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Venerdì, 26 Ottobre 2007 11:56

RAVEL: INTEGRALE DELLE OPERE ORCHESTRALI

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Choeur René Duclos, Orchestra

del Conservatoire di Parigi,

A.Cluytens. LP Testament SAX

2476-9. 180gr. (3 LP)

Stereo. Studio Recording. 1963.

giudizio artistico: ECCEZIONALE


All’inizio degli anni Sessanta il grande direttore belga André Cluytens intraprese due grandi progetti discografici per la EMI, il ciclo integrale delle sinfonie di Ludwig van Beethoven con i Berliner Philharmoniker e questi quattro dischi dedicati alla produzione orchestrale di Maurice Ravel. Queste incisioni dedicate a Ravel vennero pubblicate nel 1963 ma in realtà erano state registrate a Parigi nel 1961 e da allora sono considerate tra le principali edizioni di riferimento dell’opera del grande compositore francese. Tuttavia le possibilità che riusciate a mettere le mani su una copia della prima edizione di questi vinili della Columbia con l’etichetta blu e argento sono davvero poche e, se anche riusciste a trovarla, dovreste sborsare almeno 160 euro per disco. Pensate che persino una copia dell’edizione con la seconda etichetta, «Magic Notes», può costare più di 100 euro. Per questo motivo è bene tenere in seria considerazione l’eventualità di ascoltare questi dischi in una versione rimasterizzata. Bisogna comunque tenere presente che, dall’epoca della loro prima uscita, le integrali realizzate da Boulez, Dutoit e Martinon - come del resto anche quella di Cluytens - sono apparse anche in economiche ristampe in CD. Il disco SAX 2476 contiene la versione completa del balletto Daphnis et Chloe con il coro a bocca chiusa. Quest’opera è ben rappresentata nei cataloghi discografici sia in LP sia in CD. Sono infatti disponibili sia le classiche letture dei tre direttori citati in precedenza cui vanno aggiunte quelle di Monteux e di Munch. Cluytens si accosta all’inizio di questo lavoro trattandolo come una pastorale e adottando scelte ritmiche e tonali ben definite. Da questo appare evidente che il direttore belga tiene in considerazione la puntualizzazione dello stesso Ravel secondo cui quest’opera presenta una concezione e una struttura sinfoniche, con uno schema tonale che ruota intorno allo sviluppo di un ridotto numero di temi. Nel complesso la sua scalata verso il primo grande picco espressivo, con il coro a bocca chiusa, può costituire un problema per tutti coloro che apprezzano le sonorità orchestrali omogenee - e spesso prive di nerbo - che si possono ascoltare oggi. Infatti il suono dei corni possiede un vibrato molto ampio che lo fa quasi somigliare a quello di un eufonium. Il fortissimo è granitico senza però pregiudicare il rispetto del tempo, come si può notare dal fatto che tutte le sezioni successive sembrano trovare il tempo giusto. Il primo incontro tra i due protagonisti è caratterizzato da un fraseggio e da una ritmica furtiva che pare evocare l’atmosfera dei locali notturni parigini. Tuttavia, a differenza di molti altri interpreti, Cluytens non si attarda mai, evitando sempre di fermarsi a contemplare la lussureggiante vegetazione che incontra lungo la partitura. Nel complesso di tratta di una grande interpretazione, degna di stare al fianco di quelle di Monteux e di Munch. Il disco SAX 2477 presenta il Bolero, la Rapsodie Espagnole e La Valse. Il Bolero viene eseguito mantendendo un controllo superbo e con il caratteristico timbro francese dell’orchestra che emerge in maniera molto evidente. Si è detto spesso che la più bella musica spagnola sia stata scritta da compositori francesi o russi, un’opinione che la miracolosa Rapsodie Espagnole dimostra in maniera molto evidente, tratteggiando una evocazione di questo paese meravigliosamente sinuosa e sensuale. Il «Prélude à la nuit» viene eseguito con un morbido fraseggio degli archi ma anche con un’enfasi ritmica che, poco per volta, diventa sempre più coinvolgente. Anche la complessità ritmica di «Malagueña» viene delineata con efficacia. Gli spunti danzanti dell’«Habanera» vengono sbozzati con un rubato assai pronunciato, circostanza che comunque non impedisce il naturale fluire della melodia. La «Feria» che conclude questo lavoro compendia tutti gli spunti ritmici dei movimenti precedenti e, anche in questo caso, Cluytens riesce a trovare tempi perfetti sia per le sezioni estreme dal carattere più vivace sia per il sensuale Notturno centrale. In questo brano gli archi mandano bagliori accecanti e presentano sonorità plastiche, ponendosi in netto contrasto con certe interpretazioni moderne orribilmente pedestri che mi è capitato di ascoltare di recente. Le sezione conclusiva è pervasa da un’energia incredibile, che riallaccia in maniera palese quest’opera a La Valse. Il disco si conclude con un’esecuzione molto trascinante e concentrata di questa danza ricca di suggestioni apocalittiche. Anche in questo caso le variazioni agogiche sono ridotte al minimo, ma il senso di un mondo ormai morente viene esaltato in maniera veramente superba da un fraseggio allo stesso tempo sinuoso ed elegiaco. La perorazione conclusiva fa percepire una sensazione di stanchezza, sottolineata dagli ultimi accordi che vengono lasciati cadere con pesantezza. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a letture davvero superlative. Il disco SAX 2478 ci propone Ma mère l’Oye e i Valses nobles et sentimentales. Anche in questo disco si possono notare tutti i pregi cui ho fatto cenno in precedenza, lo stacco di tempo più adeguato, un suono traslucido, un sottile rubato e un superbo fraseggio. Questa interpretazione di Ma mère l’Oye si rivela straordinariamente sinuosa - un aggettivo che ascoltando queste incisioni si ripropone più volte - evitando qualsiasi sentimentalismo. Jean Cotte, autore delle note di copertina accluse a questo cofanetto, afferma che i Valses nobles et sentimentale sono l’opera di Ravel più difficile da afferrare. Questo dimostra che lo studioso francese non ha mai ascoltato l’interpretazione di Cluytens. Infatti anche questo lavoro viene affrontato con entusiasmo, con un inizio esplosivo e il ritmo di valzer messo in grande evidenza. Il modo con cui Cluytens si accosta al secondo tema si avvicina allo stile di Maurice Chevalier più di qualunque altro interprete presente in discografia. Ogni danza viene eseguita con fluida eleganza ma senza dimenticare di porre sempre una chiara enfasi strutturale e ritmica. Come si può notare anche in La Valse, anche qui spesso si verificano momenti di tensione e di violenza trattenuta. Il disco SAX 2479 contiene una serie di opere più brevi e inizia con Le tombeau de Couperin. Questa esplorazione delle forme di danza barocche richiede l’utilizzo di un’orchestra da camera e viene tratteggiata da Cluytens e dai suoi musicisti con le loro tipiche intelligenza e raffinatezza musicali. Del Prélude viene proposta una lettura dai toni agili e senza posa, con una Forlana dai colori rustici. Anche il Menuet antique, l’Alborada del gracioso e Una barque sur l’ocean vengono eseguite in maniera ideale. l’Alborada, in particolare, costituisce un brillante tour de force orchestrale. L’ultimo brano è la Pavane pour una infante défunte, che rappresenta l’unica nota dolente di questo cofanetto. I corni adottano un vibrato troppo ampio, circostanza che fa sì che il loro timbro tenda ad avvicinarsi a quello dell’eufonium. Inoltre Cluytens non riesce a esprimere in maniera convincente i toni elegiaci del compianto fino agli ultimi due minuti. In conclusione, per quanto riguarda il livello interpretativo, si tratta di un cofanetto straordinario, che conferma pienamente il suo status di edizione di riferimento. I raveliani più appassionati tenderanno a scegliere le edizioni di Boulez e di Dutoit ma, se volete un’edizione integrale, vi consiglio di scegliere questa.

