Kunzel si sia affinata nel corso degli anni con una maggiore sapienza nell’uso del rubato e una più spiccata e variegata capacità di gradazione nelle scelte agogiche e dinamiche. Da ciò ne scaturisce un’interpretazione più che buona di entrambe le opere, che appaiono eccezionalmente ben suonate, in maniera incisiva e con colori molto ben definiti. Ancora più interessanti sono la Marcia festiva dell’Incoronazione e la Danza dei cosacchi da Mazeppa, due lavori che sembrano fatti apposta per esaltare i pregi di un buon impianto hi-fi. Come avviene nel caso dei Valzer e delle Polonaises, i tempi di Kunzel appaiono in questo senso perfettamente corretti. I colori orchestrali e i ritmi permettono alla musica di fluire e di dilatarsi nella maniera migliore.

Questi ultimi due brani presentano motivi universalmente noti e vengono interpretati da Kunzel e dai suoi Cincinnati Pops Orchestra con la giusta dose di grazia e di vivacità. In questo i musicisti sono aiutati da una registrazione incredibilmente dettagliata, che consente all’ascoltatore di apprezzare ogni minima variazione dinamica e agogica. Ma la vera ragione per comprare questo disco consiste nella qualità della sua ripresa sonora. E in questo campo, almeno per quanto riguarda la ripresa della 1812, la Telarc regna sovrana incontrastata!


Il giudizio tecnico

In un primo momento ho ascoltato il CD standard. Certo, il fragore prodotto dai cannoni è impressionante, ma quello che mi ha colpito maggiormente è la qualità della riproduzione del registro medio grave e grave. La grancassa possiede una presenza intimidente. Se possedete un convertitore di alto livello, potrete udire la mazza percuotere la membrana dello strumento e produrre un suono molto simile a quello del timpano, per quanto con una risonanza decisamente maggiore. E con quale controllo! Il risultato è che la grancassa appare lì davanti a voi, molto presente, potente, dettagliata ma per nulla invasiva. A differenza di molte riproduzioni di questo strumento, non è collocato nel bel mezzo dei due diffusori: infatti si trova nell’angolo sinistro e lì rimane anche quando se ne avverte il brontolio.

Un altro straordinario punto di forza di questo disco è rappresentato dalla riproduzione del coro: collocate in maniera mirabile dietro l’orchestra, le diverse sezioni di cui si compone (tenori, eccetera) mantengono intatta la propria identità tonale, la loro pronuncia è molto chiara, i pianissimo e i fortissimo sono resi in maniera molto convincente, con qualche leggero appannamento (nessuna registrazione è perfetta!). Quello che comunque mi ha impressionato più di ogni altra cosa è la disinvoltura con cui l’orchestra si libra nell’ostico territorio del fortissimo, con un equilibrio naturale che non si trasforma mai in isterismi su una singola nota nemmeno nei passaggi più fragorosi. Naturalmente questo dipende molto dal livello del vostro impianto hi-fi, ma in linea generale ritengo che questa registrazione rappresenti un notevole passo in avanti rispetto alla precedente incisione di Kunzel. Quando sono passato al formato SACD (a due canali), la riproduzione della profondità è aumentata, lo spazio tra i vari strumenti è diventato più palpabile, l’immagine ambientale più tangibile e il suono complessivo rimbalza contro i muri in maniera decisamente più percepibile.

Al di là del comprensibile miglioramento della qualità della riproduzione dei grandi strumenti a percussione, anche gli archi gravi vantano il grado di presenza che si può apprezzare nelle esecuzioni dal vivo. Anche in questo caso, tutto ciò dipende dalla qualità del vostro impianto hi-fi; sul mio gli archi gravi apparivano riprodotti con grande precisione ed energia. Il riascolto del CD standard ha evidenziato in maniera inequivocabile l’effetto positivo che risulta da un campionamento di frequenze più elevato: gli archi gravi possiedono un suono corposo ma del tutto privo di quella speciale presenza che si era ravvisata sul SACD, il palcoscenico sonoro appare piatto, dando l’impressione di proiettare tutti gli strumenti dell’orchestra troppo in avanti tra i due diffusori, e i fortissimo tendono a presentare un’eccessiva durezza ogni volta che il volume viene regolato a un livello molto elevato.

Più di ogni altra cosa, il SACD rende più intelligibili le relazioni tra le diverse sezioni e i solisti dell’orchestra. In termini pratici questo si traduce nella possibilità di ascoltare con maggiore chiarezza il dialogo tra, per esempio, i corni e i legni, tra i primi violini e gli ottoni, tra i timpani e il resto dell’orchestra, soprattutto nei passaggi in fortissimo. Il risultato è difficile da descrivere, ma chiunque conosca bene questo lavoro potrà scoprire una grande quantità di dettagli che gli permetterà di scoprirne lati del tutto inediti. Naturalmente questo genere di esperienza è riservata a chi conosce quest’opera nei dettagli.


Conclusioni

A questo punto è giusto fare una precisazione. Se alla prova dei fatti il SACD appare realmente di livello elevato, questo comunque non significa che l’ascolto di un CD standard dopo un SACD debba per forza nausearvi. Infatti la versione CD vanta un’ottima qualità tecnica che finirà per sfondarvi i diffusori se non state più che attenti nella regolazione del volume. Nel suo articolo in questo ‘Speciale’ Marco Lincetto - che ha avuto modo di ascoltare anche l’SACD multicanale - ha assegnato ‘buono’ alla versione CD standard, ‘ottimo’ a quella su SACD a due canali e ‘eccezionale’ a quella SACD multicanale. Di solito un ‘buono’ viene utilizzato per descrivere una registrazione che presenta qualche carenza, una circostanza che non si verifica nel caso in esame.

Il giudizio da lui assegnato trova la sua giustificazione tenendo conto della qualità relativa delle tre versioni, ma non sussiste alcun

dubbio sul fatto che, se fosse stato giudicato per se stesso, questo CD standard avrebbe ottenuto un ‘eccezionale’. Come sempre, è importante saper vedere le cose nella loro giusta prospettiva. Nessuna registrazione è perfetta e questo vale anche per il disco Telarc in esame. Questa registrazione DSD ascoltata su un sistema multicanale di alto livello ci avvicina sensibilmente al suono reale di un concerto dal vivo, ma c’è ancora una lunga strada da percorrere prima di pervenire all’impatto di un vero concerto. Allo stato attuale delle cose non esiste ancora nessun software o hardware in grado di riprodurre esattamente la medesima risoluzione dinamica di una grande orchestra, la sua infinita varietà di colori tonali o la quantità di dettagli che si possono percepire nel corso di un concerto dal vivo. Eppure, nonostante questo, questo disco Telarc non deluderà nessuno anche se l’interpretazione di Kunzel nella 1812 non presenta quei tratti di idiomaticità che avrei desiderato. Caldamente

consigliato.

Pierre Bolduc

Letto 11832 volte Ultima modifica il Giovedì, 22 Febbraio 2007 12:38

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