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Martedì, 06 Novembre 2007 13:10

WAYNE HORVITZ / GRAVITAS QUARTET:WAY OUT EAST

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WAYNE HORVITZ / GRAVITAS QUARTET.WAY OUT EAST.

SACD Songlines Recordings SACD SGL SA 1558-2.

Reg: The Factory, Vancouver. 8-9 agosto 2005.

Eng: Sheldon Zaharko. Editing & mastering; Grahemme Brown.


giudizio artistico: BUONO

Il jazz è alla ricerca di nuove frontiere, e questo disco ne è l'esempio. Se poi a provarci è una star di livello assoluto, il raffinatissimo e squisito Wayne Horvitz, si può chiaramente intuire come gli spazi di usuali temi, standard, improvvisazioni, canoniche 'ensemble' comincino a stare stretti agli stessi 'guru', a coloro che nello specifico campo hanno portato avanti la tradizione sperimentando accenni di innovazione. Horvitz sperimenta con il Gravitas Quartet, ensemble composta da Peggy Lee al violoncello, Ron Miles alla tromba e Sara Schoenbeck all'oboe. La particolarità della ricerca musicale insita in questo lavoro sta nei linguaggi di comunicazione adottati: improvvisazione jazz contro strutturazione della musica classica; timbri il cui orecchio associa a orchestre sinfoniche contro effettistica elettronica; accenni ritmici strutturati contro aritmie improvvisate. Si tratta di un esperimento, come lo stesso Horvitz tiene a precisare nelle note interne al libretto, e la consistenza dello stesso si sostanzia nel forzare strutture e schemi, prassi e luoghi comuni. E come tutti gli esperimenti presenta lampi interessanti e frammenti discutibili, salti d'umore divisi tra esaltazione e noia, spunti estremamente coinvolgenti e accanimenti intorno all'inverosimile ed all'iperprevedibile. Paradossalmente ciò che funziona di più attiene a fraseggi in cui Horvitz non fa Horvitz, ovvero quando il pianista, dal tocco sublime e caratteristico, mette tutte le proprie capacità a servizio dell'ensemble e, soprattutto, del brano. E allora si comincia a intravedere la sintonia, e dal crogiolo nasce l'ingrediente nuovo della reale avanguardia. Ma sono accenni, dicevamo; accenni su cui ci sarebbe ancora da lavorare, insieme, in maniera più strutturata e meno ‘ìncidentale’. Perché, paradossalmente, l'aspetto che più manca in questo lavoro è l'identità dell'insieme, qualità su cui, a mio parere, Horvitz 'The President' ha fatto la propria strameritata fortuna nel jazz, pur nel rispetto delle individualità dei componenti della propria band. E allora non mi rimane che un augurio: provaci ancora, Wayne!

Enzo Carlucci


giudizio tecnico: BUONO-OTTIMO

DINAMICA: 3/4

EQUILIBRIO TONALE : 4

PALCOSCENICO SONORO: 4

DETTAGLIO: 3/4

L'etichetta canadese Songlines ci ha oramai abituato ad una qualità media estremamente alta. Innanzitutto il disco in questione è un SACD ibrido, con la possibilità sia della stereofonia sia del multicanale. Nel mio impianto è stato ascoltato in configurazione CD standard di conversione Wadia sia il nuovissimo Benchmark, prodotto non ancora distribuito ufficialmente e di cui si parla, giustamente, in maniera estremamente positiva oltreoceano. Il lavoro è stato realizzato in studio, precisamente presso The Factory di Vancouver, ed il tecnico del suono, Sheldon Zaharko, non ha indicato quali tecniche e/o strumenti di ripresa abbia utilizzato. Data la limitazione dell'ensemble la nostra attenzione si è maggiormente focalizzata sulla correttezza timbrica, piuttosto che su parametri come dinamica e potenza dei transienti. Il disco suona arioso, e l'aspetto che più impressiona è l'amalgama notevole dell'insieme. Oltre a ciò vi è ugualmente la caratterizzazione timbrica, anche se l aspetto in questione risulta un po' più in secondo piano. L'insieme, dicevamo, risulta molto ben amalgamato timbricamente, e a far da discernimento contribuisce l'ottima localizzazione spaziale sul piano orizzontale. Come dire: gli strumenti si riescono a distinguere soprattutto per il corretto posizionamento nello spazio immaginario. Un po' meno, invece, risulta soddisfacente la profondità di scena, in tal senso vedendo posizionati gli strumenti più o meno alla stessa altezza nel piano. Il pianoforte è stato ripreso in maniera eccellente, con molta aria intorno. Tuttavia l'aspetto dell'aria intorno agli strumenti è il parametro che più riporta al confronto con le stratosferiche registrazioni effettuate da Joe Ferla per lo stesso Horvitz. Equilibrio, la parola chiave. Mentre qui Zaharko proponde per un suono a volte fin troppo etereo e disgregato, Ferla è capace di un equilibrio tra matericità e ariosità assolutamente invidiabile. E questo fa la differenza tra un buon tecnico (Zaharko) ed un maestro (Ferla).

Enzo Carlucci