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Lunedì, 18 Luglio 2022 15:01

Audiophile Sound 185 - Guida all'ascolto: Edvard Grieg - Peer Gynt In evidenza

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Guida all’ascolto ‘musicale’

CD allegato ad Audiophile Sound n. 185 - estate 2022

Edvard Grieg: Peer Gynt


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 L’AFFERMAZIONE DELLE SCUOLE NAZIONALI

Oltre a riportare lo status quo precedente all’epopea napoleonica, la Restaurazione sancita nel 1815 dal Congresso di Vienna determinò anche il risveglio delle coscienze nazionali, che tre decenni più tardi sarebbe sfociato nei moti per l’indipendenza, che si sarebbero trascinati per un secolo fino alla Prima guerra mondiale. In ambito artistico, questo risveglio patriottico trovò espressione nella nascita delle scuole nazionali, correnti artistiche sviluppatesi in seno al movimento romantico, che ebbero tra i propri fautori compositori di primo piano come Franz Liszt, che diffuse il patrimonio musicale magiaro, e Antonin Dvorak, alfiere della musica boema.

 

PEER GYNT

Nel panorama culturale norvegese si mise in luce soprattutto Henrik Ibsen, drammaturgo innovativo che nelle sue opere seppe mettere in luce le profonde contraddizioni della borghesia ottocentesca. Tra le sue opere più significative spicca Peer Gynt, poema drammatico in versi che Ibsen scrisse in Italia nel 1867, ispirandosi al protagonista di una favola norvegese, sospeso tra il bene e il male. Per la prima rappresentazione Ibsen chiese a Edvard Grieg di scrivere una serie di musiche di scena, che descrivessero il carattere dei personaggi principali e il procedere degli eventi. Il compositore – che aveva appena portato a termine le musiche per il dramma Sigurd Jorsalfar di Bjornstjerne Bjornson – accettò di buon grado l’incarico, che si concretizzò in una serie di 27 brani distribuiti nei cinque atti del dramma, che vennero eseguiti per la prima volta il 24 febbraio 1876, nove anni dopo la pubblicazione dell’opera di Ibsen. A causa della scarsa adattabilità del dramma alle logiche teatrali (con un atto che si svolge nel buio più totale), le musiche di scena iniziarono a essere eseguite sempre più spesso senza recitazione, un fatto che un decennio più tardi spinse Grieg a ricavarne due suite composte ognuna da quattro brani destinate a diventare le sue opere più famose con il celebre Concerto per pianoforte e orchestra op. 16.

 

TRACK 1: Preludio al Primo Atto

Il dramma si apre con un preludio dai toni spiccatamente teatrali, che presenta la figura del simpatico fanfarone Peer Gynt che corre lungo la collina inseguito dalla madre Aase, che lo rimprovera per la sua indole da gradasso senza futuro, sempre pronto a raccontare frottole a chiunque. Questa corsa a perdifiato viene delineata con grande efficacia nel tema iniziale [00:01-00:31],

che esprime a piena orchestra tutta la spensieratezza di un giovane ancora inconsapevole delle responsabilità della vita. A questo tema vivace si contrappone un motivo più lirico dell’oboe poi ripreso sottovoce dall’orchestra [0:43-1:50],

dal quale traspare la dolorosa contrarietà della madre e il suo accorato ammonimento a mutare vita affidato al violoncello [1:51-2:15].

I saggi consigli di Aase ripetuti con forza da tutta l’orchestra [3:12-3:33]

restano però inascoltati e Peer Gynt – seccato dalla predica – pone la madre sul tetto di un mulino, dirigendosi verso una festa di nozze sull’impeto del tema iniziale [3:35-5:10].

 

TRACK 2: Mattino

Il quarto atto segna una profonda cesura con le riprovevoli gesta del giovane Peer, che a 50 anni ha fatto fortuna e vive sulla costa del Marocco, dove ospita tre viaggiatori europei, ai quali confida di voler diventare imperatore del mondo, ma che alla fine gli sottrarranno tutti i suoi beni, tra cui un lussuoso vascello. Prima di questo, il sipario si apre con le note del Mattino, uno dei brani più famosi di Grieg, utilizzato in decine di colonne sonore cinematografiche e jingle pubblicitari. Il brano si apre con il flauto che espone in pianissimo il tema principale [00:01-00:11],

alternandosi con l’oboe [00:12-00:23],

fino a quando viene ripreso con delicato vigore dagli archi e poi da tutta l’orchestra [00:59-1:29),

che delinea in maniera molto affascinante il lento sorgere del sole, con spunti dai toni più introversi [1:30-1:34]

che vengono però ben presto fugati dalla calda luce solare. Il tema passa poi al fagotto [2:23-2-33]

e agli altri legni, che danno inizio alla nuova giornata con grazia e levità.

 

TRACK 3: Morte di Aase

Il terzo atto si chiude tristemente con la morte di Aase, la madre delusa dall’irritante inconcludenza del figlio, ma legata a lui da uno sconfinato affetto. Dopo aver lasciato in fretta Solvejg chiedendole di aspettarlo, Peer si precipita al capezzale della madre morente, che abbraccia con dolcezza narrandole a bassa voce teneri racconti, fino a quando lei spira, sognando di volare in Paradiso su una slitta. Scritto per soli archi con sordina, questo struggente Andante doloroso si basa su un tema singhiozzante [00:01- 1:30],

che con la sua immota ma lacerante tristezza esprime il senso di vuoto lasciato dalla morte della madre nel giovane, che solo ora si rende conto dell’intensità del rapporto che li univa. In questa atmosfera mesta si fa però strada anche una luce debole ma persistente, nella quale possiamo vedere l’anima buona della paziente Aase.

