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Venerdì, 02 Giugno 2017 23:08

Audiophile Sound 160 - aprile 2017 - Guida all'ascolto: Telemann - Sonate & Concerti per flauti

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 160 - aprile 2017

Georg Friedrich Telemann - Sonate & Concerti per flauti

 

 

 

 

 

 

 

Non si può restare indifferenti quando si viene a sapere che uno dei tre più grandi compositori del Barocco tedesco, Georg Friedrich Telemann (gli altri due sono, ovviamente, Johann Sebastian Bach e Georg Friedrich Händel), sebbene fosse stato fondamentalmente un autodidatta, è l’autore di un catalogo a dir poco impressionante per numero di brani che vanno a coprire praticamente tutti i generi musicali dell’epoca (basterà ricordare che compose più di seicento tra ouverture e sinfonie e ben novecento cantate!).

Ma oltre ad essere stato un prolifico e prodigioso autore (Händel che, oltre ad essere parco nel complimentarsi con i colleghi coevi, fu anche un grande amico del nostro, una volta affermò che il musicista di Magdeburgo era «capace di scrivere un mottetto a otto voci più velocemente di una comune lettera»), Telemann fu anche un virtuoso di vari strumenti (e da qui si comprende la sua eccelsa capacità nel sapere orchestrare), tra i quali il violino, il clavicembalo e il flauto diritto.

Eppure, l’arte musicale rischiò di perdere Telemann nel novero dei sommi compositori in quanto la sua straordinaria attitudine per le sette note fu osteggiata fin da fanciullo dal padre, un rigido pastore evangelico di Magdeburgo. Per fortuna, il giovane Georg Friedrich ebbe nei primi anni degli insegnanti che, oltre a fornirgli le fondamenta necessarie, sulle quali Telemann riuscì poi a edificare la sua impareggiabile musica, lo fecero si può dire di nascosto dal severo genitore prima (che morì nel 1685) e poi dall’altrettanto rigida madre, la quale era convinta che il figlio stesse (ed era vero!) applicandosi agli studi di giurisprudenza in quel di Lipsia, anche se poi cambiò facoltà, scegliendo quella riservata agli studi umanistici. Ben presto, però, anche gli studi letterari fecero la stessa fine di quelli giuridici (non si dimentichi, ad ogni buon conto, che Telemann fu anche un raffinato letterato, capace di scrivere i testi di diverse sue opere e cantate) e il nostro, liberatosi anche dal giogo dell’anziana madre, poté finalmente dedicarsi completamente alla musica fondando a Lipsia un “Collegium musicum” del quale fecero parte musicisti e studenti.

Queste poche informazioni biografiche ci fanno comprendere come Telemann, nato in una città chiusa ad ogni aspetto cosmopolita e alla comunicazione culturale qual era all’epoca la protestante Magdeburgo, fu animato fin da bambino da un fortissimo spirito di indipendenza, davvero insolito per quei tempi, un’indipendenza che poi trovò sfogo nella musica, la quale si aprì ai gusti e ai generi più vari, facendo di lui un musicista tutt’altro che tradizionalista, capace di assimilare nel corso del tempo le varie mode e le visioni artistiche che si affacciarono fin dall’inizio del XVIII secolo. Non per nulla, la sua lunghissima parabola creativa (quasi settant’anni di attività!) gli permise di impadronirsi delle diverse fasi musicali dal pieno Barocco passando poi allo Stile galante e al cosiddetto Empfindsamer Stil (ossia lo “stile sentimentale”) fino alle soglie del Classicismo, con una prodigiosa capacità di aggiornamento stilistico che si mantenne tale fino a oltre gli ottantacinque anni di vita.

