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Mercoledì, 20 Marzo 2019 14:04

Audiophile Sound 172 - marzo 2019 - Guida all'ascolto: Festival Velut Luna!

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 172 - marzo 2019

Festival Velut Luna!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guida all’ascolto CD AS172

Festival Velut Luna

Chi ha un’anima audiofila e conosce anche per sommi capi le principali label che fanno della qualità del suono il loro credo, sa perfettamente che ogni etichetta discografica ha la sua “filosofia di registrazione”, che con l’andare del tempo diventa il suo “marchio di fabbrica”. Questo vale anche per una delle più gloriose case discografiche del nostro Paese, la Velut Luna, che è stata fondata nel 1995 da Marco Lincetto, il quale, a sua volta si è fatto un nome come ingegnere del suono tra i più apprezzati e stimati e non solo in ambito nazionale. La Velut Luna (chi si chiede che cosa significhi questa locuzione, deve sapere che è il secondo verso di O Fortuna, uno dei testi poetici più famosi dei Carmina Burana, utilizzati da Carl Orff nella sua celebre, omonima opera, e in latino vuol dire “Come la luna”) ha sede a Casalserugo, in provincia di Padova, e finora in più di ventitré anni di attività (è stata fondata nel 1995) ha prodotto più di trecento dischi, tutti contrassegnati da una cura attenta, se non maniacale, per restituire a chi ascolta non solo ogni informazione sonora, ma anche la magica impalpabilità che si cela dietro ogni riproduzione musicale.

Se si va sul sito dell’etichetta padovana, qual è la “filosofia” che la contraddistingue, si può leggere: «Velut Luna pensa che ogni esecuzione di musica vera, cioè suonata dal vivo, da musicisti attuali, su strumenti acustici e in un ambiente vero, sia unica e irripetibile. Ogni strumento suonato da due musicisti diversi o due diversi strumenti suonati dallo stesso musicista ma in una diverso ambiente e in momenti diversi non avranno mai lo stesso suono. L’obiettivo di Velut Luna è di documentare con i mezzi più idonei l’avvenimento musicale mentre sta accadendo, senza togliere e senza aggiungere niente all’evento musicale. Il nostro intento è di rifiutare qualunque forma di standardizzazione e omologazione del suono».

Una filosofia che i nostri lettori possono ascoltare attraverso il CD che è allegato a questo numero di Audiophile Sound, che rappresenta una sorta di “Festival” (tale è appunto il titolo del disco) introduttivo alle scelte artistiche e al tipo di suono voluto e ottenuto da Marco Lincetto. Scelte artistiche che non hanno preclusioni o pregiudizi (si va dalla musica classica al jazz, passando attraverso la musica popolare) e con un suono che dev’essere espressione di una totale naturalezza timbrica, immune da artifici, colori ed enfasi che non le appartengono.

Una filosofia, quindi, che ha permesso a Marco Lincetto (il quale impiega sistemi di registrazione basati sugli standard PCM 24/96 e DSD, per realizzare incisioni di qualità superiore, utilizzabili anche per i nuovi formati ad alta risoluzione DVD Audio e SACD) di mettere in vendita le sue registrazioni non solo attraverso formati fisici, ma anche in modalità liquida, appoggiandosi a una piattaforma quale HDTracks (http://www.hdtracks.com/music/label/view/id/161/), dopo che alla fine dello scorso anno HDmusicStore, la prima piattaforma italiana di distribuzione di musica liquida ad alta definizione, ha cessato la sua attività.

