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Lunedì, 11 Novembre 2019 13:34

Audiophile Sound 175 - autunno 2019 - Guida all'ascolto: Berlioz - La sinfonia fantastica (versione audiofila)

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 175 - autunno 2019

Berlioz - La sinfonia fantastica (versione audiofila)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spesso un atto creativo, un capolavoro sono il frutto di una profonda crisi esistenziale, di un profondo periodo depressivo, dal quale si esce quando l’opera d’arte è stata realizzata. Ed è proprio quanto avvenne al compositore francese Hector Berlioz, il quale seppe dare vita a una delle più grandi sinfonie di tutta la storia della musica grazie alla disperata crisi nella quale precipitò dopo essersi innamorato perdutamente dell’attrice irlandese Harriet Smithson, che vide per la prima volta una sera del settembre 1827 a Parigi, durante una rappresentazione dell’Amleto di Shakespeare, nella quale la giovane aveva il ruolo di Ofelia. Dopo averla vista recitare, Berlioz rimase folgorato e prese a corteggiare insistentemente la giovane artista, la quale però fece capire al compositore francese che lei non corrispondeva il suo sentimento, arrivando al punto di dirgli che «niente era più impossibile del loro amore».

Il definitivo rifiuto di Harriet gettò Berlioz in uno stato di estrema disperazione, ma senza saperlo il suo diniego trasformò la prostrazione psicologica del compositore in una poderosa e inarrestabile energia creativa, come scrisse in una lettera al padre: «Guardo quel vasto orizzonte e il sole, e soffro così tanto, così tanto, che se non mi contenessi mi metterei a urlare e a rotolarmi per terra. Ho trovato soltanto una maniera di soddisfare completamente quest’immensa fame d’emozioni, e questa è la musica. Senza di essa, sono certo che non riuscirei a sopravvivere».

Nacque così, in poco più di tre mesi, la Sinfonia fantastica (anche se la corretta traduzione di Symphonie fantastique dovrebbe essere “Sinfonia immaginaria”), la quale fu presentata il 5 dicembre 1830 nella sala del Conservatorio di Parigi, sotto la direzione di François Antoine Habeneck, riscuotendo un grandissimo successo.

Una delle novità più interessanti di questa sinfonia riguardò la presenza di un cosiddetto “Programma”, nel senso che Berlioz diede a ognuno dei cinque movimenti un titolo, oltre a scrivere una sorta di presentazione che andava a riassumere la vicenda, la quale narrava le vicissitudini vissute da un giovane artista (lo stesso Berlioz) dopo essersi innamorato perdutamente di una giovane (l’attrice irlandese Smithson). In seguito, tale “Programma” venne abolito dal compositore francese, ma i titoli dei movimenti non subirono modifiche.

Il caso volle che durante la composizione della Sinfonia fantastica, in cui riversò tutto il suo amore infelice per la giovane Harriet, Berlioz divenne promesso sposo e amante della pianista Camille Moke, ma nel periodo in cui il musicista si trovava a Roma, la giovane decise di rompere il fidanzamento e sposare il famoso (e facoltoso) costruttore di pianoforti Pleyel. Appena lo seppe, Berlioz saltò in carrozza e partì come una furia per tornare a Parigi, deciso a uccidere a colpi di pistola Camille, sua madre e infine se stesso. Ma, arrivato a Genova, al culmine di una crisi di nervi, si gettò in mare. Per fortuna, un pescatore riuscì a tirarlo fuori dall’acqua e pochi giorni dopo la violenta sete di vendetta sparì, così come il suo amore per Camille. E siccome la vita può essere davvero strana, quando Harriet Smithson ebbe modo di ascoltare nel 1832 per la prima volta la Symphonie fantastique, riconoscendosi nella giovane artista e vinta dalla bellezza della musica, non poté fare a meno di innamorarsi di Berlioz, con i due che si sposarono l’anno successivo, dando vita a un matrimonio che si rivelò ben presto infelice.

Partendo dallo stesso “Programma” di Berlioz, poi abolito, è possibile tratteggiare una vera e propria guida all’ascolto, attraverso la quale si può seguire passo dopo passo lo sviluppo musicale, il quale può essere “visualizzato” attraverso le indicazioni scritte fornite dal compositore francese. Vediamo, dunque, come si dipana la storia di questa meravigliosa sinfonia nei cinque movimenti che la compongono. E lo possiamo fare attraverso una delle più grandi registrazioni effettuate di questo capolavoro sinfonico, quella che la Decca, con l’ingegnere del suono Ken Cress e il produttore James Walker, realizzò nel novembre del 1957 alla Maison de la Mutualité, con il direttore spagnolo Ataúlfo Argenta alla testa dell’Orchestre du Conservatoire de Paris, la stessa che viene adesso eccezionalmente proposta, in tutta la sua perfezione audiofila, ai lettori di Audiophile Sound.

01) I Rêveries - Passions

Nel primo movimento, intitolato Rêveries - Passions (Sogni - Passioni), Berlioz immagina un giovane musicista, lo stesso compositore, il quale è succube, come spesso accade a chi si consacra all’arte, di un vuoto delle passioni [00.01 - 00.50],

incapace di accendere la propria fantasia creativa poiché manca in lui la scintilla del sentimento, del coinvolgimento amoroso. Ma ecco che una sera, per magia, il giovane musicista incontra una donna che riunisce tutte le doti, tutte le qualità della creatura femminile ideale da lui sognata mille volte ad occhi aperti [03.30 - 04.21]

e se ne innamora perdutamente, dando vita al Leitmotiv che punteggia tutto il corso stesso della sinfonia [04.31 - 05.18].

