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Sabato, 25 Giugno 2016 23:53

Audiophile Sound 152 - giugno 2016 - Guida all'ascolto: Mozart - Requiem

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 152 - giugno 2016

Mozart - Requiem

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Conte Franz von Walsegg zu Stuppach quando decise di commissionare a Mozart un Requiem per celebrare l’anniversario della morte della moglie avvenuta il 14 febbraio 1791, facendolo poi passare per una propria composizione, non ebbe la minima idea di quanto la sua scelta avrebbe poi provocato nella vita del sommo compositore salisburghese e anche nella storia della musica. Quell’opera sacra, infatti, divenne una composizione che se da una parte scombussolò lo stesso Mozart, se dobbiamo credere a quanto scrisse egli stesso in una lettera a Lorenzo Da Ponte, nella quale ammise che il destino gli aveva fatto capire che quello sarebbe stato il suo Requiem e che dopo di esso non avrebbe scritto più nulla, dall’altra si trasformò, dopo la morte del compositore che la lasciò incompiuta, in un guazzabuglio di stesure tentate da altri, a cominciare da Franz Xaver Süssmayr, oltre agli apporti fatti da Joseph Eybler e Franz Jakob Freystädtler, e in una causa che trascinò i medesimi, oltre alla moglie di Mozart Constanze e allo stesso Stuppach davanti a un giudice.

Comunque sia, può sembrare a dir poco paradossale che sia stata propria quest’opera incompiuta (Mozart completò solo i primi due pezzi, ossia l’Introitus e il Kyrie, e parte del Dies irae, lasciando appunti, più o meno consistenti, fino all’Hostias, con i quali sviluppare le parti seguenti) a determinare la leggenda e la fama mozartiane dopo la sua morte, al punto che negli ultimi anni del XVIII secolo fu spesso eseguita in diverse città tedesche ed europee per commemorare la morte di personalità più o meno importanti.

A metterci ulteriormente lo zampino ci pensò poi il Romanticismo che vide nel Requiem il simbolo esemplare di un’opera con la quale si era conclusa tragicamente la vita tormentata di Mozart. Tutto ciò, alla fine, ha fatto sì che proprio il Requiem, opera non certo amata dal sommo salisburghese, sia diventata quella più eseguita e conosciuta tra i tantissimi capolavori che creò.

Ricordiamo che il Requiem è una composizione di musica sacra, basata su testo latino, una messa composta da una serie di brani che hanno lo scopo di celebrare la memoria di un defunto. Per la sua opera, Mozart volle ordinarla nel seguente modo: prima di tutto vi è l’Introitus (ossia l’introduzione) con cui si invoca l’eterno riposo nel Requiem aeternam, seguito poi dall’invocazione a Cristo nel Kyrie eleison. Segue poi la sezione della Sequentia composta dal Dies irae, in cui si descrive l’apocalisse del giudizio universale con la fine del mondo, seguito dal Tuba Mirum che spiega come, al suono della tromba, i morti si risveglieranno. A ciò segue l’apparizione di Cristo nel Rex Tremendae e la rievocazione del calvario nel Recordare, seguito dal giudizio divino narrato nel Confutatis, attraverso il quale i dannati saranno puniti e i beati salvati. Il Lacrimosa è un’amara riflessione sul giudizio finale e su come Cristo sia da considerare colui che salva, un elemento, questo, che caratterizza anche la sezione che segue, quella dell’Offertorium, formata dal Domine Jesu Christe e dal seguente Hostias, in cui si invita a pregare i peccatori. Segue il Sanctus, evocazione della grandezza di Dio che viene ribadita con il canto dell’Osanna, e il Benedictus, chiuso ancora dall’Osanna. Nell’Agnus Dei il figlio di Dio compare come agnello sacrificale che dona pace e salvezza, cui segue poi la terza e ultima sezione, quella della Communio, che si apre e si chiude con il Lux aeterna in cui si invoca per i beati la luce eterna della salvazione.

01) Requiem - soprano e coro - Adagio

Nel Requiem aeternam l’afflato musicale si fa fin da subito carico di un carattere solenne e liturgico che conserva fino all’ultima nota [00.02 - 00.52].

Il contributo del soprano, posto nella parte centrale del brano, acquista il valore di una solitaria invocazione che si sgancia dal coro, come a porre l’attenzione di chi ascolta dalla massa al singolo [02.17 - 02.50].

Non dimentichiamo che diversi degli interventi solistici di quet’opera si pongono in contrasto, ossia in un dialogo che si assolutizza con l’irruzione del solista, con il coro, in modo da focalizzare l’interesse sul singolo essere umano per non trasformare questo capolavoro in una sorta di “opera lirica sacra”.

 

02) Kyrie - coro - Allegro

Già nella sua conclusione il Requiem aeternam aveva in un certo qual senso anticipato il grandioso fugato del Kyrie, che qui esplode in tutta la sua drammaticità attraverso la mirabile geometria del contrappunto [00.01 - 01.30]

che viene utilizzato genialmente da Mozart per mostrare e far comprendere l’imperscrutabilità del disegno divino. Questa scelta stilistica, quasi volesse simboleggiarne l’eterno riproporsi tra inizio e fine, si ripresenta alla conclusione del Requiem, più esattamente nel Lux aeterna.

 

03) Dies irae - coro - Allegro assai

È il momento più buio, più abissale di tutta l’opera [00.01 - 00.12],

con il coro che flagella l’ascoltatore con i versi del testo apocalittico e con l’incedere di tutta l’orchestra che crea un’onda sonora dal tremendo impatto emotivo [00.26 - 01.13]

(soltanto Giuseppe Verdi, nel suo Requiem, saprà rappresentare in altro modo, altrettanto terrificante, questo passaggio in cui la luce lascia spazio alle tenebre).

