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Giovedì, 04 Giugno 2020 11:56

Audiophile Sound 178 - aprile-maggio 2020 - Guida all'ascolto: Rossini - Ouverture (versione audiofila) In evidenza

guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 178 - aprile-maggio 2020

Rossini - Ouverture (versione audiofila)

 

 

 

 

 

 

Ouvertures a parte, il catalogo strumentale del grande compositore pesarese comprende esclusivamente le sei Sonate a quattro, quattro sinfonie - tutti lavori scritti durante gli anni di studio presso il Liceo musicale di Bologna - e una ventina di altre brevi pagine giunte a noi spesso nella trascrizione pianistica, senza contare le poche composizioni per musica da camera e i sorprendenti quattordici volumi per pianoforte dei cosiddetti Péchés de vieillesse.

Tornando alle Ouvertures rossiniane, che nel corso del tempo sono state eseguite in sede concertistica e discografica (come nel caso della straordinaria incisione effettuata nel 1958 dalla RCA con Fritz Reiner alla testa della Chicago Symphony Orchestra, il cui CD è allegato a questo numero di AS), il loro schema è molto semplice, in quanto tutte sono caratterizzate da due soli tempi, Adagio - Allegro, anche se la loro articolazione e ricchezza melodica tende inevitabilmente ad ampliarsi nel tempo, fino a quel capolavoro assoluto che è l’Ouverture al Guillaume Tell (risalente al 1829), e questo grazie soprattutto al geniale uso del crescendo, anche se tale artificio non fu inventato dallo stesso Rossini, come comunemente si crede, visto che quando il musicista pesarese cominciò a comporre, il crescendo era già in uso presso altri compositori, come Simone Mayr, Pietro Generali e Giuseppe Mosca, il quale, secondo quel grande appassionato di opera lirica italiana che fu Stendhal, fu il primo in assoluto a servirsene.

Ma è anche vero che nessuno come Rossini riuscì a sfruttare e ad esaltare l’uso del crescendo, grazie a un uso accorto e particolare dell’orchestrazione; anche se noi siamo convinti durante il loro ascolto, questo artificio non è il semplice risultato di un progressivo aumento dell’intensità timbrica, ma di una serie di “trucchi” attuati contemporaneamente, ossia un calcolato ingresso degli strumenti, un’attenta scansione ritmica sempre più accentuata e un sapientissimo uso di “domande e risposte” tra i vari strumenti chiamati in causa fino all’esplosivo tutti finale, con un perfetto equilibrio sonoro tra il registro più grave e quello più acuto. Da qui, si può ben intuire come l’Adagio iniziale abbia il compito di far crescere l’attesa per l’Allegro che segue; quest’ultimo è quasi sempre articolato attraverso un modello compositivo ben preciso: dapprima l’esposizione di due temi (spesso, a dire il vero, assai brevi), cui segue il primo crescendo, poi vi è la riesposizione dei due temi, il secondo crescendo, più incisivo ed esplosivo del primo, e la cadenza finale.

Ma non si deve dimenticare, in questo prodigioso processo creativo, l’importanza data dal ritmo incalzante, sovente trascinante, senza prestare la necessaria attenzione al tipo e al genere di opera della quale fa parte l’Ouverture stessa. Al di là del fornire e ad anticipare il carattere stesso dell’opera, Rossini concepì le sue Ouvertures come una sorta di “creatura autonoma”, a volte del tutto svincolata dal lavoro operistico, che fosse comico o serio; questo permise al compositore pesarese di disporre a proprio piacimento di queste Ouvertures, magari riutilizzandole in un contesto operistico del tutto diverso. L’esempio più celebre, in tal senso, è dato dall’Ouverture dell’opera seria Aureliano in Palmira (scritta nel 1813) che venne presa, “copiata & incollata”, come si direbbe oggi, per la ben più celebre opera Il barbiere di Siviglia (composta tre anni più tardi), poiché l’Ouverture di quest’ultima era andata smarrita (avete capito perfettamente, Rossini era un tipo un po’ sbadato…).

Ovviamente, questo tipo di operazione fu resa possibile per il semplice fatto che nelle Ouvertures rossiniane non sono presenti temi o melodie riprese poi nel contesto dell’opera (l’unica eccezione è data dall’Ouverture di Semiramide), come invece avvenne in seguito con l’instaurarsi del teatro d’opera romantico. Ecco perché Rossini poteva prendere le sue Ouvertures e “interscambiarle” a suo piacimento!

