Direttive europee per la Pivacy Online

Questo sito WEB usa cookie per gestire l'autenticazione, la navigazione e altre funzionalità, anche di terze parti. Usufruendo del sito, acconsentite che questo tipo di informazioni vengano raccolte e memorizzate sul vostro dispositivo.

Leggi i riferimenti normativi europei sulla privacy online

Avete rifiutato l'utilizzo dei cookies. La vostra scelta può essere modificata in ogni momento.

Avete acconsentito all'utilizzo di cookies. Potete comunque modificare questa impostazione in ogni momento.

Lunedì, 08 Febbraio 2016 16:50

Audiophile Sound 149 - febbraio 2016 - Guida all'ascolto: Zefiro torna

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 149 - Febbraio 2016

Zefiro torna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il CD allegato in questo numero di AS vuole essere un tributo a quell’incredibile periodo culturale che è il Barocco, un lasso di tempo che viene fissato tra il 1600 e il 1750 circa. I nove brani presenti (suddivisi in quattordici tracce) appartengono tutti al catalogo dell’etichetta VIVAT, fondata e diretta da Robert King, direttore, clavicembalista, organista e musicologo inglese, uno dei maggiori specialisti al mondo di musica barocca, che nel 1980, studente all’università, diede vita a The King’s Consort, che è diventato uno degli ensemble musicali più importanti a livello internazionale per ciò che riguarda questo genere di musica.

Questi brani, che appartengono a compositori come Claudio Monteverdi, Henry Purcell, Marin Marais, François Couperin, Georg Friedrich Händel e Johann Sebastian Bach, ci permettono non solo di ascoltare un assaggio dei loro capolavori, ma anche di comprendere due aspetti che riguardano quel ricco scrigno che è la musica barocca; il primo è che non è esistito un altro periodo che abbia avuto una richiesta di musica così grande come avvenne nel Barocco, quando le tante corti europee, la Chiesa e gli aristocratici chiesero ai musicisti dell’epoca una massa impressionante di musica da camera, per orchestra e per singolo strumento. Centinaia e centinaia di opere che non solo diedero avvio alla sistematica diffusione dell’editoria musicale, ma che nel corso del tempo, si potrebbe dire inevitabilmente, e questo è il secondo punto, portò alla nascita di diversi stili musicali, che si svilupparono sulla base di determinate peculiarità culturali, artistiche e sociali.

Ecco, allora, il dispiegarsi nel corso dei decenni nel vecchio continente di scuole, indirizzi, concezioni musicali frutto di differenti tradizioni e sensibilità. A cominciare, all’inizio del Seicento, da Claudio Monteverdi, padre di quella “seconda prattica” capace di svincolare la nascente musica barocca dai fasti ormai inadeguati di quella rinascimentale, con uno stile che riveste la severa forma creata nel Cinquecento da autori come Giovanni Pierluigi da Palestrina e Orlando di Lasso con abiti totalmente nuovi, votati a una splendida e ammaliante melodiosità, tipicamente italiana, come dimostrano lo scherzo musicale Zefiro torna e il madrigale Hor che ‘l ciel, e la terra. Oltre i confini continentali, in Inghilterra, il geniale Henry Purcell (morto a soli trentasei anni) nella seconda metà del XVII secolo fu in grado di dare vita a sontuose opere teatrali e strumentali nelle quali una forma esatta, precisa, quasi geometrica, viene resa meravigliosamente godibile grazie a un uso sapiente dell’armonia (per rendersi conto di ciò basta ascoltare la sua Sonata in re maggiore suddivisa in due tracce). E poi la Francia con Marin Marais e François Couperin, che a cavallo tra Seicento e Settecento immisero nella galassia della musica barocca la ricercatezza del particolare e la raffinatezza dell’eloquio timbrico: il primo virtuoso straordinario della viola da gamba, oltre che di musica teatrale e cameristica (di lui si può ascoltare nel disco la Ciaccona il la maggiore); il secondo prolifico autore di brani per clavicembalo e musica sacra (si ascolti il suo Motet pour le jour de Pâques suddiviso in tre tracce). Per finire i due pilastri della musica barocca di area germanica, Georg Friedrich Händel e Johann Sebastian Bach. Entrambi nati nello stesso anno, il 1685, e morti a nove anni di distanza, Bach nel 1750 e Händel nel 1759, hanno dominato non solo il panorama della musica di lingua tedesca (e inglese per quanto riguarda il secondo durante il lungo periodo vissuto a Londra), ma hanno rappresentato un ineludibile punto di riferimento per le propaggini dell’ultimo Barocco europeo. Se Händel seppe raccontare le passioni umane, i suoi conflitti, i suoi dolori e i suoi tradimenti attraverso splendide opere liriche e i celeberrimi oratori pregni di una musica sontuosa e psicologicamente articolata (l’ascolto dell’Ouverture all’oratorio profano Samson, suddiviso su tre tracce, è illuminante), Bach indagò il mistero di Dio attraverso il suono, dando vita a una vera e propria “teologia musicale” (il Preludio al Corale Jesu, meine Freude BWV 753), nella quale la presenza del Divino si annida anche nella grande produzione profana, come nel caso delle emozionanti Suites per violoncello (di cui ascoltiamo il Preludio in do maggiore dalla terza di esse).

