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Mercoledì, 02 Marzo 2022 08:15

Audiophile Sound 184 - Guida all'ascolto: Mendelssohn - Sogno di una notte di mezza estate In evidenza

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Guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 184 - inverno 2022

Mendelssohn - Sogno di una notte di mezza estate


IL RETAGGIO SHAKESPERARIANO

I lavori teatrali e i sonetti di William Shakespeare esercitarono fin dall’inizio un profondo influsso sui compositori inglesi, che diedero vita a una vasta produzione che spazia dai song per voce e liuto alle incidental music (musiche di scena) di autori del calibro di Henry Purcell, i cui capolavori – scritti quasi 70 anni dopo la morte del Bardo inglese – testimoniano la perenne giovinezza dei suoi versi.
Le opere di Shakespeare iniziarono a diffondersi nei paesi di lingua tedesca solo all’inizio del XIX secolo, grazie alle traduzioni di letterati come August Wilhelm von Schlegel e Ludwig Tieck, trovando terreno fertilissimo nei compositori del primo Romanticismo, che in questi versi trovarono l’espressione della loro accesa sensibilità.
Tra i primi autori che si accostarono ai lavori shakespeariani vi fu il giovane Felix Mendelssohn, che poteva contare su una solida formazione umanistica e frequentava i poeti più famosi della sua epoca come Johann Wolfgang Goethe. Il sincero entusiasmo che queste opere accesero nel suo cuore sarebbe durato per tutta la sua breve esistenza e avrebbe contribuito a sviluppare in lui un profondo interesse per la cultura britannica, ispirando alcuni dei suoi lavori più famosi, come l’ouverture giovanile Le Ebridi e la più matura Sinfonia n. 3 “Scozzese”.

OUVERTURE OP.21

Nel 1826 il diciassettenne Felix e sua sorella Fanny assistettero a Berlino alla rappresentazione del Sogno di una notte di mezza estate, che suscitò in loro un grande entusiasmo con le sue atmosfere fiabesche. Quella memorabile esperienza fece nascere in loro il desiderio di scrivere un brano per pianoforte a quattro mani in grado di tradurre in musica il fantastico microcosmo shakespeariano.
Da questa profonda impressione scaturì una pagina densa di evocazioni, nella quale Felix si sforzò di far rientrare tutta la complessa vicenda del Sogno shakespeariano nello spazio di circa 10 minuti. Questa partitura così densa non soddisfece fino in fondo il giovane autore, che decise così di darle una veste orchestrale. Per portare a termine questo compito, Mendelssohn si valse dei consigli del suo amico Adolf Bernhard Marx, critico musicale e musicista di buon talento, che gli raccomandò di utilizzare “particolari ben caratterizzati”, per definire i principali protagonisti della commedia. In seguito, Marx recensì in termini molto positivi del Sogno, sottolineandone l’efficacia descrittiva, che si spinse a paragonare allo stile di Hector Berlioz.
L’Ouverture venne eseguita per la prima volta il 20 febbraio 1827 a Stettino sotto la direzione di Carl Loewe, ottenendo un notevole successo e nel 1835 la partitura fu pubblicata dall’editore di Lipsia Breitkopf & Härtel.

Musiche di scena op. 61

Dopo la première di Stettino, Mendelssohn diresse l’Ouverture op. 21 nel 1831 a Monaco di Baviera e l’anno successivo al Conservatoire di Parigi, chiudendola poi in un cassetto per portare avanti una frenetica attività creativa, che sarebbe cessata solo il 4 novembre del 1847, quando la morte lo colse all’età di soli 38 anni.
L’Ouverture tornò d’attualità nel 1843, quando il re di Prussia Federico Guglielmo IV chiese a Mendelssohn di scrivere una serie di musiche di scena per accompagnare la messa in scena della commedia. L’impegno era molto gravoso, visto che in quel periodo il compositore era direttore sia del Gewandhaus sia del conservatorio di Lipsia, ma – dal momento che a un re non si può dire di no – Mendelssohn portò a termine in brevissimo tempo l’opera, inserendo all’inizio l’Ouverture del 1826. Sebbene siano state concepiti a 16 anni di distanza, l’Ouverture e i brani successivi presentano una straordinaria coerenza stilistica, che ne sancì il successo alla prima esecuzione di Potsdam del 1843 e continua a consacrarla tra le opere più amate di Mendelssohn – e non solo per la presenza della arcinota Marcia nuziale!

 

Track n. 1: Ouverture op. 21

I quattro accordi in pianissimo dei fiati (00:02) rappresentano la cornice dello specchio attraverso il quale Mendelssohn fa passare gli ascoltatori, per farli entrare in un mondo popolato da elfi e fate, che viene tratteggiato con un rapido tema dei violini sottovoce, dal quale traspare una vaga aura di mistero (00:24).

Ci troviamo così proiettati nel regno dei folletti shakespeariani, il cui incessante scalpiccio viene blandamente zittito da due interventi dei fiati (00:53 e 01:07).

Tutto inutile, perché dalla penombra emerge un tema trionfante che vede protagonista tutta l’orchestra (01:12), nel quale Mendelssohn dà libero sfogo alla sua fantasia. A questo spunto fa seguito subito dopo un nuovo tema dei fiati (02:12), che viene proseguito da una morbida frase degli archi (02:20).

