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Venerdì, 27 Gennaio 2017 13:42

Audiophile Sound 157 - gennaio 2017 - Guida all'ascolto: Locatelli Concerti Grossi Op. 1 (1)

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 157 - gennaio 2017

Pietro Antonio Locatelli - Concerti Grossi Op. 1

 

 

 

 

 

 

Sebbene la sua importanza, nella storia e nell’evoluzione dell’arte violinistica, sia inconfutabile, non sappiamo poi molto della vita di Pietro Antonio Locatelli, che nacque a Bergamo il 3 settembre 1695. Si sa che fin da fanciullo mostrò il genio per la musica, soprattutto per il violino, al punto che appena adolescente fu accettato per suonare nella basilica bergamasca di Santa Maria Maggiore. Ma a sedici anni Locatelli lasciò il luogo natìo per trasferirsi a Roma, per continuare a studiare, cosa che fece sia come allievo di Arcangelo Corelli, sia del più acerrimo nemico di costui, ossia il violinista Giuseppe Valentini.

Sappiamo, inoltre, che Locatelli rimase in Italia fino al 1729, quando, ormai famoso come virtuoso del violino, decise di recarsi ad Amsterdam, che all’epoca era uno dei centri musicali più importanti e fecondi del vecchio continente, dove rimase per il resto della sua vita. Nella città olandese, il compositore e violinista bergamasco insegnò e diede vita a un’orchestra di musicisti dilettanti, oltre a portare avanti un fiorente commercio di strumenti musicali e corde per violini e a interessarsi di storia, filosofia, teologia e ornitologia. Senza dimenticare che proprio ad Amsterdam compose e pubblicò le sue opere concertistiche, facendole pubblicare da uno dei suoi amici più cari, l’editore Michel-Charles Le Cène, come nel caso della sua prima opera, i dodici Concerti Grossi a 4 e a 5 con 12 fughe, che fu composta nel 1721, quando ancora si trovava a Roma, ma che fece pubblicare solo in seguito da Le Cène proprio nella città olandese, in quanto ad Amsterdam il leggendario tipografo Estienne Roger (di cui Le Cène fu genero), a differenza dei tipografi veneziani e bolognesi, rimasti ancora fedeli al vecchio procedimento di composizione tipografica, in cui ciascuna nota veniva inserita sopra un pezzo diverso di metallo, cosa che impediva di includere nella stampa i veloci passaggi in semicrome e semi­biscrome, tipici della scrittura violinistica, nel 1690 riuscì a risolvere tale problema, incidendo ogni tipo di nota su piastre di rame. A partire dal 1740, poi, fu proprio Le Cène a rilevare la tipografia di Roger e a portare avanti con successo il suo lavoro, stampando, appunto le opere di Locatelli, tra cui i dodici concerti dell’op. 1 che, lo ricordiamo, si tratta di “concerti grossi” che investono quale protagonista l’intera orchestra, e non di concerti per violino solista e orchestra; ciò significa che queste composizioni presentano solo alcuni passaggi virtuosistici per il primo violino. Con questi dodici concerti il compositore e violinista bergamasco si conformò indubbiamente agli stili e alle forme del “concerto grosso”, che erano stati in precedenza condificati sia dal suo maestro Arcangelo Corelli, sia da altri compositori romani, come lo stesso Valentini e dal suo principale allievo, Giovanni Mossi. Tanto per ribadire le similitudini che ci sono tra quest’opera di Locatelli e quelle del suo maestro Corelli, basterà ricordare che nella divisione di questi dodici concerti, otto sono da chiesa e quattro da camera. Ma sia ben chiaro che l’op. 1 di Pietro Antonio Locatelli, che in questa registrazione vede la presenza dei primi sei dei dodici concerti, non rappresenta minimamente un’imitazione o, per dirla in termini attuali, un “copia & incolla” della celeberrima op. 6 di Corelli ma, semmai, ne rappresenta un compromesso evoluto tra la tradizione e l’innovazione, tale da conquistare gli ascoltatori del tempo, poiché dopo aver avuto un grande successo in Olanda, anche il pubblico inglese rimase affascinato dalla bellezza e dalla sontuosità di questi concerti. Peculiarità che l’ensemble La Follia Barocca, con il primo violino Enrico Casazza, riesce a riproporre in una maniera decisamente felice, restituendo il fascino di un’epoca musicale che ha ancora molto da dire e raccontare.

