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Martedì, 12 Novembre 2013 11:01

WHEST AUDIO: preamplificatore phono PS.30R

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Dopo aver introdotto in Italia le testine Bluelectric, i giradischi Simon Yorke

e il Marchio Ikeda (recentemente oggetto
delle nostre attenzioni), ecco qui che la
DN Audio ci presenta ora questo Marchio
inglese specializzato in preamplificatori
phono: perché Whest Audio realizza esclusivamente
questo tipo di apparecchi di cui
quello datoci in prova (listino 2275 euro)
è il secondo della serie, superato da altri
cinque modelli sempre più performanti e
costosi sino ad arrivare al modello REF V
(che fantasia nei nomi, ahimè...) macchina
in due telai dal costo di ben 11.965 euro.
E' rassicurante immaginare di aver a che fare
con dei tecnici super-specializzati in un
certo settore come, per esempio, AM Audio,
Pass Labs o Threshold che producono solamente
amplificazioni, o Avalon e Kharma che
realizzano solamente diffusori; se poi
pensiamo che un pre-phono rappresenta
una ‘nicchia nella nicchia’, beh, allora la
fiducia aumenta a dismisura: una sola categoria
di prodotto, ma fatta per bene...
Descrizione
Il modello PS.30R è, come detto, il secondo
dal basso; sopra di lui sono collocati il
30RDT ed il 30SE, rispettivamente a 3470
e 5395 euro, cifre che cominciano ad essere
già più che importanti. Il manuale è comune
a tutti i modelli della serie 30 e la differenza
più importante sembra essere rappresentata
dalla circuitazione ‘dual-mono’ per
i modelli RDT e SE; che sicuramente suoneranno
anche meglio, ma che utilizzando lo
stesso cabinet del modello base forse potrebbero
risultare un po' sottovalutati dal potenziale
acquirente. Tutto questo discorso
contorto per riferire semplicemente che il
modello che ci è stato consegnato per la prova
è probabilmente quello più interessante di
questa serie, almeno dal punto di vista
delle prestazioni/prezzo.
Il cabinet metallico che contiene la circuitazione
del PS.30R è molto ben rifinito. Di
colore titanio, ha dimensioni un poco più
piccole degli standard cui siamo comunemente
abituati; sul pannello frontale il solo
led di accensione, mentre il posteriore si
presenta alquanto più ricco: ingressi RCA
e due coppie di uscite presenti anche nello
standard XLR, la qual cosa permette di
utilizzare anche quei (rari) preamplificatori
dotati di ingressi solamente bilanciati; o,
quanto meno, di sfruttarne appieno la circuitazione,
se effettivamente bilanciata. La
vaschetta IEC è affiancata dall'interruttore
di accensione che suggeriremmo di lasciare
sempre operativo. Anticipiamo subito che
il Whest ‘freddo’ ha prestazioni non troppo
appaganti e quindi è assolutamente sconsigliabile
un ascolto della macchina appena
accesa, specialmente se posta a confronto
con pre valvolari che raggiungono la temperatura
di esercizio entro un tempo relativamente
breve. No, a questo PS.30R ci
vogliono parecchie ore; meglio ascoltarlo
il giorno dopo che lo abbiamo acceso...
Vogliamo ora descrivere un aspetto assolutamente
illogico di questo preamplificatore,
ovvero il posizionamento della serie
di 4 dip-switch per la selezione del guadagno
e del carico al di sotto del pannello inferiore,
operativi solamente dopo aver
‘ribaltato’ la macchina e aperto uno sportellino
di protezione. Ci piacerebbe utiliz-