 

04) Tuba mirum - soli - Andante

Dopo un impatto, un monito così abissale, Mozart non poteva chiedere di più all’ascoltatore, provato e atterrito dalla visione dell’Apocalisse. Così, dopo la tempesta torna non certo il sereno, ma un frangente di lirica pausa, nella quale la tromba che annuncia la resurrezione dei corpi, simboleggiata all’inizio dal trombone, tratteggia, descrive quasi con tenerezza e delicatezza il risveglio dei morti. Qui Mozart, attraverso il suadente uso orchestrale riesce a comunicare all’ascoltatore lo stupore provato dai morti i quali, dopo aver aperto gli occhi, rimangano meravigliati, attoniti da questo prodigio (anche grazie al canto singolo dei quattro solisti, quasi volessero testimoniare in prima persona l’effetto di questo miracolo, prima di chiudere insieme il brano [02.57 - 03.34]).

 

05) Rex tremendae - coro - Grave

Nel Rex Tremendae, brano nel quale si descrive l’apparizione del sommo Giudice, Mozart insiste con un ritmo puntato che compare subito all’inizio [00.01 - 00.38]

e che ne caratterizza l’incedere quasi come se il suono si muovesse a scatti per evocare meglio la tragica solennità del momento, in cui tutti gli uomini attendono spasmodicamente di conoscere la propria sorte.

 

06) Recordare - soli - Andante

Il Recordare è innervato da imitazioni di carattere arcaico, cui conferiscono fascino le particolari scelte timbriche (si ricordi che l’introduzione strumentale è tutta di mano di Mozart) [00.01 - 00.29],

dal quale le voci soliste, alternandosi, narrano il dramma del Calvario.

07) Confutatis - coro - Andante

Altro brano d’impatto sonoro sconvolgente, in cui il coro assume un ruolo centrale, mentre l’orchestra, con il procedere ostinato degli archi [00.01 - 00.20]

che da una parte è capace di evocare le fiamme infernali e dall’altra, con la sua ossessiva ripetitività, crea un clima terrificante. È su questo tappeto sonoro che il coro si scinde tra le voci maschili, raffiguranti le anime dei dannati [00.35 - 00.55],

e le voci femminili, che simboleggiano le anime dei salvati [00.58 - 01.28].

 

08) Lacrimosa - coro - Larghetto

Sicuramente rappresenta il brano più commovente, più struggente, più desolante di tutta l’opera, con i violini che si lasciano andare a un suono “singhiozzante” che dà l’impressione quasi di veder scendere le lacrime dalle loro corde [00.01 - 00.12].

Un particolare difficilissimo da rendere orchestralmente e che mette a dura prova l’abilità dei direttori e delle compagini strumentali.

 

09) Domine Jesu - soli e coro - Andante con moto

Altro brano a dir poco strepitoso nel quale Mozart aveva pensato di trasformare l’orchestrazione conferendole sia un intento descrittivo psicologico sia pittorico, dove l’implorazione del coro sembra all’improvviso provare un grande terrore allorquando canta le parole «libera eas de ore leonis» (che in latino significa «liberali dalle fauci del leone», ossia dalla dannazione) [00.37 - 00.46],

o ancora quando le voci “saltellano”, per riprodurre allegoricamente il precipitare dei corpi negli inferi sulle parole «ne absorbeat eas tartarus ne cadant in obscurum» («affinché non le inghiotta il Tartaro e non cadano nell’oscurità») [00.54 - 01.09].

 

10) Hostias - coro - Andante - Andante con moto

Ancora una volta, in questo brano, dopo la tensione spasmodica del precedente, Mozart dona all’ascoltore un momento di estasi, una provvidenziale oasi di pace momentanea nella quale trovare un nuovo motivo di speranza, contrassegnato dal canto omofonico del coro e dal tenue fraseggio degli archi [00.02 - 00.50].

 

11) Sanctus - coro – Adagio - Allegro

Dalla speranza alla gloria, il passo è breve e il Sanctus vede la speranza tramutarsi in un canto quasi gioioso [00.02 - 00.32],

colmo di grazia nei confronti di Dio, sancito dal coro dell’Osanna [01.02 - 01.36],

con quest’ultimo che intende rappresentare l’esaltazione delle anime.

 

12) Benedictus - soli - Andante - Allegro

Il Benedictus è squisitamente intimistico [00.01 - 01.01]

e quindi affidato alle voci dei solisti, ed è singolarmente esteso e rifinito, un’altra oasi nella quale trovare pace e serenità, che lascia poi spazio ancora all’Osanna [04.18 - 04.45].

 

13) Agnus Dei - coro - Larghetto

Nell’Agnus Dei, invece, l’elemento espressivo dominante è dato da una scala discendente degli archi [00.01 - 00.32],

con la quale Mozart avrebbe voluto simboleggiare l’abbattimento e il dolore, contrassegnati dalla triplice invocazione e dalla supplica «dona nobis pacem» («donaci la pace»).

 

14) Lux aeterna - soprano e coro – Adagio - Allegro

Quanto al Lux aeterna, Süssmayr si limitò a riprendere la musica già utilizzata nell’Introitus [00.01 - 00.34]

e nel Kyrie [03.28 - 04.20];

una soluzione che può apparire semplicistica, ma non dobbiamo dimenticare che l’allievo non fece altro che rispettare la volontà di Mozart stesso, che in precedenza aveva voluto concludere altre opere sacre inserendo questa logica circolare, tra l’altro generalizzata nell’epoca, il cui significato risiedeva nel ribadire i principi eterni, collegando l’inizio con la fine.

Andrea Bedetti

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