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Sabato, 23 Luglio 2016 20:07

Audiophile Sound 153 - luglio-agosto 2016 - Guida all'ascolto: Arie operistiche di basso

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 153 - luglio-agosto 2016

Arie operistiche di basso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La figura del basso, ossia del cantante che copre con la sua voce il registro più grave, quello che va da fa grave al fa acuto, ricopre nella storia del teatro lirico principalmente due categorie di personaggi, quelli che rientrano nella sfera delle figure comiche (interpretate spesso dal cosiddetto “basso buffo” o leggero, si pensi a Dulcamara ne L’elisir d’amore di Donizetti, al dottor Bartolo nel Barbiere di Siviglia o a Don Profondo ne Il viaggio a Reims di Rossini o ancora a Papageno ne Die Zauberflöte di Mozart), e quelli che fanno parte, invece, all’opposto della categoria dei ruoli tragici (la terribile figura del Commendatore nel Don Giovanni mozartiano, Attila nell’omonimo dramma di Verdi, Hagen nel Götterdämmerung di Wagner, Filippo II nel Don Carlos verdiano e Boris Godunov nell’omonima tragedia di Musorgskij).

Questi personaggi e gli altri di cui è ricco il repertorio lirico sono stati esaltati da eccelsi interpreti quali Fëdor Ivanovič Šaljapin, Boris Christoff, Italo Tajo, Jerome Hines, Cesare Siepi, Nicola Zaccaria, Giorgio Tozzi, Nicolai Ghiaurov, Martti Talvela, Ruggero Raimondi, Paul Plishka, Samuel Ramey, Ivo Vinco, Matti Salminen e Ferruccio Furlanetto. A questa galleria dei gradi si può aggiungere il bolognese Carlo Colombara che da anni calca i palcoscenici lirici più prestigiosi del mondo ed è protagonista di acclamate registrazioni di opere e recital concertistici. Con lui e con le arie che canta da alcune delle più celebri opere del repertorio ottocentesco, con questo disco abbiamo modo di conoscere meglio il fascino ombroso del basso, la cui voce scava nelle anime e nei cuori di chi l’ascolta.

01) Giuseppe Verdi - Nabucco (I Atto: Gli arredi festivi... Sperate, o figli!... Come notte al sol fulgente)

L’inizio di questo recital è con il botto: è l’incipit di quella che è stata definita l’opera verdiana più risorgimentale, il Nabucco (con il libretto scritto da Temistocle Solera), celebre per il coro degli Ebrei Va’, pensiero, sull’ali dorate, cantato nel terzo atto. Il primo atto si apre nel tempio di Salomone, dove gli Ebrei e i Leviti invitano le vergini a pregare per la salvezza di Israele (I candidi veli, fanciulle, squarciate), perché il re degli Assiri, Nabucco, ha invaso la loro patria (aria del coro Gli arredi festivi giù cadano infranti [00.23 - 01.02]).

Fa il suo ingresso in scena Zaccaria (basso), profeta ebraico e gran sacerdote del tempio, dicendo che Dio ha già aiutato il suo popolo eletto in quanto Fenena, figlia del re Assiro, (che il sacerdote tiene per mano) è loro prigioniera ed è proprio grazie a lei che forse potrà ritornare la pace; per questo invita gli Ebrei a confidare nel loro Dio (aria Sperate, o figli!... [04.33 - 05.07]).

Preceduto da urla e lamenti, fa irruzione Ismaele, nipote di Sedecia re di Gerusalemme, per annunciare che Nabucco è ormai alle porte di Gerusalemme. Zaccaria affida Fenena a Ismaele, predicendo rovina al Dio di Belo nell’aria Come notte a sol fulgente [10.03 - 10.57].

 

02) Giuseppe Verdi - Nabucco (III Atto: Oh, chi piange - Del futuro buio discerno)

Ancora dal Nabucco di Verdi e ancora la ieratica figura del gran sacerdote Zaccaria che alla fine del III atto irrompe sulla scena subito dopo che il coro degli Ebrei, scoraggiato e avvilito, ha intonato proprio il Va’ pensiero. Colmo di furore, il canto del sacerdote (aria Oh, chi piange [00.01 - 00.37])

scuote gli animi dei compatrioti e li sprona alla ribellione, per porre fine al giogo assiro (Del futuro buio discerno [00.43 - 01.20])

con la quale afferma di aver visto nel futuro l’aiuto di Dio che porrà fine alla loro schiavitù (ecco rotta l’indegna catena!... ). Proprio queste arie fanno comprendere all’ascoltatore la fondamentale importanza della figura di Zaccaria, colui che guida la ribellione degli Ebrei contro l’invasore assiro, così come gli italiani vedranno simbolicamente in lui, ascoltando l’opera verdiana, l’intervento di Vittorio Emanuele II contro il dominio austriaco avviato con la Seconda guerra d’indipendenza.

