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Lunedì, 19 Dicembre 2016 16:01

Audiophile Sound 156 - novembre-dicembre 2016 - Guida all'ascolto: Légende per violino e orchestra (Sarasate, Paganini, Wieniawski, Bazzini)

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 156 - novembre-dicembre 2016

Légende per violino e orchestra (Sarasate, Paganini, Wieniawski, Bazzini)

 

La musica popolare che nasce e si sviluppa spontaneamente all’interno di un’etnia ha sempre esercitato un’irresistibile attrazione nei confronti del musicista “colto”: per il suo orecchio gli schemi ritmici del folclore musicale, le tipiche accentuazioni, le scale musicali con i loro intervalli dall’incerta classificazione, il “colore” degli strumenti e degli impasti timbrici, sono inconsueti e imprevedibili, e proprio per questo costituiscono un fortissimo stimolo alla fantasia creativa. Quando vuole attingere dal patrimonio della musica popolare, il compositore colto ne sottolinea le asperità e le originalità, ma nel contempo tende a codificarle e a ricondurle a schemi e a modi espressivi propri del linguaggio musicale tradizionale. Tutte le composizioni comprese nella presente registrazione sono esempi di questa sorta di contaminazione e di assimilazione di culture diverse.

La Fantasie sur des motifs de l’Opéra “Carmen” è a torto annoverata fra le Parafrasi, Fantasie e Variazioni su temi d’opera che affollano il panorama musicale dell’Ottocento. In realtà il compositore Pablo de Sarasate (1844 -1908), famoso virtuoso del violino e compositore soprattutto di musiche per l’appunto in stile popolare, ha semplicemente sostituito la voce umana con quella del violino, sfruttando a volte alcune risorse virtuosistiche dello strumento, ma lasciando sostanzialmente inalterato il disegno melodico e del tutto identico l’accompagnamento orchestrale. L’intera composizione potrebbe definirsi una terza Suite dall’Opera da affiancare alle due esistenti realizzate da Bizet stesso. Privata delle parole, dell’azione scenica e quindi della vicenda drammatica, la Fantasia restituisce tutta la suggestione del folclore musicale e degli stilemi della musica spagnola colti da Bizet.

[L’Introduction. Allegro moderato orchestrale immerge l’ascoltatore nella dimensione passionale dell’opera bizetiana con un tema che viene subito ripreso e ampliato dal violino che si abbandona a un sensuale virtuosismo [00.19 - 00.50].

Virtuosismo che aumenta ulteriormente [00.59 - 01.47]

per poi tramutarsi in un passaggio solistico irto di difficoltà [02.00 - 02.16]

che porta alla conclusione, sempre virtuosistica dello strumento solista con il tenue accompagnamento orchestrale. Seguono i quattro brani della fantasia, che cominciano con il Moderato, che vede gli archi gravi imbastire la celebre aria L’amour est un oiseau rebelle ripresa subito dal violino [00.07 - 00.40]

il quale dialoga poi con gli strumenti orchestrali, mostrando sempre un estremo virtuosismo [00.56 - 01.18]

che deflagra nella coda del brano [01.31 - 01.57].

Prosegue il Lento assai, che riprende un momento del primo atto, quando Carmen si prende gioco di Zuniga (l’aria è Tra la la ... Coupe-moi, brûle-moi), un brano che il violino affronta languidamente [00.06 - 00.37]

con un sentore squisitamente tzigano, per poi dipanare un tema decisamente virtuosistico, irto di difficoltà tecniche ed espressive [00.39 - 00.51]

e abbandonandosi ancora da un sentimento trasognato ripreso brevemente dal flauto [00.52 - 01.26].

È poi la volta dell’Allegro moderato, che riprende la Seguidilla (la tipica canzone folkloristica castigliana) presente sempre nel primo atto della Carmen, esposta dal violino con glissandi, trilli e pizzicati [00.15 - 01.00],

cui si allaccia immediatamente il Moderato-animato finale, che propone melodicamente la scena all’inizio del secondo atto, quando Carmen con le amiche Frasquita e Mercédès intrattengono lo stesso Zuniga e altri ufficiali, con un tempo che accellera sempre più nella coda. Un brano che esalta la tessitura spaventosamente virtuosistica del violino [00.01 - 00.56]

con passaggi davvero impervi [01.27 - 01.46]

fino all’esaltante finale [02.05 - 02.44] N.d.R.].