zare l'espressione straordinariamente colorita
che abbiamo trovato in rete in occasione
della traduzione della recensione del
modello Whest Two, dotato anch'esso di
questa ‘eccitante’ particolarità: ebbene,
il salace recensore nel commentare questa
scelta riferisce che non ci sarebbero stati
molti problemi nel caso della scelta prolungata
nel tempo di una sola testina; ma se
si deve procedere ad alcune prove di interfacciamento
di svariate testine, beh allora
sarebbe “a pain in the butt”, la cui traduzione
letterale non ci permettiamo di riportare...
In ogni modo, i selettori impostano il guadagno
e il carico su sei valori diversi e precisamente
43, 50, 55, 60, 65 e ben 72 dB di
guadagno, oltre a 100, 220, 470, 1k, 15k
e 47k ohm di impedenza di carico; c'è quindi
da sbizzarrirsi. Da evidenziare che se eventualmente
l'audiofilo ansioso non fosse
ancora soddisfatto di questi valori il Distributore
è in grado di proporre un carico (e
immagino un guadagno) specifico per la
testina utilizzata dall'ansioso di cui sopra...
Analisi sonora
Tra i vari apparecchi utilizzati come riferimento
(oltre allo stellare Pass Labs XP25,
decisamente di un altro pianeta) è stato
impiegato anche un vetusto (è del 1992...)
Audio Research PH1, una macchina dalle
prestazioni ancora oggi più che interessanti
e reperibile sul mercato a cifre ben
abbordabili (nell'intorno dei 700 euro, anche
se c'è qualche furbacchione del quartierino
che ne chiede quasi il doppio: ricordiamo
che all'epoca costava 3.200.000 lire). I 48
dB di guadagno del PH1 che potevano apparire
sufficienti vent'anni fa, adesso si rivelano
abbastanza modesti se necessari ad
amplificare la voce delle testine con uscita
inferiore a 0,3 mV; e da questo punto di
vista, con un guadagno ben superiore a 60
dB il Whest ha mostrato di amplificare sia
la nostra Yamaha MC1 (0,2 mV) che, soprattutto,
la ‘parca’ Ikeda 9TT, oggetto di una
recente recensione su queste pagine e
dotata di un avaro 0,16 mV di tensione di
uscita; e come abbiamo già avuto modo di
riferire, non è che il PH1 o il phono interno
Spectral non suonasse, ma semplicemente
mancava loro il ‘respiro’, la ‘coppia’, giusto
per usare un paragone motoristico: con un
veicolo ‘spinto’, ma dotato di poca coppia
si raggiunge sì una buona velocità (il nostro
livello sonoro di uscita), ma con un'accelerazione
piuttosto scarsa (la nostra dinamica
audio...). Bene, con il Whest non ci
sono problemi e il segnale sonoro viene
amplificato in modo naturale e tale da
sembrare già di alto livello in origine.
Il Whest PS.30 ha quindi sostituito gli altri
pre phono presenti che comunemente
vengono ‘aiutati’ dai nostri step-up; ricordiamo
a questo riguardo che il nostro beneamato
Spectral DMC20 ha un guadagno del
phono di soli 45 dB, decisamente pochini,
ahimè.
Per la prova ‘seria’ di un preamplificatore
phono è nostro parere che siano necessarie
svariate testine, in modo da poter
rendere la vita più o meno facile al nostro
pre, cercando così di svelarne i caratteri
più reconditi. Abbiamo quindi utilizzato
un'Ikeda 9TT (0,16 mV), una Bluelectric
Virus (0,34 mV), una Forsell Boron (0,8
mV), una Lyra Elikon (0,4 mV), una Audio
Technica ATF3 (0,35 mV) ed una Yamaha MC1s
(0,2 mV): un bel parco-macchine, indubbiamente.
Come detto, si passa così dalle
poche centinaia di euro dell'Audio Technica
(anche se la Yamaha MC1s, top di
gamma vent'anni fa adesso probabilmente
vale anche meno...) fino ad arrivare ai
3400 euro dell'Ikeda; ebbene, installando
in sequenza tutto questo ben di dio si sono
potute evincere le varie differenze qualitative
che crescevano in modo congruo con
il listino, anche se, come si sa, non certamente
in modo proporzionale. I fonoivelatori
più economici erano trattati al massimo
delle loro possibilità: la trasparenza e la
finezza di grana sensibilmente inferiori a
quelle dei modelli più costosi erano riprodotti
tali e quali dal Whest. Diciamo che
sino alla Forsell compresa il PS.30 risultava
essere adeguato alla classe qualitativa
della testina. Con il progredire della qualità,
già con la Lyra Elikon (listino circa 1600 euro) 