Andrea Bedetti

 

1) Concerto N.1 in Fa maggiore          

È sufficiente ascoltare l’Allegro di questo concerto grosso per rendersi conto di come Locatelli riesca a lavorare con i pesi e i contrappesi timbrici nell’economia orchestrale. Dopo una brevissima introduzione, il primo violino elabora il tema [00.06 - 00.12]

che viene subito ripreso e ampliato dagli altri archi [00.13 - 00.50]

in un gioco di richiami che porta fino alla conclusione del movimento. Il brevissimo Largo vede primeggiare il primo violino che imbastisce un rapidissimo tema [00.01 - 00.07]

che gli archi gravi riprendono dandogli un connotato di mestizia [00.17 - 00.37].

Segue un nuovo Allegro contrassegnato da un interessante fugato imbastito dal primo violino [00.01 - 00.07],

su cui poi gli altri archi dipanano fioriture ed elaborazioni di alto pregio [00.08 - 00.57].

L’alternanza dei tempi viene poi garantita da un altro Largo, più elaborato rispetto al primo, con una tessitura orchestrale che crea un senso di attesa [00.16 - 01.04]

il quale viene risolto con l’irruzione dell’Allegro finale. Quest’ultimo movimento, il più lungo del concerto, dopo un’estesa introduzione [00.01 - 00.50]

vede di nuovo dialogare il primo violino con i secondi violini solisti [00.51 - 01.31].

Un dialogo che porta felicemente fino al termine del movimento e del concerto.

 

2) Concerto N.2 in Do minore

A differenza del primo, questo secondo concerto prende avvio con un dolente e delicato Adagio, attraverso il quale gli archi acuti dialogano mestamente con quelli gravi [00.01 - 00.50].

Un dialogo che si sviluppa ulteriormente nella seconda metà del movimento, soprattutto da parte dei violini [01.04 - 01.55].

L’Allegro che segue inizia in modo dimesso, con il primo violino che si alterna ai secondi violini solisti [00.01 - 00.40].

A questo punto il dialogo si amplia, investendo tutta l’orchestra [00.55 - 01.35]

che prosegue fino alla fine del movimento. Il Largo seguente pone un elemento riflessivo che sembra rallentare il tempo, con un incedere degli archi gravi che lasciano la tessitura del tema e il suo sviluppo a quelli acuti [00.36 - 01.27].

Segue un Allegro che vede ancora l’intera orchestra elaborare un tema [00.01 - 00.15]

che viene poi sviluppato di volta in volta dagli archi acuti [00.25 - 01.03],

con il clavicembalo nel ruolo del basso continuo. Un altro Allegro conclude il concerto con un tema gaio [00.01 - 00.18],

sul quale il primo violino e i secondi violini solisti ordiscono dapprima delle fioriture [00.19 - 00.48]

per poi elaborarlo ulteriormente [00.59 - 01.30].

 

3) Concerto N.3 in Fa maggiore

Il Largo iniziale è intriso di dolcissimo lirismo [00.32 - 01.05]

e coinvolge l’intera orchestra, anche se nella seconda parte esprime un velo di sottile tristezza [01.06 - 01.43],

per poi lasciare spazio a un Allegro nel quale gli strumenti ad arco esprimono singolarmente un tema che si amplia progressivamente nel corso del movimento [00.01 - 01.02],

dando vita, soprattutto con i violini, a una serie di fioriture e abbellimenti [01.09 - 01.41].

