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Venerdì, 25 Dicembre 2015 15:48

Audiophile Sound 148 - dicembre 2015 - gennaio 2016 - Guida all'ascolto: Los Impossibles

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 148 - Dicembre 2015 - Gennaio 2016

Los Impossibles

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oriente e Occidente. Da sempre il loro incontro sul piano culturale e artistico ha saputo fornire risultati affascinanti e sorprendenti, rispetto a quello che accade sul piano storico, nel quale l’incontro si è trasformato spesso in uno scontro, come d’altronde sta avvenendo proprio in questo periodo.

E anche la musica, naturalmente, ha potuto approfittare nel corso dei secoli di questo incontro tra l’arte occidentale e quella orientale. Così, di volta in volta, l’Occidente ha scoperto, meravigliandosi, dell’esistenza della musica indiana, che ha fatto la sua apparizione in Europa sul finire del Settecento, facendo scoprire l’universo sonoro del raga (come vengono chiamate le molteplici strutture musicali che il costrutto musicale), così come i Devi e i Rama che descrivono i canti dei templi e quelli patriottici. E poi gli splendori della musica araba, che attecchì e fiorì nella Spagna islamica tra il IX e il XV secolo e che vide quale capostipite il musicista persiano Ziryâb, che lavorò alla corte di Abd al-Rahman II a Cordova, la cui musica fu poi fusa con quella occidentale dell’epoca dal poeta, compositore e filosofo Ibn Bajja di Saragozza. Senza dimenticare, naturalmente, quella dell’Estremo Oriente, con la musica cinese che incantò i diversi viaggiatori occidentali, a partire dalla dinastia Han (206 a.C. - 233 d.C), che si basava su otto gruppi di strumenti, determinati dal materiale di costruzione, ossia l’argilla, la pietra, il legno, il bambù, la seta, il metallo, la zucca e la pelle, e con quella giapponese, la cui “musica classica” locale fu formata principalmente dal genere shōmyō, paragonabile al nostro canto gregoriano, e dal genere gagaku, costituito da musica orchestrale.

Nel corso del tempo, questi generi, queste musiche, incontrandosi con i mille rivoli di quella occidentale, hanno dato vita a una sorta di ibrido crossover, lo stesso che i due interpreti protagonisti di questo CD, il chitarrista barocco Luca Tarantino e il percussionista di Tabla indiana Vito De Lorenzi, hanno voluto appositamente creare, unendo la grande tradizione della musica barocca spagnola del tardo Seicento con il suono particolare ed esotico di questo particolare strumento percussivo indiano, formato da una coppia di tamburi, simbolo con un altro strumento, quest’ultimo a corde, il Sitar, della cultura musicale di quell’immenso Paese asiatico.

Così, i due artisti, che formano il duo “Los Impossibles”, dopo essersi esibiti in alcuni concerti, hanno deciso di registrare questo disco nel quale alcuni brani della musica chitarristica spagnola e italiana barocca del Seicento e del Settecento, composti da autori come Gaspar Sanz, Antonio de Santa Cruz, Santiago de Murcia, Girolamo Melcarne, Giovan Battista Abatessa, Giovanni Paolo Foscarini, Alessandro Piccinini e Ferdinando Valdambrini, vengono accompagnati, ma sarebbe meglio dire arricchiti, dalla Tabla di Vito De Lorenzi, oltre alla presenza del contrabbasso di Marco Bardoscia nei pezzi Gallardas e Canarios.

Il suono della chitarra barocca (Luca Tarantino suona due copie di chitarre Voboam del 1641 e del 1687) e quello della Tabla dialogano in modo sorprendente, con un’affinità timbrica che stupisce (complice anche la raffinata e naturale presa del suono da parte di Marco Lincetto) e che ci fa comprendere come l’incontro tra Oriente e Occidente non sia soltanto un anelito o un auspicio retorici, ma un darsi la mano attraverso il mistero del suono, nell’attesa e nella speranza che questo avvenga anche nel lungo e articolato sentiero della storia.

01) Jaracas

Questo brano di Antonio de Santa Cruz, tratto dal suo Libro donde se verán pazacalles de los ocho tonos i de los trasportados, viene accoppiato a una serie di variazioni sul Datratāl Theka induista, che si basa sul concetto musicale del Dehli Kaida (che possiamo paragonare a un tema musicale secondo la tradizione occidentale), il quale poi viene variato ritmicamente attraverso il Vistar [02.45 - 03.15],

che nella tradizione induista significa appunto “variazione”, espansione del tema.