 

TRACK 4: Danza di Anitra

Nel quarto atto, dopo essere stato derubato dai tre viaggiatori europei, attaccato dalle scimmie e infine acclamato profeta dai beduini, Peer incontra Anitra, una bellissima ragazza araba che tenta di sedurre, ma che alla fine lo abbandona nel deserto. Quando è ormai alla disperazione, Peer incontra di nuovo uno dei viaggiatori, che lo fa chiudere in manicomio, dove viene incoronato imperatore del nulla. Nel loro breve idillio, Anitra ammalia il cinquantenne Peer con una danza dai tratti orientaleggianti, un malioso valzer in tempo di mazurka, il cui tema [00:05-00:25]

viene esposto dagli archi alternando sapientemente la melodia distesa al pizzicato, con il triangolo in sottofondo a esaltare l’atmosfera esotica.

 

TRACK 5: Nell’antro del Re della montagna

Fuggito sulla montagna per cercare scampo dalla furia dei parenti di Ingrid, la promessa sposa che alla fine del primo atto aveva in rapida successione rapito, sedotto e abbandonato, Peer incontra una ragazza vestita in verde, che altri non è che la figlia di Dovre, il troll re della montagna. Per non perdere le buone abitudini, Peer si incapriccia della fanciulla e viene introdotto nell’antro del sovrano dei troll, dal quale però fugge precipitosamente. Questa scena viene descritta dalle movenze rozze e sgraziate dei troll, che – dapprima lente e caute – acquisiscono rapidamente vigore, con un crescendo irresistibile che vede protagonista tutta l’orchestra [02:01-02:39],

nell’inseguimento del terrorizzato fuggitivo.

 

TRACK 6: Ratto della sposa e Lamento di Ingrid

La violenza è stata consumata: Peer ha rapito Ingrid, strappandola dalle braccia del suo fidanzato, e ora la guarda con disprezzo, mentre la ragazza piange per l’oltraggio subito. La scena viene resa in maniera estremamente vivida con il contrasto tra la rabbia scomposta di Peer [Allegro furioso; 00:01- 00:15]

e il dolore di Ingrid, che supplica il suo seduttore di non abbandonarla [Andante doloroso; 00:21-2:35].

Tuttavia, il canto intriso di lirismo degli archi, che esprime la preghiera di Ingrid, viene sdegnosamente respinta da Peer [3:20-3:36],

che ormai si è infatuato di Solvejg.

 

TRACK 7: Danza araba

Nel quarto atto, ambientato nelle lande africane, tra il Marocco e l’Egitto, Peer assiste alla Danza araba, un brano concepito in origine per coro femminile e orchestra, dalle movenze conturbanti che evocano l’immagine di misteriose odalische. Introdotta dal canto leggero dell’ottavino [00:01-00:21],

la danza inizia con slancio, con il tema condotto dai legni, ai quali si contrappone tutta l’orchestra in fortissimo. Segue una sezione cantabile dai toni vagamente misteriosi affidata agli archi [1:26-2:05],

nella quale si inserisce uno spunto saltellante dei legni [2:06-2:21].

Verso la fine ricompare il tema esotico iniziale [3:08- 4:34],

che chiude la danza con vigore misurato fino a spegnersi in pianissimo.

 

TRACK 8: Il ritorno a casa di Peer Gynt

Il quinto atto si apre con il ritorno di Peer nella natia Norvegia. Ormai vecchio e stanco del suo lungo peregrinare, il protagonista si trova su un vascello in balia dei marosi, una scena che viene descritta da Grieg secondo il più puro stile wagneriano, con repentini crescendi e diminuendi [1:01-1:29]

che sembrano a tratti evocare la furia del mare nel preludio dell’Olandese volante. Intriso di una cupa drammaticità, sottolineata dalle folate degli archi gravi, dei timpani e della grancassa, questo brano testimonia in maniera evidente l’influsso che i grandi autori tedeschi esercitarono sullo stile di Grieg, che peraltro seppe utilizzarli con notevole originalità.

 

TRACK 9: Canzone di Solvejg

Nel quarto atto, mentre Peer vaga tra mille vicissitudini in Africa, compare nella sua memoria la canzone di Solvejg [0:49- 2:06],

la fanciulla “dagli occhi bassi e dalle trecce d'oro” che aveva adocchiato alla festa di nozze, prima di rapire Ingrid. Si tratta di uno dei brani più soavi e sognanti di tutta l’opera, in grado di conferire anche da solo l’ immortalità al capolavoro di Grieg. Questo tema verrà ripreso nel Quinto Atto, quando Peer entrerà nella capanna trovando Solvejg ormai invecchiata, ma sempre in attesa del suo ritorno, convinta in cuor suo che il vano Peer sia di gran lunga migliore di quanto la sua vita dissipata possa far credere.

 

TRACK 10: Danza della figlia del Re della montagna

Entrato dell’antro del Re della Montagna, Peer assiste alla danza della Figlia di Dovre, che si esibisce in movenze sgraziate e dai toni buffoneschi. A proposito di questo brano, Grieg scrisse che questa danza, in cui deforma grottescamente le melodie popolari del suo paese, deve “puzzare di sterco di mucca e rivelare la ristrettezza mentale norvegese […] In ogni caso, penso che il pubblico non farà fatica a notare l’ironia che vi sta alla base”. Con il suo tema zoppicante e dalla ritmica molto accentata [00:06-0:51],

questo brano costituisce il côté comico – anzi buffonesco – di un’opera ricca di spunti drammatici.

 

Giovanni Tasso

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