Si è accennato prima che il grande compositore magdeburghese fu anche un notevole esecutore del flauto dolce o diritto, come viene testimoniato appunto da questa registrazione che, oltre a gettare un fascio di luce in quello sterminato mare magnum che è la musica da camera e da intrattenimento (di cui la celeberrima Tafelmusik rappresenta la proverbiale punta dell’iceberg), ci permette di cogliere e apprezzare l’universalità della musica telemanniana attraverso l’arte trascrittiva, nella quale i flauti dolci sostituiscono, appunto, gli strumenti originari, una prassi questa coltivata largamente nel corso del Barocco e che trova nelle composizioni del musicista tedesco un terreno squisitamente ideale. Inoltre, questa registrazione, frutto di una attenta ricerca in chiave filologica e musicologica (come d’abitudine per un ensemble di prestigio qual è l’Accademia del Ricercare con il direttore Pietro Busca), dà modo all’ascoltatore attento e curioso, ma poco avvezzo con la musica di Telemann, di prendere contatto con un autore al quale la storia ha riservato un destino assai particolare.

Infatti, se nella prima metà del XVIII secolo Telemann godette, come compositore, di una notevole fama in buona parte d’Europa, con l’avvento dell’Ottocento, a causa dell’eccessiva prolificità del suo catalogo (che ammonta a più di cinquemila titoli), le sue opere vennero considerate sempre più con sospetto o indifferenza. Ma di tutto ciò il povero Telemann non ebbe di certo nessuna colpa, ma fu solo vittima del fatto che i cambiamenti avvenuti nella società e nella cultura europee portarono inevitabilmente a una diversa percezione estetica della musica, che causò un brusco rovesciamento della sua reputazione e della ricezione delle sue opere. Reputazione e ricezione che adesso, a inizio del terzo millennio, devono riprendere in serie considerazione la grandezza di questo musicista, per nostra fortuna avvocato e letterato mancato.

1) Concerto Polonaise TWV 43: G7 per quattro flauti e basso continuo

Prima si è detto di come Telemann fu un musicista straordinariamente curioso, sempre interessato nell’acquisire nuove conoscenze in ambito musicale e non solo. Questo concerto ne è un perfetto esempio, visto che il compositore di Magdeburgo si mostrò affascinato dalle melodie e dai ritmi slavi, in particolar modo di quelli polacchi. E in effetti quest’opera è ispirata al folklore polacco (mutuata, però, dalla consuetudine stilistica francese). La peculiarità di questo concerto è davvero originale già all’ascolto del primo movimento, che riporta come indicazione di tempo il termine “Dolce”, contrassegnato da una cantabilità tale [00.01 - 00.47]

da vantare caratteri quasi “esotici” per il fatto che la linea melodica è assai lontana dalla pratica dell’epoca. L’“Allegro” continua a proporre passaggi melodici che richiamano il folklore polacco [00.34 - 01.12],

mentre il “Largo” riporta la struttura a confrontarsi con fattezze decisamente più convenzionali [00.01 - 00.40].

Il concerto, però, si conclude con un “Allegro” la cui vena popolare polacca sembra rendere assai eccentrica la vivace energia di cui è permeato [00.21 - 00.55].

 

2) Trio sonata in Mi minore TWV42:e2 per due flauti e basso continuo

In questa sonata, nella quale Telemann riversa tutta la sua straordinaria inventiva, i due flauti diritti prendono il posto del flauto traversiere e dell’oboe, ma il risultato, in fatto di bilanciamento timbrico e fascino, non cambia. A cominciare dal delicato “Affettuoso”, nel quale i due flauti si abbandonano a un soave e intenso colloquio, come può esserlo quello tra due innamorati che alternano parole a baci e carezze [00.01 - 00.54].

L’“Allegro” che segue vede i due flauti incalzarsi ed inseguirsi spensieratamente, anche se non mancano fuggevoli momenti in cui il suono si rabbuia come in una giornata luminosa quando il sole viene offuscato brevemente da una nuvola solitaria [00.43 - 01.22].

Anche qui vi è un tempo denominato “Dolce”, in cui la luce del giorno lascia spazio a una calda e immota notte d’estate con i flauti che dolcemente sembrano lasciarsi andare a teneri pensieri contemplando la purezza delle stelle [01.05 - 01.42].

