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Venerdì, 07 Dicembre 2007 12:29

The Platters: Remember When?

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THE PLATTERS. REMEMBER WHEN?

LP Mercury SR-60087. Parigi, 1959.


Giudizio artistico: ottimo

Giudizio tecnico: buono/ottimo

DINAMICA: 4

EQUILIBRIO TONALE : 3

PALCOSCENICO SONORO: 4

DETTAGLIO: 3/4

Erano trascorsi quattro anni da quel 1955, quando in USA era scoppiata la febbre del rock and roll: Billy Haley con Rock Around the Clock, Elvis Presley con Heartbreak Hotel e il gruppo vocale dei Platters con Only You. 1959: i Platters, all’apice di un successo mondiale, dopo numerosi singoli, quattro dischi d’oro e alcuni LP, affrontano con questo album un repertorio di standard degli anni ’30 e ‘40. L’atmosfera è qui decisamente più tradizionale rispetto ai lavori precedenti, non fosse altro per la presenza di un’orchestra d’archi. Ma a caratterizzare queste reinterpretazioni troviamo ancora la sezione ritmica ben in evidenza e lo stile doo-wop delle armonizzazioni vocali. La rivisitazione della famosa Smoke Gets in Your Eyes, scritta dalla coppia Harbach-Kern per il loro musical Roberta del 1933, fu folgorante: la voce dispiegata del solista Tony Williams, l’arrangiamento in stile romanza ritmicamente cadenzata, gli archi che si fondono con le armonie vocali del gruppo, ne fecero una versione moderna e affascinante. E per i Platters il singolo tratto dall’album fu il quinto disco d’oro! La voce di Tony Williams l’ascoltiamo anche nella bella canzone che dà il titolo all’album: Remember When, composta dal loro produttore Buck Ram, già presente nel primo album del 1956 e qui in una nuova versione con gli archi. E poi ancora I’ll Never Smile Again di Ruth Lowe, My Blue Heaven di Walter Donaldson e If I didn’t Care di Jack Lawrence. Caratteristica dell’album è l’opportunità concessa agli altri membri delgruppo di dimostrare le loro doti di solisti: innanzitutto Paul Robi: con la sua bella voce baritonale interpreta I Can’t Get Started di Vernon Duke e Ira Gershwin, Love in Bloom e la nota Prisoner of Love. Poi la voce acerba e particolare di Zola Taylor: perfetta nelle armonizzazioni, qui fa la sua buona figura anche come solista: bella Somebody Loves Me di George Gershwin; divertente e spiritosa la versione di A-Tisket A-Tasket, notissima composizione di Ella Fitzgerald, e particolarmente riuscita Until the Real Thing Comes Along, dove la sua voce si alterna con gli apporti corali degli altri. Ed infine il secondo tenore David Lynch a cui è affidata Thanks for the Memory di Leo Robin e Ralph Rainger, gli stessi di Love in Bloom. Manca invece in questo album una prestazione solista di Herbert Reed, la cui inconfondibile voce di basso la si ascolta comunque, a punteggiare le armonie del gruppo. Per alcuni, questo album dei Platters rappresentò una svolta troppo edulcorata, tesa a conquistare altre fette di pubblico americano bianco più tradizionale. Ma a mio avviso questo fu un grande album: una prova di grande professionalità, unita alla loro vocalità ancora fresca e spontanea, il tutto ben sorretto da un grande staff, quello della Mercury, giovane casa discografica di Chicago, nata nel 1947 ma già ben affermata. Quando, circa quindici anni fa si cominciò a leggere della magnificenza dei dischi di musica classica Living Presence della Mercury, subito collegai il ‘mito’ che anche per me, giovane appassionato di musica americana, questa etichetta indipendente aveva rappresentato. Ricordavo bene anche quegli LP di musica classica che venivano solo importati, a differenza del catalogo leggero stampato e distribuito in Italia dalla Saar. Da poco avevo rintracciato la copia originale di alcuni LP dei Platters, tra i quali quello qui proposto, di cui avevo una stampa mono italiana molto consunta. Nel frattempo, nel mio impianto, avevo migliorato sensibilmente la ‘lettura’ del vinile e fui in grado così di capire meglio la bontà tecnica di questa casa della West Coast, anche nell’ambito della produzione non classica. Già in precedenza avevo notato la meticolosità con la quale sul retro delle copertine venivano riportati i dati tecnici relativi alle sedute di registrazione. Ma nel caso di questo LP, la Mercury superava sé stessa: infatti, sul retro della copertina della stampa stereo americana trovai, con grande sorpresa, una dettagliata descrizione dello studio ‘A’ della Compagnia Fonografica Francese, dove i Platters avevano registrato l’intero album, in occasione di un loro tour europeo. Volume, tempo di riverbero e trattamento acustico dello studio; la camera d’eco naturale, la consolle e gli amplificatori (Telefunken e Siemens), i monitor della Electro-Voice. E poi la descrizione dei dieci microfoni utilizzati, dieci quanti gli ingressi della consolle: vari tipi di RCA e Neumann assegnati, sulla sinistra, rispettivamente al piano; basso/batteria; chitarra; arpa; voce solista e, sulla destra, alle sezioni violini; viole/violoncelli; clarinetti; flauto/ oboe; gruppo vocale. Il tutto da mixare in tempo reale su due canali stereo: niente multipista, niente missaggi a posteriori: un miracolo! Il risultato? Naturalezza, trasparenza, dinamica, buon equilibrio tonale. La stereofonia è quella dei primi lavori: si sfrutta al massimo la separazione e quindi, in questo caso e con questa logica, viene da sé collocare la voce solista da un lato e il gruppo che armonizza dall’altro. Ma l’aspetto positivo è che, contrariamente ad altre situazioni, strumenti e voci non sono confinati nelle casse; c’è molta aria intorno, aria che viene a riempire anche lo spazio centrale, riducendo al minimo la sensazione del buco. Forse i troppi microfoni sacrificano il senso generale di profondità, ma ne beneficiano la presenza ed il dettaglio, senza peraltro appiattire troppo la scena. La Universal, detentrice del catalago Mercury, continua ancora a pubblicare antologie dei successi dei Platters, ma non mi risulta che siano stato mai ristampati, nemmeno in CD, gli album nella loro versione e integrità originali. Sarebbe bello che almeno questo potesse rivedere la luce…

Mario Frangini

Letto 9333 volte Ultima modifica il Venerdì, 07 Dicembre 2007 12:29

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