Questi temi vengono sviluppati con sorprendente maturità, con una sapiente alternanza di piani e di forti e panneggi timbrici che vedono spesso i legni in primo piano. Dopo una rapida riesposizione dei primi due temi preceduti dai quattro accordi di fiati, ecco giungere il terzo tema, dal carattere schiettamente popolaresco (8:16) che identifica gli artigiani che provano il dramma per le nozze di Teseo e di Ippolita. Il ritorno dei due primi temi (9:48)

e la chiusa con i quattro accordi iniziali fanno capire all’ascoltatore che sta per alzarsi il sipario sul fatato mondo di Shakespeare.

 

Track n. 2: Scherzo

L’inizio del secondo atto viene preceduto dallo Scherzo, con il quale Mendelssohn accompagna gli ascoltatori nel mondo delle fate e dei folletti guidati da Puck, la cui presenza trova espressione in un tema dall’allure leggera ma irresistibile, presentato prima dai legni e poi dagli archi, che sfocia in tre vivaci crescendo (1:18),

ai quali segue il secondo tema che – a differenza da quanto ci si potrebbe aspettare – non si pone in netto contrasto con il primo, ma presenta una notevole affinità, che garantisce al brano un’invidiabile coesione. La riesposizione dei temi (2:55) riporta un’atmosfera misteriosa, che si chiude con grazia e sublime levità con il flauto che esegue una lunga linea melodica (3:52), sostenuta dai legni in pianissimo.

 

Track n. 3: "You spotted snakes"

Nel secondo atto gli elfi cantano il Lied con coro You spotted snakes (nell’originale tedesco Bunte Schlangen, zweigezüngt!), un brano carezzevole nel migliore stile di Mendelssohn, con il quale proteggono il sonno della loro regina Titania dalle insidie di serpenti maculati, ricci e salamandre. Preceduti da una breve introduzione dei legni con il pizzicato degli archi, gli interventi solistici del primo e secondo elfo (0:25 e 2:12) sono seguiti dal coro femminile che canta una maliosa ninna nanna per Titania (1:05 e 2:54).

Il brano si chiude con il primo elfo che – constatato che tutto va bene – spegne metaforicamente la luce per il sonno della regina (3:59).

 

Track n. 4: Intermezzo

Inserito tra il secondo e il terzo atto, questo brano delinea con toni concitati l’agitazione di Ermia, che – dopo essersi svegliata – non trova più accanto a sé l’amato Lisandro e si mette a cercarlo. Si tratta del brano dal carattere più romantico dell’opera, con due soggetti tematici affidati il primo ai violini e ai legni (0:02) e il secondo ai violoncelli (0:45).

A questo entr’acte dal carattere patetico fa da brillante contrasto la buffa marcia degli artigiani, eseguita prima con movenze popolaresche dai legni (2:36) e poi con levigata eleganza dagli archi (3:12).

 

Track n. 5: Notturno

L’inizio del quarto atto è preceduto dal Notturno, che si apre con un delicatissimo tema dei corni, che descrive l’atmosfera dolcemente sospesa del bosco fatato immerso nel sonno. La lunga linea melodica sottovoce dei corni – che fa un po’ pensare alla “melodia infinita” di Richard Wagner – viene ripresa prima dagli archi (2:02) e poi dai legni (2:31). In questa pace c’è però qualcuno che non riesce a riposare, ossia Ermia sempre alla ricerca di Lisandro, la cui inquietudine viene delineata dal tema più mosso degli archi (2:42),

che si pone in netto contrasto con il primo tema. Si tratta però solo di una fuggevole increspatura emotiva, che finisce per acquietarsi con il ritorno della melodia dei corni, sulla quale gli archi accendono una luce delicata (5:01), che fa capire che ad attendere i nostri innamorati c’è un happy end.

 

Track n. 6: Marcia nuziale

L’happy end non può che essere la celebre Marcia nuziale, che sancisce con supremo gaudio i felici sponsali non solo di Teseo e Ippolita, ma anche delle due coppie di giovani innamorati. Si tratta di un brano fin troppo famoso per essere descritto, con il tema principale (0:07) ripetuto più volte, il cui afflato tripudiante viene contemperato da una sezione in ritmo puntato (1:21),

che sottolinea l’intima felicità degli sposi, che – con la coda (3:50) – si avviano verso i nuovi orizzonti della vita coniugale. La Marcia nuziale è il brano più solenne e timbricamente ricco dell’opera, grazie alla presenza di una nutrita sezione di ottoni, comprendente trombe, tromboni, basso tuba e oficleide.

 

Track n. 7: Danza degli Artigiani

La buffa rappresentazione della storia di Piramo e Tisbe messa in scena dagli artigiani per celebrare le nozze di Teseo e Ippolita riprende con vivacità il terzo tema dell’Ouverture op. 21, che sottolinea con trattenuto divertimento le sgraziate movenze dei protagonisti, conferendo un tono piacevolmente popolaresco, che va a creare un magnifico contrasto con l’esultante grandiosità della Marcia nuziale.

 

Track n. 8: Finale

Il Finale si apre con i quattro accordi dei fiati in pianissimo (vero Leitmotiv dell’opera), seguito dalle rapide figurazioni degli archi, che rivelano la presenza delle creature fatate. Tuttavia le analogie con l’Ouverture finiscono qui, perché entra subito il coro degli elfi (0:25),

che si mette a cantare e danzare. Alla fine, con la ripetizione in perfetta simmetria dei quattro accordi compaiono Oberon e Titania per benedire i presenti e alla fine spunta Puck, che saluta sorridente il pubblico.

Giovanni Tasso

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