E proprio quella de Il barbiere di Siviglia appartiene al novero delle sei Ouvertures che Fritz Reiner decise di registrare con la “sua” Chicago Symphony Orchestra (le altre sono La gazza ladra, La Cenerentola, Guglielmo Tell, La scala di seta e Il signor Bruschino, tutte presenti nel CD accluso). Forse, molti non lo sanno, ma se ci fu un autore con il quale il grande direttore d’orchestra ungherese naturalizzato americano si trovò a proprio agio, ebbene questo fu proprio Rossini con le sue Ouvertures. Le sue letture di queste pagine sono veramente eccitanti, liriche e affascinanti. Certo, magari a qualcuno non piacerà il lussureggiante, opulento, sfarzoso suono che il direttore magiaro riesce a far instillare con la sua orchestra statunitense, ma è indubbio che lo fa sempre al servizio della musica, riuscendo a trasformare queste sei Ouvertures in altrettante “opere nelle opere”, gioielli del tutto autonomi e autosufficienti per trasmettere bellezza ed emozioni a non finire. A onor del vero, vi è anche l’apporto, splendidamente audiofilo, della presa del suono, effettuata all’epoca, nel novembre del 1958, dal produttore Richard Mohr e dall’ingegnere del suono Lewis Layton, che conferisce a questa registrazione una vividezza, una palpabilità, un’elettricità sonora davvero uniche.

Andrea Bedetti

1) Ouverture Il barbiere di Siviglia

L’Ouverture si apre con un’introduzione (Andante maestoso) che prende avvio con un solenne accordo di tutta l’orchestra, seguito da piccole note staccate in pp dagli archi e dai fagotti, che hanno il compito di dare già un’impronta comica [00.01 - 00.29].

Segue un tema cantabile enunciato dai violini, unitamente al flauto, dando vita a una melodia che esprime sia desiderio, sia una sottile malinconia [00.30 - 00.59].

L’irruzione di altri due accordi solenni avverte dell’inizio dell’Allegro vivace. Il primo tema singolare e comico è disegnato dai primi violini, viole e ottavino, la cui brevità non dà modo di dare vita a una vera e propria melodia [01.01 - 01.30].

Tale tema viene poi magistralmente tramutato in un vero e proprio “temporale orchestrale”, con le sezioni dell’orchestra che rendono quasi a livello onomatopeico i fulmini e i tuoni [02.00 - 03.20]

che, alla fine, lasciano spazio a un secondo tema, esposto dall’oboe, preceduto dai trilli degli archi [03.21 - 04.02].

Ed ecco che fa irruzione il primo crescendo basato su spunti di entrambi i precedenti temi [04.03 - 04.45].

La ripresa del primo tema avviene in modo speculare rispetto alla prima proposta, sfociando subito dopo nella ripresa del secondo tema affidato al clarinetto solista e al fagotto [05.18 - 05.47].

A quel punto, subentra il secondo crescendo, che porta a una coda finale [06.16 - 06.59].

 

2) Ouverture La gazza ladra

In una lettera che non reca né data, né intestatario (e che forse suona come un apocrifo), Rossini scrisse: «Ho composto l’ouverture de La gazza ladra il giorno stesso della sua rappresentazione, nello “sgabuzzino” della Scala dove il direttore mi aveva rinchiuso. Ero stato messo sotto la sorveglianza di quattro macchinisti che avevano l’ordine di recuperare le pagine del mio manoscritto, l’una appresso l’altra, e di gettarle dalla finestra ai copisti che le aspettavano per fare il loro lavoro. I macchinisti avevano anche l’ordine di buttarmi dalla stessa finestra se il manoscritto non… avanzava». Queste parole danno la misura su come Rossini componeva e sebbene l’Ouverture in questione sembri che sia stata scritta all’ultimo momento, questo non significa che non sia un capolavoro. Il brano inizia con un rullo di timpani, cui segue il primo tema esposto da tutta l’orchestra [00.01 - 00.59],

il quale lascia spazio allo sviluppo [01.00 - 01.40].

Dopo la riproposizione del rullo di timpani e di un brevissimo inciso orchestrale, ha avvio il secondo tema esposto dai violini, che porta a un’esplosione orchestrale [02.08 - 03.20].

Un richiamo dei corni dà avvio a una melodia enunciata dall’oboe e dagli archi con i fiati [03.52 - 04.52].

La presenza ritmica data dai rullanti dà inizio al crescendo [04.53 - 06.01],

il quale poi cede di nuovo il passo alla riproposizione del secondo tema che porta all’esposizione del secondo crescendo [07.34 - 08.17]

e alla conclusiva coda.

 

3) Ouverture La Cenerentola

La sinfonia de La Cenerentola, pur mantenendo quell’aura di “autonomia” (anche in questo caso, infatti, Rossini prese di sana pianta l’Ouverture di un’altra opera, La gazzetta, e la “incollò” alla trama operistica de La Cenerentola) sembra straordinariamente adattata all’opera in questione, riuscendo a esprimere compiutamente le due diverse anime, quella comica e quella drammatica. Dopo un incipit lento e misterioso dato dagli archi con interventi dei fiati e degli ottoni [00.01 - 01.05],

la melodia prende il sopravvento in un allegro sinfonico vivace e colorato, anticipato dai corni e fagotti, cui segue tutta l’orchestra [01.32 - 02.18].