ecco che il Whest iniziava a mostrare i

suoi limiti che venivano identificati nella
raffinatezza e nella trasparenza della
gamma medio-alta: la straordinaria cesellatura
della partitura di cui sono capaci
Ikeda e Virus risultavano alquanto mortificate
da una specie di "collo di bottiglia"
attraverso il quale doveva passare il debole
segnale elettrico. Inutile insistere, quindi,
e allora abbiamo concentrato le nostre
prove con la Forsell, di classe più commisurata
con le prestazioni del nostro; e con
un'uscita di 0,8 mV la dinamica riproposta
dal Whest (abbassandone il guadagno
a 55 dB, già più che sufficienti con la
Forsell) diveniva a tratti addirittura violenta,
con una leggera tendenza a strillare, se
la testina non risultava essere ben interfacciata
(guadagno e carico): una macchina,
quindi, molto veloce nella risposta ai transienti;
una specie di ‘ragster’ subito pronto
a entrare in coppia e accelerare il segnale
musicale, per poi ‘stopparlo’ con determinazione
una volta cessato; con un risultato
offerto nella gamma più profonda
sempre più che apprezzabile. Gli assoli
di contrabbasso oltre a possedere un bel
corpo risultano anche intellegibili ed articolati,
sicuramente a livello dei migliori
e decisamente superiore a quanto proposto
dal PH1 che, lo ricordiamo, potrebbe
essere ‘il su' babbo...’. I timpani della
Fantastica (edizione Bolduc…. De Agostini,
vol 2) sono possenti e autorevoli e di
conseguenza coinvolgenti e appaganti.
La dote più evidente è, appunto, la grande
dinamica offerta da un guadagno parossistico
che permette anche a un'avara
Ikeda di ‘respirare’ come si conviene;
addirittura sembrerebbe che con quest'ultima
il Whest sia in grado di ‘lavorare’
meglio rispetto a quanto possibile con la
Bluelectric Virus, a conferma dell'adattabilità
della giapponese (e della ‘bizzosità
’ della svizzera, mannaggia...).
Riguarda il soundstage la corretta localizzazione
delle sorgenti musicali e, soprattutto,
la loro messa a fuoco risultano
abbastanza corretti e credibili; non è il
‘presepe sonoro’ cui ci ha abituato lo
Spectral, ma non siamo troppo lontani. Il
senso di spazialità è discreto e solamente
quando vi sono pochi esecutori coinvolti
nella partitura appare pienamente risolto
ed a livello dei migliori; nel caso di masse
orchestrali alquanto cospicue allora la
capacità di risoluzione appare non elevatissima,
ma del resto non si può pretendere
la ‘scannerizzazione sonora’ che può
offrire un Pass Labs XP25...(lo credo anch’
io…PB)
L'equilibrio timbrico è spostato verso la luminosità
e la chiarezza; la tendenza a voler
essere un poco sopra le righe porta il
segnale ad essere a tratti addirittura abbagliante;
la qual cosa ha la tendenza a
trasformarsi in un suono un poco riprodotto;
ma questo, non dimentichiamolo, rappresenta
comunemente un limite delle
macchine più economiche, anche se, ahimè,
il listino già riferito di 2275 euro non è certo
da definirsi entry-level.

Conclusioni
Una macchina onesta proposta a un listino
che forse non lo aiuta troppo: uno sconticino
probabilmente lo collocherebbe in
un settore di macchine concorrenti sulle
quali il PS.30 imporrebbe la sua versatilità
ed il guadagno, davvero importante;
così il Whest corre un poco il rischio di essere
preferito da altre macchine che riportano
sul frontale un nome più conosciuto; e
sappiamo bene quanto gli audiofili siano
sensibili al nome ed il mercato alle sopravalutazioni...
Riccardo Mozzi

Recensione estratta dal n. 125 di Audiophile Sound

Letto 8415 volte Ultima modifica il Martedì, 12 Novembre 2013 11:23

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