 

03) Giuseppe Verdi - Simon Boccanegra (Prologo: A te l’estrem addio... Il lacerato spirito)

Sempre del sommo compositore di Busseto ecco il Simon Boccanegra, su libretto di Francesco Maria Piave, che narra le vicende dell’omonimo protagonista, un corsaro al servizio della Repubblica marinara di Genova nel XIV secolo, destinato a divenire il primo Doge della storia della repubblica ligure, appoggiato dal partito dei plebei che è avversario di quello dei nobili, capeggiato da Jacopo Fiesco (basso). Nel Prologo dell’opera, la notte prima dell’elezione, Paolo Albiani, capo del partito plebeo, e il suo amico Pietro devono decidere il nome del personaggio che dovrà ricoprire il ruolo; viene così scelto Simon Boccanegra. In quel momento giunge proprio Simone che apprende di essere stato scelto come futuro Doge, ma il corsaro rifiuta. Paolo lo convince ad accettare: se diventerà Doge, infatti, Simone potrà sposare la sua amata Maria, figlia del patrizio Jacopo Fiesco, da cui ha avuto una figlia illegittima. Ma in quel momento Fiesco esce dalla sua magione maledicendo il suo seduttore (aria A te l’estremo addio, palagio altero [00.27 - 01.27])

e piangendo la morte della figlia (Il lacerato spirito [01.35 - 02.49]).

 

04) Giuseppe Verdi - Attila (I Atto: Mentre gonfiarsi l’anima)

Ancora Verdi, con i librettisti Francesco Maria Piave e Temistocle Solera, con i quali diede vita al dramma lirico Attila, che vede quale protagonista il re barbaro (basso) che muove da Aquileia alla conquista di Roma. Il sovrano unno è innamorato di Odabella, figlia del signore di Aquileia, ma lei ha promesso il cuore al ribelle Foresto, il quale intende scacciare i barbari dalla sua terra. A notte fonda, alla fine del primo atto, mentre dorme nella sua tenda, Attila si sveglia di soprassalto e narra all’unno di guardia, Uldino, il sogno che ha appena fatto (aria Mentre gonfiarsi l’anima [01.47 - 04.19],

ossia che giunto alle porte di Roma, viene fermato da un vecchio che gli impone di arretrare di fronte alla terra di Dio, quello stesso vecchio che Attila troverà di fronte a sé proprio alle porte dell’Urbe eterna, con le fattezze del pontefice Leone I.

 

05) Giuseppe Verdi - Otello (II Atto: Credo in un dio crudel)

In assoluto, questa è una delle più celebri arie verdiane, cantata da uno dei personaggi più odiosi e odiati di tutto il teatro lirico, il perfido Jago (baritono, ma che può essere cantato anche da un basso) all’inizio del secondo atto, quando l’alfiere del generale dell’armata veneta Otello, verso il quale prova una profonda invidia e un indicibile odio, prosegue la sua opera di calunnia, convincendo il suo condottiero che la moglie di lui, Desdemona, lo tradisce con un altro ufficiale, il capitano Cassio, reo secondo Jago, di avergli usurpato ingiustamente quel grado. In questa celebre aria [00.41 - 01.51],

Jago ammette a se stesso di essere figlio di un dio crudele che gli ha istillato il seme dell’odio e di come possa provare un simile sentimento nei confronti del genere umano (E credo l’uom gioco d’iniqua sorte).

 

06) Fromental Halévy - La Juive (I Atto: Si la rigueur et la vengeance)

Passiamo ora al genere del cosiddetto grand-opéra, di cui il francese Fromental Halévy, insieme con Giacomo Meyerbeer, fu il massimo esponente nella prima metà dell’Ottocento in terra francese. La Juive, su libretto di Eugène Scribe e ambientata a Costanza, nella Svizzera del XII secolo, è sicuramente l’opera più famosa e conosciuta di Halévy e la cavatina Si la rigueur et la vengeance [00.22 - 01.25]

viene cantata nel corso del primo atto da Gian Francesco, cardinale di Brogni (basso), quando ha un colloquio con l’ebreo Éléazar, con la figlia di lui, Rachel (La Juive del titolo), la quale è innamorata del principe Léopold che lei crede sia in realtà un semplice studente ebreo, Samuel, e con Ruggiero, prevosto di Costanza.

