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Venerdì, 28 Marzo 2014 15:10

Audiophile Sound 132 - Marzo 2014 - Guida all'ascolto: Tchaikovsky - Sinfonia n. 6 e Romeo e Giulietta, ouverture-fantasia

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 132 - Marzo 2014

TCHAIKOVSKY: SINFONIA N. 6 E ROMEO E GIULIETTA, OUVERTURE-FANTASIA

guida all’ascolto ‘musicale’

CD ALLEGATO AD Audiophile sound n. 132,  marzo 2014

TCHAIKOVSKY : Sinfonia n. 6 / Romeo e Giulietta, ouverture-fantasia

Per ascoltare gli esempi musicali, basta CLICCARE SUL TIMING EVIDENZIATO IN ROSSO CON QUESTO SIMBOLO:GR

 

 

GUIDA ALL’ASCOLTO DELLA SINFONIA N. 6

 

Il primo tempo è in forma sonata ma si caratterizza per una struttura a episodi. L’'introduzione (Adagio) è contraddistinta da un’atmosfera di cupa disperazione, dal timbro molto scuro, nel quale compaiono gli elementi tematici posti alla base dell’intera sinfonia, ossia la cellula di quattro note da cui nasce la melodia del fagotto, la successione ascendente di cinque note che costituisce l’ossatura della stessa melodia e il cromatismo discendente simultaneamente disegnato dai contrabbassi 00.39 – 01.06.

L’Allegro non troppo costituisce l’esposizione di questo tempo, con il primo gruppo tematico che viene avviato dalle viole e dai violoncelli divisi e si fonda su due elementi: ancora la cellula generativa di quattro note e un motivo con note ribattute, con il costrutto tematico che viene riproposto in progressione 01.45 – 02.44.

Subito dopo, da un motivo ritmico e leggero degli archi, derivato anch’esso dalla cellula generativa, trae origine una transizione-elaborazione sempre più animata che si estende anche ai legni e ai corni, finché l’inizio del tema risuona perentoria con gli ottoni. Con l’indicazione di Andante segue il secondo gruppo tematico: sulle armonie tenute dei fiati, i violini e i violoncelli (teneramente, molto cantabile, con espansione), intonano una frase di profilo melodico prevalentemente discendente, e di appassionata, memorabile intensità elegiaca 04.45 – 05.48.

Segue un Moderato mosso, con un motivo ascendente affidato al dialogo imitativo dei legni su un accompagnamento degli archi. Dopo un momento di sospensione ritorna il periodo principale, Andante, ora portato avanti dai violini e dalle viole nel registro acuto, con un Moderato assai che segna l’epilogo dell’esposizione. Lo sviluppo ha inizio con il tempo Allegro vivo. Rispetto a quanto lo ha preceduto, lo stacco non potrebbe essere più brutale: con un’esplosione in fortissimo su un accordo di tutta l’orchestra il discorso musicale assume accenti barbarici e violenti. Dalla testa del primo tema trae spunto un fugato, fortissimo e feroce, che vede protagonisti archi e legni, finché non si staglia, stentoreo su vibranti figurazioni degli archi, fortissimo e marcatissimo, un motivo discendente degli ottoni, con una tromba e i tromboni che citano un inciso della liturgia ortodossa dei defunti, il Cum Sanctis 11.20 – 11.33.

La sezione si conclude con un’imponente e lacerante perorazione a piena orchestra, in fortissimo in cui gli archi tracciano desolate parabole melodiche e i tromboni ripetono con insistenza un lugubre motivo. Poi la sonorità decresce rapidamente sino al pianissimo e si spegne in una lunga pausa, dopodiché riaffiora la ripresa del secondo gruppo tematico e a piena orchestra (Andante come prima), e quindi con l’epilogo del medesimo. Nella coda Andante mosso, sorge dal nulla una marcia funebre data dalle scale discendenti in pizzicato degli archi, su cui si insinua il mesto corale cantabile degli ottoni e dei legni, che segna il progressivo dissolversi della musica lasciando alla fine risuonare, in pianissimo e morendo, l’accordo dei tromboni scolpito dai colpi dei timpani.

 

Il secondo tempo, Allegro con grazia, ha la forma ternaria dello Scherzo e si contraddistingue per il contrasto tra la parte principale e quella mediana. Nella prima parte prende corpo un malinconico tema di valzer in cinque tempi, enunciato dai violoncelli e quindi ripreso dai legni. La parte centrale è costituita da un Trio tripartito 02.49 – 05.30,

nella cui prosecuzione vi è la ripresa, prima nei legni e poi negli archi, di alcuni motivi del tema di valzer.

 

Il terzo tempo, Allegro molto vivace, rappresenta la massima espressione di quel tipico e lampante slancio vitalistico che può essere considerato l’elemento propulsore della poetica musicale del compositore russo. In questo caso, un iniziale tema di marcia 01.46 – 02.24

viene portato alle estreme conseguenze mediante un progressivo procedimento continuo di amplificazione timbrica da parte dell’orchestra, oltre a un’ostinazione ritmica (simile a quella che verrà usata da Ravel nel Boléro), a un punto tale che l’iniziale visione positiva suscitata da tale marcia, si trasforma alla fine in un quadro grottesco e demoniaco 07.01 – 08.33.

Il Finale Adagio lamentoso – Andante ha la forma di un tempo di sonata, nel quale l’assenza di qualsiasi sviluppo possibile per i temi è emblematica di una condizione spirituale senza più speranze, che porta a un inevitabile annientamento, senza contare che la contrapposizione con l’impeto trionfale del tempo precedente risulta crudele, persino spietata. Apre l’esposizione il primo tema (Adagio lamentoso), di una straordinaria intensità emotiva, con un tono funebre il cui tema è ispirato alla liturgia ortodossa dei defunti (Requiem aeternam). Il tema condotto dagli archi, viene ripetuto e concluso in diminuendo dal fagotto 01.25 – 02.56.