 

01) Wolfgang Amadeus Mozart - Le Nozze di Figaro, Ouverture

Il CD si apre con uno dei brani più famosi di Mozart, l’Ouverture da Le nozze di Figaro, opera composta tra l’autunno del 1785 e la primavera dell’anno successivo. La leggenda vuole che il divino salisburghese abbia scritto l’Ouverture il giorno stesso della prima rappresentazione avvenuta al Burgtheater di Vienna il 1° maggio 1786. Fatto sta che questa pagina sinfonica rappresenta un miracolo di irresistibile verve e di perfetto equilibrio, capace di simboleggiare meravigliosamente la “folle giornata” raccontata dalla musica di Mozart e dal mirabile libretto di Lorenzo Da Ponte. Tutto il brano gioca sul tema principale [00.24 - 00.49],

con un susseguirsi di brevissimi sviluppi che richiamano le varie arie dell’opera [01.32 - 01.55]

e che portano fino all’apoteosi finale [03.30 - 04.13].

 

02) Gioachino Rossini - Petite Messe Solennelle, Kyrie

Dopo aver fatto felici le platee di tutta Europa con le sue opere liriche serie e buffe, Rossini, una volta ritiratosi a vita privata nella sua villa alle porte di Parigi, decise che era giunto il momento di comporre solo per sé, manifestando quindi la sua arte nel modo più puro e veritiero. Ecco, allora, che la Petite Messe Solennelle, scritta nel 1863 per dodici voci, due pianoforti e un harmonium, si rivela essere uno dei suoi capolavori assoluti, a cominciare dal Kyrie, pagina di una profondità e di una sagacia creativa davvero uniche. Kyrie che inizia in un tono agrodolce con i pianoforti e l’harmonium per poi vedere l’irruzione delle voci che dapprima elaborano il tema [00.01 - 01.12]

e dipanare subito dopo una melodia dolcissima intrisa di melanconia [01.48 - 02.32].

Il cuore del brano è dato dal meraviglioso e intenso passaggio polifonico [02.40 - 03.30],

alla fine del quale ritorna il tema iniziale che porta fino alla conclusione.

 

03) Saverio Mercadante - Concerto in mi minore per flauto e orchestra d’archi - Rondò russo

Il concerto per flauto del pugliese Saverio Mercadante, scritto quando era ancora studente a Napoli, non solo rappresenta una delle sue opere più famose, ma è anche una delle pagine più amate del concertismo flautistico. E questo vale soprattutto per l’ultimo movimento, il Rondò russo, un Allegro vivace squisitamente marziale, contraddistinto da un ritmo ben marcato, in cui lo strumento solista si esibisce in autentici pezzi di virtuosismo e con l’orchestra che elabora un accompagnamento di chiara matrice operistica. Il movimento inizia subito con il flauto che espone il tema principale, sostenuto dagli archi [00.01 - 00.46],

cui segue lo sviluppo dato dal flauto [00.47 - 01.30]

ricco di spunti virtuosistici. Il proseguo è contrassegnato da un alternarsi dello strumento solista e dagli interventi orchestrali che rimarcano un tipico andamento ritmico che richiama per l’appunto atmosfere russe.

 

04) Adriano Lincetto-Giorgio Erminio Fantelli - 9 Villotte Pavane per coro femminile, Sento sonare la campana a morto

Adriano Lincetto, padre di Marco Lincetto, patron della Velut Luna, è stato un grande pianista e un eccelso compositore del Novecento, molto attento alla tradizione musicale popolare veneta, come testimoniano le Villotte Pavane (le “Vilote” sono dei componimenti poetici del Cinquecento scritti nell’antica lingua veneta) composte per coro femminile. Le Vilote vedono i testi di Erminio Fantelli e quella inserita nella registrazione è un brano soavemente polifonico [00.01 - 00.38],

che mette in luce la capacità compositiva di Lincetto nell’evidenziare linee canore che si intrecciano magicamente.

 

05) Adriano Lincetto - 24 Melodie per voce vocalizzante e pianoforte, Molto calmo, Espressivo

Concepite, a livello programmatico sulle ventiquattro tonalità, questi pezzi nascono come esercizio di studio per i cantanti lirici, ai quali il pianista e compositore veneto dedicò molta importanza a livello didattico. La melodia Molto calmo, Espressivo evidenzia una tessitura melanconica, rarefatta [00.31 - 01.06]

che esalta il registro medio-acuto e sulla quale sembra aleggiare una sfumatura debussyana e raveliana.

