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Mercoledì, 01 Novembre 2006 11:02

Laurence Hobgood Trio, Crazy World.

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LAURENCE HOBGOOD TRIO. CRAZY WORLD.

CD Naim NAIMCD084.

DDD. Stereo. Studio. Lily Reid Holt Memorial Chapel, Lake Forest College, 2-4 agosto 2004;

Prod: Laurence Hobgood; Eng: Ken Christainson.


giudizio artistico: BUONO

Se Laurence Hobgood e il suo trio di bravi musicisti fossero veramente all'altezza dell'alto livello di questa registrazione potremmo gridare al capolavoro. Purtroppo, Hobgood è soltanto un bravo strumentista, in bilico fra il Bill Evans dei tempi d'oro e il Cedar Walton degli ultimi anni, con qualche spruzzatina di Jarrett nei momenti di più sentito lirismo.

Le composizioni in scaletta pur essendo piacevoli, non sono certo fra le cose memorabili del jazz di questo primo decennio di secondo millennio. Neppure la presenza di Kurt Elling in More than you know ed Endless star riesce a risollevare le sorti di un disco piacevole, ma non meraviglioso, caratterizzato da brani privi di azzardi e guizzi di fantasia.

Senza dubbio Hobgood è un pianista che possiede una notevole eleganza formale, anche se spesso quest'ultima dote si traduce in una certa piattezza nell'esecuzione. Ciò nonostante, la naturalezza e l'elevato livello

della registrazione spesso riescono a compiere il miracolo, rendendo l'esecuzione di alcuni brani intrigante, non fosse altro per il delicato e gustoso equilibrio del bilanciamento complessivo.

Simone Bardazzi


giudizio tecnico: ECCEZIONALE [img]http://forum.audiophilesound.it/images/Symbol1BlackSmall.gif[/img] [img]http://forum.audiophilesound.it/images/Symbol2BlackSmall.gif[/img] [img]http://forum.audiophilesound.it/images/Symbol3BlackSmall.gif[/img] [img]http://forum.audiophilesound.it/images/Symbol4BlackSmall.gif[/img] 5 5 5 5

Come specificato nelle note di copertina, quest'album è stato inciso dal vivo in studio, senza alcun tipo di editino successivo e overdub. La Lily Reid Holt Memorial Chapel è una piccola cappella e, almeno da quello che si evince dalle immagini del libretto, sembra avere una certa quantità di arredi in legno. Il profilo d'ascolto pur non distinguendosi per avere particolari caratteristiche di calore, risulta invece aperto e brillante. L'immediata impressione che l'ascoltatore riceve è quella di una ruvida registrazione dal vivo,

senza particolari abbellimenti, ma molta umanità. Per questo motivo, l'intera scaletta dei brani risulta particolarmente appassionante e piacevole. Questa volta, infatti, i tecnici della Naim ci è parso abbiano voluto sperimentare qualcosa di diverso dai soliti clichè che caratterizzano le produzioni di questa label audiofila.

Detto per inciso, i suoni sono eccezionalmente naturali e il soundstage si distingue per una realistica profondità di campo. La dinamica è l'elemento determinante dell'economia di questa incisione, mentre il dettaglio appare meno radiografante del solito. Se questa è la nuova strada che intende percorrere la Naim,

mi sento di appoggiarla in pieno.

Simone Bardazzi
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