Segue un particolarissimo movimento, Largo, Allegro, Largo, Allegro, Largo, che vede un tema esposto nell’alternarsi di tre tempi lenti a due veloci, nel quale dapprima un ritmo puntato crea una sorta di attesa [00.01 - 00.24],

che lascia spazio poi a un brevissimo tempo allegro [00.27 - 00.36],

seguito ancora da un largo puntato che finisce in diminuendo [00.38 - 01.01],

che si alterna ancora con un breve allegro [01.03 - 01.12],

che si tramuta a sua volta ancora in un largo ritmicamente reiterato [01.14 - 02.05],

il quale porta alla fine del movimento. Locatelli, a questo punto, fa seguire un tempo Vivace squisitamente cantabile [00.01 - 00.40],

nel proseguo del quale il primo violino e i secondi violini solisti si alternano nella tessitura del tema [01.13 - 01.45].

Da ultimo, chiude il concerto un altro Allegro, dal quale traspare una grande felicità [00.25 - 00.58] in cui primeggia soprattutto il primo violino.

 

4) Concerto N.4 in Mi minore

Un Adagio introduttivo austero [00.01 - 00.34]

dà inizio a questo concerto per poi addolcirsi nel proseguo [00.35 - 01.22].

Segue un Allegro che vede protagonista il primo violino che espone un brevissimo tema subito ripreso dagli altri violini [00.02 - 00.50].

Tale tema assume poi un ulteriore ampliamento che vede coinvolta l’intera orchestra [00.59 - 01.53].

Il successivo Largo vede primeggiare soprattutto il violoncello al quale spetta la linea principale [00.01 - 00.22],

sorretto di volta in volta dagli archi acuti [00.34 - 01.22],

con la solita presenza del clavicembalo come basso continuo. L’Allegro conclusivo vede ancora un elaborato colloquio tra il primo violino e i secondi violini solisti [00.01 - 00.36]

che portano a un passaggio virtuosistico degli stessi [00.37 - 01.27],

riproposto fino al termine del movimento.

 

5) Concerto N.5 in Re maggiore

Anche questo concerto inizia con un tempo lento, un Largo maestoso [00.01 - 00.39],

che lascia spazio a una melodia cantabile [01.10 - 01.48].

Subentra un Allegro giocoso nel quale a fare la parte del leone è il primo violino [00.01 - 00.40]

che dialoga in modo serrato con gli altri violini [00.50 - 01.28].

Il Largo che segue assume i contorni di un mesto e dolente corteo [00.01 - 00.50]

che, infine, porta all’Allegro conclusivo, uno squarcio di luce che si irradia annientando il grigiore precedente [00.01 - 00.30]

e lasciando posto al solare virtuosismo del primo violino [00.31 - 01.14].

 

6) Concerto N.6 in Do minore

A parte solo il primo concerto, tutti gli altri che seguono, compreso questo, vedono un tempo lento dare inizio alla musica. Qui a farlo è un lungo Adagio che prende avvio sulla tessitura di un tema che si dispiega lentamente [00.01 - 00.42]

ripreso a sua volta dal primo violino, che si lascia andare a un canto dolcissimo [00.43 - 01.37]

al termine del quale il tema orchestrale traghetta il primo violino a rielaborare una seconda volta lo sviluppo tematico. Il contrappuntistico Allegro che subentra risulta oltremodo severo [00.01 - 00.58]

in un confronto tra il primo violino e gli altri sttumenti che porta alla conclusione del movimento. Segue un breve Largo che, a differenza dell’Adagio iniziale, risulta essere più melodico e cantabile [00.01 - 00.40].

Conclude un tempo Allegro incalzante, che vede ancora protagonista il primo violino che invita gli altri violini a un dialogo serrato, ma mai drammatico [00.01 - 00.38].

Questo “gioco delle parti” viene arricchito e ampliato fino alla conclusione del movimento stesso [02.03 - 02.49].

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