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Sabato, 21 Dicembre 2019 13:33

Audiophile Sound 176 - inverno 2019-20 - Guida all'ascolto: Tchaikovsky - Estratti da Lo schiaccianoci (versione audiofila)

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 176 - inverno 2019-20

Tchaikovsky - Estratti da Lo schiaccianoci (versione audiofila)

 

 

 

 

 

 

 

Tra le composizioni più celebri e amate di Pëtr Il’ič Čajkovskij vi sono sicuramente Il lago dei cigni, La bella addormentata e Lo Schiaccianoci, ossia i tre balletti che lo hanno consacrato tra i maggiori musicisti in questo genere artistico. Ma è altrettanto vero che la maggior parte di coloro che amano la sua musica conoscono meglio l’ultimo di questi tre balletti, Lo Schiaccianoci, anche in virtù della celeberrima Suite che il compositore russo scrisse in concomitanza con lo stesso balletto, estrapolandone alcune parti, che poi diresse trionfalmente alla prima assoluta sinfonica avvenuta a San Pietroburgo il 7 marzo 1892.

Per questa Suite Čajkovskij volle utilizzare lo stesso tipo di organico orchestrale impiegato per il balletto, facendola iniziare con l’Ouverture miniature, seguita dalla Marche (tratta dalla seconda scena del primo atto del balletto), dalle cinque Danses charactéristiques (estrapolate con un diverso ordine dal Divertissement, n. 12 del secondo atto), e infine dalla Valse des fleurs (che nel balletto corrisponde alla scena n. 13 del secondo atto, primo quadro).

La bellezza e la soavità musicali di questa Suite ci fanno spesso dimenticare che quest’opera rappresenta stilisticamente uno dei vertici assoluti di Čajkovskij, il quale visse ancora un anno prima di darsi la morte il 6 novembre 1893 per sfuggire a uno scandalo di natura omosessuale nel quale era rimasto coinvolto. E non è certo azzardato o fuori posto affermare che la straordinaria capacità di colorare, di dare vita alle mille sfumature timbriche di questa Suite, grazie al suo proverbiale modo di utilizzare le sezioni orchestrali, abbia permesso al musicista russo di raggiungere livelli sinfonici di assoluta grandezza, che possono essere paragonati solo al suono lussureggiante e seducente con il quale il giovane Richard Strauss seppe plasmare i suoi poemi sinfonici.

Ovviamente, per essere resa al meglio, questa composizione necessita di una compagine orchestrale e di un direttore capaci di esaltare ogni minima sfumatura, ogni più minuscolo colore per poter ricreare l’immaginifico quadro globale, perennemente sospeso tra la realtà e il sogno, come appunto avviene in questa leggendaria registrazione effettuata il 30 marzo 1959 dal direttore ungherese naturalizzato americano Fritz Reiner alla testa della formidabile Chicago Symphony Orchestra per la RCA, con la produzione affidata a Richard Mohr e la presa del suono a Lewis Layton. Registrazione nella quale il grande direttore magiaro volle inserire, come vedremo, degli altri segmenti oltre a quelli che fanno canonicamente parte della Suite stessa, tanto è vero che il titolo di questa incisione è Nutcracker excerpts, ossia Estratti dallo Schiaccianoci.

01) Ouverture-miniature

La Suite prende avvio con la meravigliosa Ouverture-miniature, nel quale curiosamente nell’organico strumentale vengono a mancare i violoncelli e i contrabbassi, oltre al fatto che solo due corni si aggiungono ai legni. Ma quella che può sembrare una scelta a prima vista bizzarra, si trasforma con Čajkovskij in una scena nella quale si ottiene timbricamente una chiarezza, una trasparenza a dir poco geniale. Alla raffinatezza della prima idea, data dagli archi e dai legni [00.01 - 00.42]

si contrappone il secondo tema, in cui i violini vengono contrappuntati efficacemente dai pizzicati [00.47 - 01.32].

Il pezzo si conclude con un rapido crescendo che esalta il senso di una tipica ouverture classica [02.42 - 03.07].

 

02) Scena dell’albero di Natale

Questo secondo brano (non presente nella Suite vera e propria) appare nell’atto primo e scena prima del balletto e il titolo originale è L’ornamento, la decorazione e l'illuminazione dell’Albero di Natale in cui il compositore russo vi dipana una scena che lascia trasparire all’inizio una grande serenità, anche se poi non mancano ombre inquietanti [00.01 - 01.08],

mentre il secondo tema risulta essere più cantabile [01.25 - 02.28],

dapprima delineato dai legni e poi dagli archi.