Ma l’immagine di questa donna meravigliosa, per un’insolita bizzarria, si presenta alla sua mente solo quando è legata a un pensiero musicale, grazie al quale il giovane musicista ritrova un carattere appassionato [06.15 - 06.52],

ma allo stesso tempo anche nobile e timido [06.53 - 07.34]

come quello ch’egli attribuisce alla donna amata. Questo pensiero musicale, leggero e appassionato contemporaneamente, e l’immagine della donna conosciuta prendono a perseguitarlo incessantemente come se fossero un’“idea fissa” scolpita nella sua mente [10.00 - 11.05].

E questo pensiero ossessivo, l’immagine del tema musicale che prende forma con le fattezza della donna amata, fa sì che il giovane musicista, malinconicamente disposto ai sogni, che vengono interrotti soltanto da qualche accesso di gioia senza motivo, passi a quello d’una passione delirante, con i suoi moti di furore, di gelosia [07.50 - 08.13],

con i ritorni di tenerezza [08.34 - 09.13],

i momenti in cui si abbandona alle lacrime, fino a cercare la consolazione della fede.

 

02) II - Un bal

Il secondo movimento, Un bal (Un ballo), vede il giovane artista, in balia del suo delirante amore per la donna amata, che viene condotto attraverso le circostanze più diverse della vita [00.01 - 00.31],

rappresentata simbolicamente dalle note di un valzer [00.33 - 01.01],

un valzer che riecheggia nel tumulto d’una festa, nella quale il giovane musicista si vede proiettato, non si sa se realmente vissuta oppure semplicemente immaginata. Inutilmente, il giovane artista cerca rifugio nella pacifica contemplazione delle bellezze della natura [03.26 - 03.57],

poiché ovunque, nella città, nella campagna che percorre sotto il sole o la luna, viene perennemente ossessionato dall’immagine della donna amata [01.58 - 02.41].

 

03) III - Scène aux champs

Nel terzo movimento, Scène aux champs (Scena nei campi), il giovane musicista una sera, trovandosi in uno sconfinato campo, ode da lontano due pastori che si scambiano un ranz des vaches [00.01 – 00.35],

come viene chiamata una melodia cantata o suonata con un corno dai mandriani per richiamare il bestiame. Il suono malinconico dei due pastori, il luogo sereno e bucolico [01.25 - 02.02],

il leggero brusio degli alberi dolcemente agitati dal vento, alcuni motivi di speranza che egli coltiva nel segreto del suo cuore, tutto concorre a donare al suo cuore una calma insolita e a dare alle sue idee un colore più lieto, meno agitato [03.05 - 04.00].

Immerso nella tranquillità della natura, il giovane musicista riflette sulla sua solitudine e spera presto di non dover più esser solo [05.22 - 06.00].

Ma se la donna amata lo tradisse! [06.51 - 08.06]

Questo mix di speranza e timore, queste idee di felicità turbate però da alcuni neri presentimenti, lo inquietano [09.58 - 10.51].

Alla fine, uno dei pastori riprende il ranz des vaches, ma l’altro non gli replica più e nello stesso momento si avverte il rumore lontano di un tuono [13.17 - 14.05],

seguito da un sentore di solitudine e, alla fine, il silenzio.

 

04) IV - Marche au supplice

Il quarto movimento, Marche au supplice (Marcia al supplizio), inizia in modo drammatico, poiché il giovane musicista, dopo aver realizzato che il suo amore è stato respinto dalla donna amata, decide di avvelenarsi con l’oppio. La dose del narcotico, però, troppo leggera, non riesce a dargli la morte e lo fa piombare invece in un sonno accompagnato dalle visioni e dagli incubi più orribili [00.01 - 00.26].

Il giovane musicista, infatti, sogna d’aver ucciso la donna amata e di essere stato condannato a morte [00.40 - 01.15].

Viene così condotto al supplizio e condannato dall’incubo ad assistere alla sua stessa esecuzione [01.34 - 01.57].

Il corteo avanza al suono di una marcia ora cupa e selvaggia, ora brillante e solenne, in cui un sordo rumore di passi pesanti si alterna improvvisamente a esplosioni sempre più violente [01.58 - 03.07]

e incalzanti [05.23 - 05.53].

Alla fine dell’allucinante marcia, le prime quattro battute dell’“idea fissa” tornano, come un ultimo pensiero d’amore interrotto dal colpo fatale della lama della ghigliottina che si abbatte sul giovane musicista [05.54 - 06.20].

 

05) V - Songe d’une nuit du sabbat

Nel quinto e ultimo movimento, Songe d’une nuit du sabbat (Sogno di una notte del Sabba), il giovane musicista si vede proiettato in un Sabba, al centro di una schiera orribile di ombre, di mostri d’ogni specie riuniti per assistere al suo funerale [00.01 - 00.53].

Si susseguono strani rumori, con gemiti, scoppi di risa, grida lontane cui paiono rispondere altre grida [00.54 - 01.20]

e, improvvisamente, sorge dal nulla il solito Leitmotiv, con la melodia della donna amata, ma rispetto a prima ha perduto ogni carattere di nobiltà e di timidezza, perché non è altro che un ignobile motivo di danza, triviale e grottesco [01.41 - 02.27].

Un tema diabolico che annunzia l’arrivo proprio della donna amata che giunge al culmine del Sabba. Il giovane musicista non può fare ameno di ruggire di gioia al suo arrivo e nel vederla unirsi a quegli esseri immondi nell’orgia satanica [02.28 - 02.47].

Seguono dei rintocchi funebri, con una parodia grottesca del Dies irae [02.48 - 03.42]

che si uniscono, al culmine di quell’orribile incubo, a una ronda in cui tutti partecipano prima di sprofondare nel nulla.

Andrea Bedetti

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