Il primo tema è esposto dagli archi [02.19 - 02.50]

cui segue il gioco dei fiati e degli archi nel secondo tema [03.19 - 03.47].

A quel punto fa irruzione il proverbiale crescendo [03.48 - 04.43].

Segue brevemente la riproposizione del primo tema che cede il passo al secondo tema, per poi portare l’Ouverture al crescendo finale e alla coda conclusiva [06.50 - 07.19].

 

4) Ouverture Guglielmo Tell

Più che un’Ouverture, quella del Guglielmo Tell, l’ultima opera lirica composta da Rossini prima del suo ritiro, assomiglia più a un poema sinfonico, sia per la lunghezza (quasi dodici minuti), sia per le sue peculiarità stilistiche. La scena si apre con il primo violoncello che tratteggia un tipico paesaggio svizzero e con il tema che ne scaturisce proseguito dalla sezione dei violoncelli, intessuto su un accompagnamento da parte dei contrabbassi [00.04 - 01.22].

Ma un sordo rullo di timpani mette fine a questo quadro idilliaco, preannunciando la tempesta, con i violini e le viole che rendono magistralmente un’aria che trasuda pioggia e con le prime gocce che sono rese dal pulsare dell’ottavino [03.26 - 04.16].

La bufera coincide con il primo crescendo, che deflagra con i tromboni, i fagotti e gli archi [04.17 - 05.20];

presto, però, la tempesta finisce e affiora il tema dato dal ranz des vaches, il tipico richiamo campestre svizzero, con una melodia imbastita dal corno inglese [06.01 - 06.15].

A questo strumento si unisce poi il flauto, fino a quando irrompono squilli di tromba e corni francesi che annunciano la carica della cavalleria [08.51 - 09.04].

È il momento dell’Allegro vivace, con l’orchestra che, grazie a precise note staccate, descrive lo scalpitare degli zoccoli dei cavalli [09.05 - 09.55],

dando luogo, infine, a una coda trascinante [10.55 - 11.51].

 

5) Ouverture La scala di seta

Rossini aveva vent’anni quando scrisse quest’opera (la sesta del suo lungo catalogo) e la relativa Ouverture. Proprio in quest’ultima sono già fissati quegli aspetti compositivi e stilistici che porteranno alla fama del loro autore. Questa è indubbiamente la prima Ouverture rossiniana in cui il dialogo tra i vari strumenti, soprattutto tra archi e legni, assume un ruolo fondamentale, mettendo in evidenza gli aspetti comici dell’opera lirica. Dopo un perentorio e brevissimo incipit dell’orchestra, l’Adagio si dipana attraverso la linea melodica dell’oboe e del flauto [00.01 - 00.48],

per poi lasciare spazio all’Allegro che si apre su un arioso tema esposto dai violini, ripreso e ampliato dall’oboe [01.30 - 02.00];

alla fine di questo tema irrompe tutta l’orchestra elaborando il tema [02.01 - 02.21].

L’avvio di un serrato dialogo tra i vari legni dà inizio al secondo tema [02.29 - 02.48],

che fa da preludio all’irruzione del primo crescendo [02.49 - 03.21].

Alla fine del crescendo, si ripresenta il primo tema dato dal dialogo tra archi e legni, dopodiché segue la riproposizione del secondo tema, sostenuto dall’intervento dell’oboe, che dà spazio dapprima a un intervento di tutta l’orchestra e poi alla chiusura dell’Ouverture con il secondo crescendo.

 

6) Ouverture Il signor Bruschino

Altra celeberrima Ouverture, quella de Il signor Bruschino si apre con un incipit orchestrale dominato da toni gravi dai contrabbassi che si alternano a toni più leggeri e sbarazzini dati dai violini [00.01 - 00.28],

che portano a una delle più famose “trovate” rossiniane, ossia quella in cui gli archetti dei violini vengono ritmicamente battuti sui leggii (originariamente, come si legge nella partitura, dovevano battere sulla base delle bugie che illuminavano i leggii nell’Ottocento) [00.35 - 00.46].

Da qui si dipana dapprima il primo tema, seguito subito ancora una volta dall’uso degli archetti [00.47 - 01.33].

A questo punto, prende avvio il secondo tema basato su un dialogo comico tra archi e fiati, che porta al primo crescendo [01.34 - 02.20]

cui segue, ancora una volta, il battere ritmico degli archetti sui leggi e la ripresa del primo tema e, subito dopo, del secondo, preludio al crescendo finale, concluso dal proverbiale battere degli archetti.

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