Rob Pennock


giudizio tecnico: OTTIMO- ECCEZIONALE

DINAMICA: 4

EQUILIBRIO TONALE : 4

PALCOSCENICO SONORO: 5

DETTAGLIO: 5

Per valutare la qualità sonora di questo cofanetto ho potuto confrontare i dischi SAX 2476 e 2479 con le edizioni originali con l’etichetta blu e argento della Columbia. Inoltre, fatta eccezione per Daphnis et Chloe, ho anche confrontato tutte le incisioni di questo cofanetto con le rispettive ristampe in CD. L’escursione dinamica è molto ampia ma non è sufficiente per riprodurre certi pianissimo estesi e raffinati. Sotto questo punto di vista le edizioni originali non sono migliori e anche le ristampe su CD presentano lo stesso problema. Nonostante questo, a differenza di altri vinili realizzati all’inizio degli anni Sessanta, gli imponenti fortissimo di La Valse e di Daphnis et Chloe vengono delineati con grande spontaneità. La risoluzione dei dettagli è eccellente a qualunque livello di volume. Va comunque rilevato che in certi passaggi a piena orchestra alcune sezioni orchestrali perdono parte della loro definizione. In questo le edizioni originali sono migliori mentre le ristampe in CD presentano un suono prosciugato, perdendo così tutta la loro freschezza. Il bilanciamento tonale è sempre eccellente e nessuna sezione orchestrale prevarica sulle altre. In particolare, il tintinnio dei triangoli appare molto realistico, in questo esaltato da una eccellente definizione. In linea generale il bilanciamento è proiettato in avanti, caratteristica che comunque è propria anche di molti Columbia con l’etichetta blu e argento. La rimasterizzazione della Testament non altera questa peculiarità sonora ma sacrifica qualcosa in termini di ariosità. Uno dei maggiori vantaggi connessi al suono analogico, la capacità di esprimere lo spazio acustico, in questi dischi appare reso solo in parte. Da parte sua il CD è del tutto privo di ampiezza e di acustica e, come avviene quasi regolarmente, si conferma nettamente inferiore all’edizione analogica. In conclusione, per quanto possano essere costosi, vi consiglio caldamente di acquistare questi vinili, che non vi faranno rimpiangere nemmeno un centesimo del loro costo.

Rob Pennock

Letto 10267 volte Ultima modifica il Venerdì, 26 Ottobre 2007 11:56

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