 

06-07-08) Giulio Andreetta - Tre Pezzi Brevi, per pianoforte solo, Lento, Andante, Prestissimo

Pianista e compositore, sebbene ancora giovane, Giulio Andreetta si è fatto già un nome nel panorama della musica colta attuale per via di una scrittura compositiva raffinata e vicina a un certo minimalismo, come viene testimoniato in questi Tre Pezzi Brevi in cui condensa un timbro e un eloquio melodico mai fine a sé stesso. La dimensione contemplativa del Lento [00.01 - 00.56]

introduce l’ascoltatore al mutamento ritmico dell’Andante [00.08 - 01.35]

che dipana un tema cristallino, il quale esplode [00.01 - 00.55]

nel Prestissimo, ricco di spunti virtuosistici.

 

09) Pietro Domenico Paradisi - Toccata, per quartetto di chitarre

Ascoltando questo brano, a molti tornerà in mente l’intervallo delle trasmissioni proposta dalla RAI nel corso degli anni Ottanta. Ebbene, l’autore di questo brano è stato un musicista del Settecento, il napoletano Pietro Domenico Paradies o Paradisi. Della sua produzione è assai noto proprio l’Allegro dalla Sonata VI in la maggiore, conosciuto anche come Toccata in la maggiore, spesso eseguita con l’arpa, ma che qui viene proposta efficacemente con un quartetto di chitarre. Il gioco ritmico si dipana fin dall’inizio e il fascino del brano, incalzante e melodioso, viene reso benissimo anche dal quartetto di chitarre [00.36 - 01.12],

che riescono pienamente a restituire il senso “pizzicato”.

 

10) Gioachino Rossini - La Danza (Tarantella)

La danza, composta nel 1835, è una canzone di Gioachino Rossini, nel tempo della tarantella napoletana, ed è l’ottavo brano presente nella raccolta Les soirées musicales (1830-1835), con i testi del conte Carlo Pepoli, già librettista dell’opera I puritani di Vincenzo Bellini. Questo brano, oltre ad essere stato uno dei cavalli di battaglia di Enrico Caruso, ebbe anche un grande successo grazie a Luciano Pavarotti. Qui la voce e il pianoforte vengono sostituiti dal quartetto di chitarre che rendono il senso ritmico [00.01 - 00.54]

e che dipanano poi il tema centrale [01.00 - 01.30].

 

11) Anonimo dell’Azerbaijan - Ayrilik

Ayrilik è una delle canzoni più famose della musica popolare azera, un termine che significa “separazione” e narra di come sia doloroso per chi si ama separarsi nelle notti scure, senza nemmeno guardare per un’ultima volta gli occhi e il viso dell’innamorato. Questo brano, oltre alla voce femminile di Angela Centanin, alla chitarra classica di Nicola Benetti e alla viola di Irene Benciolini, vede la presenza di due tipici strumenti orientali, l’oud di Ruben Medici e il duff di Francesco Trespidi, che danno vita a un’atmosfera magicamente esotica [01.10 - 02.20].

 

12) Michele Giacomazzi-Francesco Giacomelli-Diego Vergari - Blues in Fa Diesis

Non poteva mancare anche un brano jazz fusion, composto da Michele Giacomazzi alla chitarra elettrica, Francesco Giacomelli al basso e Diego Vergari alla batteria, con il quale il disco finisce nel migliore dei modi. Il tipico incedere dato dalla chitarra elettrica [01.09 - 01.51]

si appoggia benissimo alla sezione ritmica data dal basso e dalla batteria, dando vita a spunti distorti e a uno sviluppo tematico [02.02 - 02.55]

che riporta alla mente il magico blues made in New Orleans.

Andrea Bedetti

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