Con l’irruzione del tempo Andante ha avvio il secondo tema. Su un delicato accompagnamento dei corni, il tema (anche questo ispirato alla liturgia ortodossa dei defunti, Lux perpetua) d’inconsolabile mestizia è dipanato in pianissimo con lentezza e devozione dagli archi 03.03 – 03.54.

Il tema, che passa ben presto all’ottava superiore e al registro acuto dei violini, viene condotto in grande crescendo e si espande coinvolgendo a poco a poco tutta l’orchestra, a cominciare dai tromboni, sino al fortissimo. L’ultima sezione del tempo (Andante giusto) assolve alla duplice funzione di ripresa del secondo tema e di coda. Sulle note dei contrabbassi e sullo sfondo degli accordi tenuti dai legni, gli archi disegnano la linea discendente del secondo tema, ormai privo di qualsiasi slancio o sussulto ascendente. Al dipanarsi dei violini, rispondono le viole e i violoncelli finché il tema sprofonda definitivamente sino al registro più grave dei violoncelli, inabissandosi, con una sonorità che raggiunge un pianissimo esi dissolve mestamente nel silenzio, in profondità misteriose e senza scampo, nelle quali viene a poco a poco meno la presenza stessa della musica 09.05 – 10.57,

simbolo di un velo funebre che si stende sulla vita e sull’opera del più tormentato dei musicisti.

 

 

GUIDA ALL’ASCOLTO DI “ROMEO E GIULIETTA”

 

L’opera si apre con un’introduzione, Andante non tanto quasi Moderato. Il gruppo tematico introduttivo è aperto da uno scuro corale, espresso dai clarinetti e dai fagotti, e prosegue con l’apporto degli archi e si conclude con lo struggente ingresso dell’arpa sugli accordi tenuti dai legni, dai corni e dagli archi gravi 00.01 – 02.12.

Questo incipit ha la funzione di evocare l’atmosfera e l’ambientazione del dramma. Il gruppo tematico introduttivo viene ripetuto, in fa minore, con una nuova strumentazione; il corale ora è suonato dai legni, fagotti esclusi, accompagnati dal pizzicato degli archi. La transizione all’esposizione viene esposta dai timpani e poi anche dagli archi.

L’esposizione ha inizio con l’indicazione di Allegro giusto. Il primo gruppo tematico, in si minore e a piena orchestra, rappresenta l’odio tra le famiglie dei Capuleti e dei Montecchi ed è contraddistinto da un ritmo pulsante, da una drammatica e brutale frammentazione del discorso e dalle contrapposizioni tra i gruppi di strumenti 06.06 -07.38.

Il secondo gruppo tematico, in re bemolle maggiore, rappresenta l’amore tragico e appassionato di Giulietta e Romeo. Questo gruppo tematico è costituito da due idee, quella principale e quella complementare. L’idea principale viene esposta dalle viole con sordina all’unisono con il corno inglese 08.28 – 09.33;

seguono i corni che suonano accordi sincopati, gli archi gravi che eseguono un pizzicato d’accompagnamento e con l’arpa che conclude l’esposizione.

 La prima arcata dello sviluppo ripresenta inizialmente la testa del primo tema per sovrapporre quindi elementi del primo gruppo tematico (gli archi) e il tema del corale introduttivo (i corni); mentre la seconda arcata riproduce inizialmente la combinazione contrappuntistica della prima, per poi proseguire in grande crescendo con l’iterazione di elementi del primo gruppo tematico. Da ciò si arriva alla terza e ultima arcata: il grande crescendo culmina in una sezione a piena orchestra e in fortissimo con piatti e grancassa, in cui la violenta pulsazione ritmica del primo tema si combina con il tema introduttivo.

 La ripresa si apre con il primo gruppo tematico a pieno organico e in fortissimo; la transizione al secondo gruppo è ridotta al minimo e si risolve in un rapido diminuendo, con l’idea tematica che viene enunciata dai legni sul mormorio degli archi. Un grande crescendo reintroduce l’idea principale del secondo gruppo tematico, in forte: gli archi cantano a piena voce, i legni accompagnano con terzine di accordi, i corni suonano il motivo caratterizzante dell’idea complementare. Dopo un breve passaggio, contrassegnato da una melodia esposta dai violoncelli (amoroso) ha inizio una sezione elaborativa che si conclude con il ritorno prepotente del primo tema che s’impone nuovamente sulla scena e che ci fa comprendere come l’odio e la rivalità tra le rispettive famiglie annullano l’amore di Giulietta e Romeo, in continuo e grande crescendo, che culmina in un’autentica esplosione data da un colpo in fortissimo, con conseguente rullo, dei timpani 16.45 – 18.22.

 La coda rappresenta la sublimazione dell’amore nella morte. Sul ritmo di marcia funebre scandito dai timpani, cui si associa il pedale della tuba e dei contrabbassi pizzicati, si staglia un fraseggio cantabile che allude al tema d’amore. Quindi risuona un corale di legni e corni e l’ingresso dell’arpa segna il trapasso all’ultima, struggente reminiscenza del tema d’amore cantata dagli archi nel registro acuto. L’ultima parola, però, va ancora all’odio implacabile tra i Capuleti e i Montecchi, con il ritmo pulsante in fortissimo, a pieno organico.

Andrea Bedetti

 

 

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