Il “Vivace” che conclude la sonata è all’insegna di una danza galante in cui i due flauti alternano passi galanti ad altri in cui invece traspaiono passione e rapimento [00.01 - 00.52].

 

03) Introduzione a tre in do maggiore TWV42:C11 (da Der Getreue Musik-meister) per due flauti e basso continuo

Sotto il titolo di Der Getreue Musik Meister (ossia “Il maestro di musica fedele), stampato ad Amburgo nel 1728, Telemann raccolse diverse arie, duetti, trii per differenti voci, sonate, ouverture, contrappunti, canoni e fughe per diversi strumenti, divisi in venticinque lezioni o giornate. Tra i vari brani vi è anche questa Introduzione, suddivisa in sette movimenti, che prende avvio con un “Grave/Vivace”, in cui la prima parte ha l’incedere di un preludio [00.01 - 00.38],

che lascia poi spazio a un eloquio sbarazzino [00.47 - 01.23].

Segue un “Andante” che vanta un tono mesto [00.39 - 01.00].

Seguono poi cinque brevi movimenti, ognuno dei quali porta il nome di un celebre personaggio femminile della cultura classica: si inizia con “Xantippe”, su un ritmo veloce [00.26 - 00.45],

“Lucretia”, un delicato Largo [00.01 - 00.29],

“Corinna”, espressa da un giocoso Allegro [00.36 - 00.56],

“Clelia”, su tempo spiritoso [00.01 - 00.35]

e “Dido”, un Triste/Disperato che riprende la tragica figura virgiliana [00.34 - 01.21].

 

4) Trio sonata in re maggiore TWV 42:D5 (da Tafelmusik) per due traversieri e basso continuo

Ecco un brano tratto dalla raccolta Tafelmusik, che prende avvio con un elegante e raffinato “Andante”, in cui i due flauti traversieri si alternano nell’elaborazione del tema [00.49 - 01.18].

L’“Allegro” che segue è contrassegnato da una leggiadra gaiezza, dove però la spensieratezza non deborda mai da una forma delicata [00.50 - 01.17],

cui lascia posto a un “Grave/Largo” [00.01 - 00.47],

che lascia trasparire una grande desolazione, contrassegnata dagli accenni dissonantici dell’inizio. Conclude la sonata un grazioso “Vivace”, dall’incedere squisitamente danzante [00.01 - 00.51].

 

5) Concerto in fa maggiore TWV 40:202 (Trascrizione per quattro flauti)

La bellezza di questo concerto non perde assolutamente nulla nella versione per quattro flauti diritti. A cominciare dall’“Adagio/Allegro” iniziale in cui il tono meditabondo dell’incipit [00.01 - 00.28]

lascia poi spazio a un Allegro aggraziato e squisitamente ritmato [00.30 - 00.54].

Segue un “Grave” [00.01 - 00.50]

che lascia spazio a una mesta riflessione e che si conclude con un “Allegro”, contrassegnato da un perfetto bilanciamento nelle quattro voci [00.01 - 00.48].

 

6) Quartetto in re minore TWV43:d1 (da Tafelmusik) per flauto dolce e due traversieri

L’ultimo brano, che pone fine alla registrazione, è un ennesimo omaggio alla raccolta Tafelmusik, nel quale un flauto diritto e due flauti traversieri mettono in risalto le peculiarità del loro timbro. Il Quartetto prende avvio con il consueto “Andante”, con i tre strumenti a fiato che danno subito avvio a un tema che si alterna nel reciproco colloquio [00.40 - 01.13].

Segue un “Vivace”, in cui il flauto dolce e i due traversieri si alternano nel ruolo di strumento principale, dando vita a un colloquio incalzante [00.01 - 00.55],

tempo che lascia spazio a un affascinante “Largo”, in cui il flauto diritto si pone tra i due traversieri, elaborando e sviluppando il tema da loro esposto [00.01 - 01.02].

Conclude il solito tempo veloce, un trascinante “Allegro” in cui tutti gli strumenti danno sfogo al loro virtuosismo [00.29 - 00.52].

 

Andrea Bedetti

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