                

07) Charles Gounod - Faust (II ATTO: Le veau d’or est toujours debout!)

Altro compositore francese, Charles Gounod, e il suo capolavoro, il Faust, il cui libretto, scritto da Jules Barbier e Michel Carré, è tratto dall’omonimo dramma teatrale di Johann Wolfgang von Goethe. Oltre all’omonimo protagonista dell’opera, l’altro personaggio fondamentale è Méphistophélès (basso), reso in modo sublime, tuttora ineguagliato, dal leggendario Fëdor Šaljapin. All’inizio del secondo atto, un coro di studenti, soldati e contadini canta una canzone da osteria, Vin ou bière. Valentino, fratello di Margherita, la fanciulla di cui è innamorato Faust, parte per la guerra e affida la fanciulla ai cari amici Wagner e Siébel. Nell’osteria, dove stanno bevendo Valentino e i suoi amici, giunge Méphistophélès che canta una canzone dedicata al Vitello d’oro (aria Le veau d’or est toujours debout! [00.08 - 00.50],

che Valentino considera offensiva nei confronti della sorella, giungendo al punto di sfidare a duello quello straniero, non immaginando che si tratta del demonio in persona.

 

08) Georges Bizet - Carmen (II Atto: Vivat! Vivat le torero! - Votre toast, je peux vous le rendre)

Concludiamo la carrellata dei compositori francesi con Georges Bizet e il suo capolavoro assoluto, Carmen, su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. Nel secondo atto, nell’osteria di Lillas Pastia, Carmen danza e canta con le amiche Mercedes e Frasquita, mentre entra il tenente Zuniga che cerca inutilmente di sedurre la bella sigaraia. Arriva anche il torero Escamillo, preceduto dai suoi ammiratori festanti (Vivat! Vivat le torero! [00.01 - 00.39])

il quale invita i presenti a un brindisi (Votre toast, je peux vous le rendre [01.03 - 02.30]),

con l’obiettivo di sedurre Carmen, che però lo respinge. Quest’ultima è una delle arie più famose di tutta la storia dell’opera lirica.

 

09) Modest Musorgskij - Boris Godunov (Prologo: Scena II - Incoronazione)

Il capolavoro del grande musicista russo rappresenta una delle opere liriche più titaniche e complesse della storia della musica, la quale si concentra sulla figura del protagonista, realmente esistito, riservata alla voce del basso. L’opera, ambientata tra gli ultimissimi anni del Cinquecento e i primi di quello successivo, vede Boris Godunov diventare Zar dopo l’assassinio del legittimo erede al trono, lo Zarevič Dmitrij Ivanovič, il figlio di Ivan il Terribile. Nonostante gli sforzi del nuovo Zar, la Russia precipita nel caos e nella povertà. Un giovane monaco, Grigorij, dopo aver lasciato il monastero, decide di ribellarsi e si fa passare per lo stesso Zarevič Ivanovič. Così facendo, riesce a sposare una nobile polacca e a convincere il re di Polonia a organizzare l’invasione della Russia con le truppe polacche. Boris Godunov, assillato da sensi di colpa e in preda alle allucinazioni, precipita nella follia e, poco prima di morire, designa come successore il proprio figlio Fëdor. Nella seconda scena del Prologo, avviene l’Incoronazione di Boris Godunov [05.48 - 08.13],

già assillato dai primi dubbi, con un’introduzione orchestrale tra le più geniali di tutta la musica operistica.

 

10) Modest Musorgskij - Boris Godunov (II Atto: Monologo)

All’inizio del secondo atto, dopo aver spronato il figlio Fëdor a continuare negli studi e a prepararsi un giorno nel prendere il suo posto sul trono russo, Boris Godunov si lascia andare a un penetrante monologo (Ho raggiunto il potere supremo [00.22 - 02.04]

nel quale sembra prefigurare le sciagure, i conflitti e la sua tragica fine.

 

11) Modest Musorgskij - Boris Godunov (II Atto: Morte di Boris)

Alla fine del secondo atto, quando viene a sapere dal principe Šujskij che un nuovo pretendente al trono preme ai confini dell’impero russo, Boris Godunov ha una crisi nervosa, allontana il suo consigliere e fa chiamare dai boiardi suo figlio Fëdor. Accasciato su una poltrona, lo Zar, prima di morire, vittima delle allucinazioni, nomina il figlio quale suo successore per poi chiudere per sempre gli occhi [00.01 - 01.50].

Andrea Bedetti

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