02) Gallardas

Il perfetto accostamento tra la tradizione barocca europea e l’antica musica indiana si concretizza con questo brano, elaborato da Gaspar Sanz, Antonio de Santa Cruz e Santiago de Murcia (la Galliarda o Gagliarda è una danza rinascimentale nata intorno al XVI secolo), sul quale Vito De Lorenzi dipana un ritmo con la Tabla [00.25 - 00.50]

che esegue un Kaida Farukhabad/Tukra, con l’accompagnamento del contrabbasso di Marco Bardoscia. Si noti come l’elaborazione fiorita della danza su unisca perfettamente alla dimensione ritmica del Kaida [01.38 - 02.37],

che sembra creato apposta per la Gagliarda!

03) Canario sobre la C

Il Canario è una tipica danza delle Isole Canarie, simile a livello ritmico alla Giga [00.01 - 00.50],

che qui Luca Tarantino esegue partendo dalle elaborazioni di Antonio de Santa Cruz, Girolamo Melcarne detto “Il Montesardo” e Giovanni Battista Abatessa. Questa danza, che ebbe ampia diffusione anche nella Spagna del XVII secolo, veniva eseguita quando si voleva corteggiare una donna e non può dunque sfuggire la sensualità di cui è imbevuta [02.48 - 03.20].

 

04) Fandango, Fandango indiano

Questo pezzo, che riprende un brano di Santiago de Murcia, si basa sulla famosa danza galante iberica, le cui origini risalgono alla seconda metà del XVIII secolo, per poi essere conosciuta e apprezzata al di fuori dei confini della penisola nella prima metà del secolo successivo. Al tessuto ritmico (i ballerini si accompagnano con il suono delle nacchere), Vito De Lorenzi ha voluto accostare un altro esempio di variazioni di musica indiana, che non fanno altro che esaltare l’ipnotica bellezza della danza occidentale [01.20 - 02.05].

 

05) Capona quarta

Anche la Capona è un ballo del quale, però, si sa pochissimo e quella che Luca Tarantino esegue è opera del compositore e chitarrista romano Ferdinando Valdambrini, vissuto nel XVII secolo. Si tratta di un ballo che evoca ricordi tristi o malinconici [00.55 - 01.25],

che fanno pensare a un amore tradito o finito mestamente.

 

06) Otros Canarios

Anche qui abbiamo un esempio di Canario, per la precisione di Santiago de Murcia, che viene ribadito e arricchito dalla Tabla che esegue delle variazioni su Datratāl Theka e Tehai Challan Kaida, oltre a libere variazioni dello stesso Vito De Lorenzi. In questa alternanza tra chitarra e percussioni il pezzo si trasforma quasi in una sperimentazione timbrica [00.56 - 01.32].

 

07) Canarios

Per questo brano vale lo stesso che si è detto del precedente, visto che è opera sempre di Santiago de Murcia, anche se qui si aggiunge anche il contrabbasso di Marco Bardoscia, sul quale si stendono le variazioni su Datratāl Theka, che danno al pezzo quasi un sapore jazzistico [01.35 - 02.10].

 

08) Preludio

Detto anche Capricio arpeado por la Cruz, questo brano di Gaspar Sanz è una sorta di riflessione melanconica imbastita dalla sola chitarra barocca [00.33 - 00.55].

La denominazione “por la Cruz”, nel linguaggio della chitarra barocca indica l’accordo di mi minore; da qui la chiave mesta del pezzo.

 

09) Folias Gallegas

Le Folias Gallegas rientrano nel grande calderone di quel tema musicale che è la Follia, di origine portoghese, le cui origini si attestano tra la fine del XVI secolo e l’inizio di quello successivo. Anche qui è davvero notevole il risultato ottenuto dall’unione del brano barocco con le variazioni indiane [01.14 - 02.04],

che conferiscono energia e vigore al tessuto melodico.

 

10) Los Impossibles

Questa celeberrima danza di Santiago de Murcia, tratta dal Codice Salvatar numero 4, viene qui presentata in una versione con un tempo molto più veloce per poterla abbinare con il Datratāl Theka della Tabla [00.32 - 01.40].

Il risultato è a dir poco trascinante!

 

11) Ciacona

La Chiaccona Mariona alla vera Spagnola fu composta da Alessandro Piccinini e inserita nel suo secondo Libro di Intavolatura per liuto. Brano che può essere adattato anche per la chitarra, strumento sul quale non perde nulla del suo sottile e ammaliante fascino, fatto di riflessione e di rimembranze [00.31 - 01.00],

come se venisse suonato in una sera d’autunno, affacciati alla finestra.

 

12) La Jota

La Jota è una danza folcloristica spagnola che si balla saltando, con i ballerini che si accompagnano con le nacchere e che, in questo caso, ben si adatta alla scelta di unirla all’uso da parte di Vito De Lorenzi che suona il tamburo più piccolo (e acuto) della Tabla, ossia il dhayan [00.24 - 00.54],

oltre alle maracas, con il chiaro intento di mimare le nacchere dei ballerini.

Andrea Bedetti

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