 

In Zigeunerweisen è l’anima musicale zingara-ungherese l’oggetto dell’attenzione di Sarasate. Il compositore e violinista spagnolo prende a prestito alcuni temi della tradizione zingara ungherese affidandoli al violino [00.13 - 00.39]

e “nobilitando” l’accompagnamento con il ricco organico dell’orchestra sinfonica [08.02 - 08.46].

Spicca fra tutte una struggente melodia in tempo lento [05.22 - 06.20],

l’unica curiosamente a non avere un’origine autenticamente tzigana essendo opera del compositore Elemir Scentirmay (1836-1908), come onestamente indicato da Sarasate nella prima edizione a stampa.

Paganini (1782 - 1840) nella sua produzione musicale spesso si divertiva ad attingere dal repertorio popolare. Al “Carnevale di Venezia” (presentato a volte anche col titolo Variazioni sulla canzonetta O mamma mamma cara) [00.01 - 01.07]

[che nel proseguo del brano assume caratteristiche altamente virtuosistiche [03.20 - 04.19]

N.d.R.] doveva essere particolarmente affezionato, stando a quanto afferma in una lettera del 12 dicembre 1829 al suo più caro amico Germi: «... le variazioni da me composte sulla canzonetta o mamma mamma cara superano ogni cosa. Io stesso non te ne so fare un quadro». Questa composizione ebbe un successo straordinario, tanto che durante tutto l’Ottocento fiorì un gran numero di edizioni a stampa contenenti molte variazioni attribuite falsamente a Paganini. Probabilmente per questa ragione il suo devoto allievo Camillo Sivori volle apporre la seguente frase sull’unico manoscritto autografo esistente delle variazioni: “Io certifico che questa è la vera scrittura e le vere variazioni di Paganini del Carnevale di Venezia. Parigi 11 marzo 1886 Camillo Sivori”. La presente interpretazione che si basa su questo manoscritto, ha eliminato le molte variazioni spurie che ancora oggi spesso vengono proposte come autentiche.

Nelle sue esecuzioni, seguendo una prassi in uso, Paganini faceva precedere le Variazioni da un’introduzione lenta. Per il Carnevale di Venezia utilizzava l’Adagio del suo Terzo Concerto [contraddistinto da un incipit pizzicato dell’orchestra [00.01 - 00.42]

seguito da una struggente melodia del violino [00.43 - 02.02]

N.d.R.]. «... un Cantabile in lunghe frasi melodiche, pieno di dolcezza e genialità. Niente poteva essere di gusto più puro o più adatto come modello ai cantanti, che l’esecuzione di questo pezzo». Tale fu l’impressione riportata nel 1831 da un cronista londinese dopo aver ascoltato Paganini suonare questo Adagio.

Anche La Ronde des Lutins, Scherzo fantastique di Antonio Bazzini (1818 -1897), rivela con evidenza l’influenza dello stile popolare. Il vorticoso ritmo di quartine [00.05 - 00.42]

che si alterna a momenti di languido rubato [02.56 - 03.30]

riporta inevitabilmente alla mente il carattere tipico della Csárdás. La composizione viene qui presentata in quella che doveva essere la sua concezione originale, cioè con accompagnamento orchestrale. La partitura è stata ricostruita sulla base delle indicazioni di strumentazione presenti nella prima edizione per violino e pianoforte del 1852.

Forse il titolo Légende dato da Henryk Wieniawski (1835 - 1880) alla prima di queste due composizioni è stato suggerito dall’atmosfera fiabesca che aleggia fin dall’iniziale misterioso apparire dei fagotti e dei corni [00.01 - 00.26].

Anche in questo caso lo spirito popolare è presente nella sezione centrale in cui il compositore allude a un particolare passo di danza di origine boema caratterizzato dal rapido battere dei tacchi [04.16 - 05.16].

 

La Polacca, come la maggior parte delle forme di danza, ebbe origine popolare, e come altre danze passò dal popolo alle corti e dalle corti ai salotti. La Polonaise de Concert in re maggiore di Wieniawski viene eseguita più spesso con accompagnamento pianistico; la versione per violino e pianoforte invita a scelte di tempo molto libere e all’uso frequente del rubato, e ciò le conferisce la fisionomia tipica della musica da salotto. La versione originale per violino e orchestra qui proposta consente invece di coglierne aspetti inediti che le restituiscono un carattere ora solenne [00.01 - 00.45],

ora eroico [01.26 - 01.53],

intenso [01.57 - 02.27] e drammatico.

Giovanni Angeleri

Giovanni Angeleri

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