 

03) Marcia

Segue la Marcia, un brano che avrebbe fatto la felicità di Prokof’ev, per via delle originalissime soluzioni scelte da Čajkovskij nel primo tema, con il timbro iniziale dato dalle trombe, dai corni e dai clarinetti [00.01 - 00.07],

cui risponde un discendente andamento scherzoso e saltellante dei violini, brillantemente contrappuntati dai pizzicati ascendenti dei bassi [00.08 - 00.12],

con la seconda idea che si basa sulla stupefacente rapidità che passa dai legni agli archi [00.24 - 00.34],

per poi ridare di nuovo vigore alla riproposizione del primo tema, che viene solo brevemente interrotto da un Trio centrale concepito da un disegno ribattuto che flauti e clarinetti da una parte e archi dall’altra che si scambiano ripetutamente [00.56 - 01.07].

 

04) Danza spagnola

A questo punto, Čajkovskij inserì nella Suite sinfonica sei numeri di danza, cinque dei quali sono diventati famosissimi con il titolo di Danses charactéristiques. Ma nella versione di questa incisione, Fritz Reiner segue un procedimento diverso e fa iniziare le cinque Danze tipiche nell’ordine dato nel balletto, ossia con la Danza spagnola, contraddistinta dal tema imbastito dalla tromba e dal clarinetto [00.01 - 00.32],

cui segue un cantabile enunciato dapprima dai violini e dalle nacchere e poi da tutta l’orchestra [00.33 - 01.01]

che porta alla conclusione del pezzo.

 

05) Danza araba

È la volta poi della Danza araba, che viene imbastita su un tappeto di mezze tinte dato dagli archi in sordina sui quali viene elaborata un’idea proposta dai legni e dai violini accompagnati da un leggero fremito ritmico del tamburino [00.01 - 00.59].

L’idea di questo brano venne data al compositore russo da una ninna-nanna d’origine georgiana e non araba che nella versione del balletto viene resa in modo ancora più lento e trasognato.

 

06) Danza cinese

La successiva Danza cinese presenta un efficace assolo dei flauti e dell’ottavino che viene enunciato su un ostinato dei fagotti, con la risposta degli archi in pizzicato e di tutta l’orchestra [00.01 - 00.26],

compreso l’inconfondibile timbro del glockenspiel [00.32 - 01.00]

sino alla conclusione che avviene su un rapido crescendo.

 

07) Danza russa

Quella che segue, in evidente contrasto a livello di tempo e di ritmo, è la Danza russa, più precisamente una Trepak di origine cosacca, contraddistinta da vivaci colori dati da una melodia squisitamente popolaresca, basata sul tema della Kamarinskaja di Glinka [00.01 - 00.40],

che conduce sino al Prestissimo finale.

 

08) Danza dei Mirlitons

Da un punto di vista della creatività musicale, la Danza dei Mirlitons rappresenta sicuramente uno dei vertici della Suite, visto che viene imbastita sulla riproposizione evocativa per l’appunto del mirliton, come viene chiamato questo strumento popolare infantile simile a un rozzo flauto traverso dal caratteristico suono nasale, il quale all’interno dell’orchestra viene sostituito da Čajkovskij dal suono, molto più suadente e coinvolgente, di tre flauti che nel loro assolo creano il primo tema, una melodia scherzosa e caricaturale [00.01 - 00.56],

mentre la seconda idea, su un accompagnamento degli ottoni e delle percussioni, viene dapprima affidata a due trombe, raddoppiate poi dai violini e dalle viole [01.06 - 01.33].

Questo inciso viene poi ripreso dai tre flauti iniziali che ritornano deliziosamente e genialmente al primo tema.

 

09) Mamma Cicogna e i Clowns

Qui Reiner, alla fine delle cinque danze, volle inserire un brano che nel balletto è presente nel Divertissement del secondo atto, Mamma Cicogna e i Clowns, che anche in questo caso contrasta, a livello ritmico, con il brano precedente. Sul ritmo incalzante dato dal tamburo basco, l’orchestra si lascia andare a un tema gioioso e trascinante [00.01 - 00.34],

cui segue un secondo episodio esposto dai legni [00.35 - 00.48]

che lascia poi di nuovo spazio al tema principale che sfocia in un trio popolaresco enunciato dai fiati, che imitano il suono delle zampogne, e dal pizzicato dei violini [01.05 - 01.52].