Andrea Bedetti

 

 

01) Claudio Monteverdi: Zefiro torna

Questo scherzo musicale, del 1632, ci permette di apprezzare anche le doti umoristiche del compositore cremonese, il quale nel brano, giocato in modo incantevole sulle voci dei due tenori, accompagnate dal clavicembalo, da due chitarre e dal chitarrone, su testo di un sonetto di Ottavio Petruccini, prende in giro il modo di poetare petrarchesco, dileggiando il vittimismo di chi ama e non è a sua volta amato. Si faccia attenzione a come Monteverdi costruisca tutto lo Scherzo sulla gioia provocata dall’arrivo della primavera, con i due tenori che imitano cantando lo spirare lieto del vento [00.10 - 00.42],

e che si scontra con la solitudine del protagonista che si lamenta nell’ultima terzina della poesia [02.58 - 03.55],

fino al punto in cui, e qui avviene l’evento inatteso, l’amarezza del protagonista culmina nel verso come vol mia ventura or piango [04.05 - 04.17],

che subito dopo si tramuta in una nuova spensieratezza con la fine dello stesso verso che proferisce or canto [04.18 - 05.09]!

 

02) Claudio Monteverdi: Hor che ‘l ciel, e la terra

Ma Monteverdi è capace di prendere anche sul serio la poesia di Petrarca, come dimostra questo stupendo brano tratto dall’Ottavo Libro dei Madrigali (1638) e basato sul sonetto del Canzoniere. Qui Monteverdi riesce a dimostrare tutta la drammaticità che riesce a infondere nella sua musica [00.25 - 00.47],

anche con l’aiuto timbrico di pochissimi strumenti (in questo caso due violini, organo, clavicembalo, violone e due chitarroni, i quali accompagnano le quattro voci maschili e le due femminili), che descrive le pene d’amore di chi è costretto a vivere la vita come una sorta di guerra interiore [03.11 - 03.38].

 

03) - 04) Henry Purcell: Sonata in re maggiore, Z801

Composte nel 1683, a ventiquattro anni, le dodici Sonate a tre, per violino, viola da gamba e cembalo rappresentano uno dei vertici di questo genere musicale. L’ascolto dell’ultima di queste sonate, suddivisa in due tempi, il primo Adagio - Canzona - Poco largo, il secondo Grave - Presto - Allegro) permette di comprendere al meglio la sontuosa tessitura che Purcell riesce a dare ai tre strumenti [03) 00.02 - 01.06],

dove ogni passaggio rappresenta un peso o contrappeso rispetto a quello che lo precede [03) 01.07 - 02.09]

e a quello che lo segue [03) 02.10 - 03.08].

Tutto è meravigliosamente bilanciato!

