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Sabato, 03 Febbraio 2007 15:41

SILVIA DONATI AND STANHARD 310

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SILVIA DONATI & STANHARD 3IO. SINGIN’ IN THE BRAIN.

S.Donati (vocals), A.Santimone (acoustic piano), A.Fedrigo (electric bass), G.Bertoncini (drums).

CD ABeat ABJZ027. Artesuono Studio, Udine. 2003. Eng: S.Amerio.


giudizio artistico: ECCEZIONALE

Devo sinceramente ammettere, che anche in questo caso, ho preso davvero molto alla leggera l’ultimo lavoro di Silvia Donati e trio. Certo, ho pensato, il solito disco di standard, probabilmente ben riuscito, ben cantato, e con un trio di tutto rispetto.

Invece, anche questa volta, puntualmente è arrivata una grande sorpresa, non il solito album con standard fatti e strafatti ma qualcosa di particolarmente

bello, qualcosa di diverso, un viaggio tra improvvisazione, tra jazz e post-bop, e soprattutto parecchia sperimentazione. Silvia Donati ed il suo trio, sembrerebbero particolarmente interessati alla ricerca, con l’intenzione di tirar fuori, delle note particolari, nuove, affrontando e sviscerando strutture musicali. Il repertorio musicale è vasto, partendo da Lonely woman di Coleman, passando per Village of the sun di Franck Zappa, per arrivare

in seguito a On Broadway di Benson, sembrerebbe un percorso veramente

tortuoso, obliquo, insidioso, no assolutamente, è solo la libera espressione senza vincoli dei quattro musicisti.

Il disco a primo impatto potrebbe sembrare tosto, ma la voce di Silvia, dotata di grande estensione, esprime grande emotività, ed eleganza particolare, infatti Lonely Woman, non è per niente prevedibile, le strutture musicali, vengono spesso deformate, demolite, per poi essere ricomposte con grande

creatività, regalando un insostituibile spessore emotivo.

Altro pezzo veramente bello, è Peyote, il testo, una poesia di Gregory Corso, musicata dalla stessa Donati, è sicuramente uno dei migliori presenti nel disco, il suono del gruppo è di volta in volta graffiante, un grande messaggio stilistico, suonano davvero bene, dando libero sfogo alle loro personalità musicali.

Altra piccola perla dell’album, On Broadway, esposto dal gruppo, in modo libero free, stravolgendo il brano originale, ma dotandolo di una trance espressiva, creando impasti sonori, frasi e ricami che sorprendono. Penso, che da aggiungere ci sia veramente ben poco, continuare all’infinito è veramente noioso, finisco con due parole, improvvisazione e sperimentazione, queste sono le chiavi universali che Donati e trio hanno usato per dar vita al miglior disco jazz dell’anno.

Esagero... ascoltatelo, un grande esperimento musicale, originale, e piacevolmente riuscito.

Giampaolo Merella


giudizio tecnico: OTTIMO

[ASGiudizioRecensioni 4 3/4 4/5 4]

Suoni limpidi e caratterizzati da una sensazione di pulizia esemplare: la musica intimista non richiede grandi dosi di macrodinamica che, nel caso specifico, si dimostra sempre ben disponibile alla bisogna. Magnifico il microcontrasto che si eleva al rango di protagonista, coadiuvato da un dettaglio di rarissima precisione capace di non nascondere nulla, restando lontanissimo da qualsiasi sensazione di asettica artificiosità: un po' di naturalezza nel porgere gli scarti dinamici non avrebbe gustato. Il ilanciamento tra le varie frequenze è esente da ogni anche pignola osservazione critica e la timbrica è davvero bella e fruibile, molto naturale, anche paragonata a quella di vinili di rango; rinuncia appena a qualcosina in calore e morbidezza del corpo armonico. Il palcoscenico sonoro è ben dimensionato nelle tre direzioni ma talvolta è difficile "inquadrare" i protagonisti stabilmente nelle loro posizioni. La focalizzazione non sembra sufficientemente spietata nell'inchiodare il pianoforte a destra di chi ascolta ma, in compenso, l'ariosità è di prim'ordine e mantiene gli esecutori sempre distanti dal punto d'ascolto, evitando l'eccessivo "effetto presenza".

Osvaldo Uccheddu

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