Il brano si conclude poi con la riproposizione del primo episodio.

 

10) Valzer dei fiori

Questo brano, oltre ad essere il più lungo e articolato di tutta la Suite, è anche probabilmente il più famoso dell’intera composizione, al punto che viene anche presentato come bis alla fine di concerti sinfonici. La sua giusta fama deriva dalla perfetta unione della tenue atmosfera, tipica di quei brani che ricalcano le fattezze di una raffinata miniatura, con il clima maestoso e magniloquente caratteristico di una grande orchestra. È come se Čajkovskij, compiaciuto dal risultato ottenuto, venisse a chiedere il nostro plauso e la nostra approvazione: e non potrebbe essere altrimenti, visto che il Valzer dei fiori è fondamentalmente il saggio di bravura del compositore russo arrivato al dominio assoluto del timbro orchestrale in ogni minima sfumatura, un saggio che si basa esclusivamente sull’unica idea tematica presente, che viene preannunciata dagli oboi, clarinetti, fagotti e corni [00.01 - 00.22]

e che, dopo l’assolo dell’arpa [00.23 - 00.50],

passa poi al dolce cantabile enunciato dai quattro corni a cui risponde deliziosamente il clarinetto [00.57 - 01.28].

A questo punto, a rimarcare la centralità del tema, fanno irruzione gli archi, sostenuti dai legni [01.29 - 01.59].

Alla fine di questo passaggio vi è la riproposizione del tema con il suo sviluppo e qui interviene il colpo di genio di Čajkovskij che inserisce sinuosamente una nuova idea, esposta dal flauto e dall’oboe, con il delicato ritmare del triangolo [03.02 - 03.32],

cui segue lo struggente tema delle viole e dei violoncelli [03.33 - 04.03]

che cede subito dopo il passo alla sezione dei violini sostenuti dal flauto [04.04 - 04.22].

Alla fine, si ritorna alla frase iniziale dei corni che coincide con la coda del brano, che vede aumentare la velocità dell’orchestra fino ai tre f finali [06.12 - 06.29].

 

11) Pas de deux

Se con il Valzer dei fiori si conclude la Suite sinfonica, Fritz Reiner nella sua versione orchestrale decide di aggiungere altri quattro brani da balletto, di cui il primo è il Pas de deux (nel lessico della danza indica un momento in cui una coppia di ballerini esegue dei passaggi o una sequenza coreografica) che nel balletto di Čajkovskij apre la seconda scena del secondo atto. Altro brano celeberrimo, incentrato sui delicati arpeggi dell’arpa e del tema malinconico esposto dagli archi [00.01 - 00.49]

fino a quando l’intervento dell’oboe coincide con l’esposizione di un secondo tema, altrettanto delicato e struggente, cui seguono il clarinetto, gli archi e infine tutta l’orchestra che rendono a drammatizzarlo [01.34 - 02.33].

 

12) Tarantella e Danza della Fata Confetto

Nel balletto Schiaccianoci il Pas de deux introduce alla sequenza di brani che riguardano il Principe e la Fata Confetto. Qui Reiner presenta la Tarantella e la Danza della Fata Confetto. Sul ritmo della tipica danza dell’Italia del Sud, il compositore russo imbastisce un brano sottilmente ironico e leggiadro [00.01 - 00.39],

su cui irrompe ancora una volta il glockenspiel accompagnato dai legni [00.48 - 01.50]

che conduce fino alla conclusione del brano.

 

13) Coda e Valzer finale

La Coda pone fine nel balletto alla sequenza dei brani dedicati al Principe e a Fata Confetto, mentre il Valzer finale e l’Apoteosi concludono l’intero Schiaccianoci. Qui Reiner divide l’ultimo brano congiungendo la Coda con il Valzer finale. La Coda vede l’intera orchestra lanciarsi in una danza che diviene sempre più frenetica e vorticosa [00.01 - 01.16],

mentre il Valzer finale sembra rimandare alle tipiche atmosfere straussiane della Vienna di fine Ottocento [01.17 - 02.12].

 

14) Apoteosi

Il brano finale, dopo un preludio orchestrale quasi trasognato [00.01 - 00.54],

si conclude sfarzosamente con un tutti perentorio da parte dell’orchestra [00.55 - 01.15]

su cui dominano implacabilmente i timpani.

Andrea Bedetti

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