 

05) Marin Marais: Ciaccona in la maggiore

Passando al Barocco francese, questo breve ma densissimo brano di Marais, risalente al 1725, ci fa entrare in contatto con una raffinatezza inventiva straordinaria elaborata dalla viola da gamba, dalla tiorba e dall’organo da camera in un susseguirsi di delicati e intricati arabeschi [01.45 - 02.25]

sui quali domina l’affascinante timbro dello strumento ad arco, che si lascia andare a una malinconica melodia [00.02 - 00.40].

 

06) - 07) - 08) François Couperin: Motet pour le jour de Pâques

Per comprendere la capacità di elaborare intrecci armonici e melodici con una povertà di mezzi espressivi a disposizione, è sufficiente ascoltare questo soave mottetto che il compositore francese scrisse per la Cappella Reale sul finire del XVII secolo, con le voci del soprano e del mezzosoprano che si alternano e si incontrano per annunciare la Risurrezione di Gesù [06) 00.02 - 01.03],

mentre la viola da gamba, la tiorba e l’organo da camera dipanano una tenua linea di accompagnamento [01.42 - 02.11],

quasi sussurrata per timore di disturbare il canto delle due voci femminili.

 

09) Georg Friedrich Händel: O sacred oracles of truth

Con quest’aria tratta dall’oratorio Belshazzar, composto nel 1744, entriamo nel meraviglioso mondo di Händel, fatto di amori, guerre, contrasti e passioni insanabili. Quest’opera narra le gesta di Belshazzar, il sovrano babilonese che tiranneggiò il popolo ebraico sottomesso e che venne poi ucciso dal principe persiano Ciro. L’aria, cantata dal profeta Daniele attraverso la voce di un controtenore, rappresenta un momento cardine dell’opera, quando invocando i “sacri oracoli della verità”, il personaggio biblico può annunciare che le pene del popolo di Israele stanno per finire [00.46 - 01.49].

La soavità dell’eloquio, la dolcezza del canto e la delicatezza dell’accompagnamento orchestrale (Händel in ciò fu insuperabile!) [02.59 - 04.30]

danno la dimensione delle incredibili sfaccettature e sfumature psicologiche che il compositore sassone fu capace di conferire alle sue partiture.

 

10) - 11) - 12) Georg Friedrich Händel: Ouverture di Samson

E a proposito di come Händel fu in grado di far calare lo spettatore nelle atmosfere dei suoi oratori ecco l’Ouverture di Samson, composto tra il 1741 e il 1742 (suddiviso in tre movimenti) che raffigura le pene e la rabbia di Sansone [11) 00.02 - 01.26],

tenuto in catene dai filistei.

 

13) Johann Sebastian Bach: Preludio dalla Terza Suite per violoncello

Se con Händel entriamo in un nuovo mondo, con Bach affrontiamo l’infinito, anche quando si tratta del suono di un solo violoncello, protagonista delle Sei Suites composte a Köthen tra il 1717 e il 1723, con le quali il sommo Kantor volle sfruttare al massimo le potenzialità dello strumento, che in questo Preludio della terza Suite si lascia andare a una serie di scale e di arpeggi [00.01 - 00.55]

che, invece di apparire freddi e meccanici, offrono un’immagine calda, articolata, come se il violoncello riuscisse finalmente a parlare e a esprimere le sue emozioni [01.25 - 02.10].

 

14) Johann Sebastian Bach: Preludio Corale Jesu, meine Freude, BWV 753

Bach riusciva a essere divino anche quando si calava nei panni del didatta, come nel caso di questo breve, ma densissimo, corale tratto dal Clavierbüchlein für Wilhelm Friedemann Bach, ossia per il figlio primogenito affinché si potesse esercitare sia al clavicembalo, sia all’organo grazie a una serie di “esercizi” capaci, tuttavia, di trasmettere sempre un messaggio di una profondità inaudita [00.40 - 01.47].

Letto 1036 volte

Accesso Utente

Utilizzando questo sito si accettano integralmente le norme e le condizioni d'uso in vigore