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Giovedì, 13 Dicembre 2007 13:05

MARION MEADOWS. DRESSED TO KILL.

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MARION MEADOWS. DRESSED TO KILL.

CD Heads Up - HUCD 3106.

Recorded at B-Hive, Phoenix Arizona.

Engineered by Michael Broening. Mastered by Paul Blakemore at Heads Up Intl./Telarc Intl.using Sequoia Digital Workstation.

www.ird.it


giudizio artistico: SUFFICIENTE/BUONO

La foto principale di copertina, già, sarebbe dovuta essere un segnale inequivocabile dell'impostazione del disco tutto, contenuto musicale compreso. Un ragazzo, dai tratti somatici di pura discendenza nativo-americana, a torso nudo armato unicamente di un sax soprano: parlare di riferimenti sessuali, a questo punto, sarebbe come insultare l'intelligenza di qualsiasi abitante del nostro beneamato globo terraqueo. E la storia si ripete, incessantemente, in ciò che per le donne Marion Meadows rappresenta alla stessa stregua di Candy Dulfer, con il suo portentoso sax tenore per gli ometti. Musicalmente, Meadows, un incrocio tra Kenny G. e il più nostrano Fausto Papetti, molto più conosciuto per le ardite copertine degli allora LP che per i temi "rivisti e corretti" del proprio sax tenore. I brani sono scuse, ammettiamolo: banali scuse. Tema accennato, atmosfera mai invadente e piacevolmente soft, escursioni e fraseggi improbabili delle scale più disparate, alla ricerca dell'ornamento nell'ornamento, del barocco all'estremo ridondante del rococò. Tutto fine a se stesso, superfluo, effimero; nell'irreale surreale di un deja-vù di fine anni '80, tardo yuppismo nostrano della ‘Milano da bere’, con annesso corollario, sotteso e sottinteso di ‘va tutto bene, gente, va tutto bene! Tanto poi ci pensiamo noi a saccheggiarla, questa Milano’, prima di Mani Pulite e dell'apocalisse e del finto passaggio alla Seconda Repubblica. Marion Meadows mi ha riportato, mentalmente, a questo, al trito e ritrito della Fusion più deleteria, al ricordo del pungente e sarcastico ed ennesimo catalogamento yankee di questo tipo di sonorità: Elevator Music. Musica da ascensore, buona per accompagnarti al 50° piano di un grattacielo o per avvolgerti i sensi mentre gusti un succulento Prime Rib in uno dei ristoranti più trendy di Lombard Street a San Francisco. A voler essere feroci, e veri, Dressed to Chill non solo non aggiunge nulla a ciò che si è fatto, nella fusion e nell'easy listening, ma forse, proprio forse, a voler ben vedere qualcosa la toglie. E ciò che toglie è, paradossalmente, una componente negativa: il fatto che questa musica, alla fine degli anni '80, si fosse presa troppo sul serio. E, onore al merito, Marion Meadows non pretenda nulla, invece: accollandosi gli ascensori, le suite d'albergo, i ristoranti trendy e le atmosfere un po' losche. E la sua musica, ora come ora, invade la mia auto, ogni mattina e ogni sera, aiutandomi a strappare un timidissimo sorriso e portandomi a pensare che forse, tutto, possa essere affrontato in maniera un po' più easy. Che ne dite voi?

Enzo Carlucci


giudizio tecnico: BUONO

DINAMICA: 3/4

EQUILIBRIO TONALE : 3

PALCOSCENICO SONORO: 3

DETTAGLIO: 3/4

Questo disco suona come dovrebbe suonare un disco registrato decentemente in studio: corretto timbricamente, compresso affinché le escursioni dinamiche non disturbino più di tanto, caldo in modo che il sax non invada la strettissima porzione di medie frequenze in cui la potenza d'urto potrebbe concentrarsi. L'utilizzo del sistema digitale SequoiaDigital, ritenuto uno dei più avanzati e sofisticati presenti sul mercato, poi, permette quegli artifici digitali che, in passato, permettevano ai vari Spatializer di ricreare quello scenario immaginario che in studio, e multimicrofonia, è impossibile da ottenere. Quindi, per intenderci, suoni "collocati" sull'asse orizzontale con millimetrica precisione, facilmente individuabili; e, purtuttavia, con un effetto pur sempre monitor, senza che alla collocazione orizzontale corrispondesse poi uno stagliarsi dei piani sonori. La correttezza e caratterizzazione timbriche sono esemplari, anche se poi, il Mastering finale, ha preso decisamente l'onda della Nouvelle Vogue degli ultimi dieci anni a questa parte, con una porzione bassa massiva, potente e carica di energia. La scuola, per intenderci, di Herb Powers e del Mastering del 90% della Black Music, da Tony Braxton a TLC, da Beyoncè ad Alicia Keys. L'impronta è quella, e devo ammettere non mi dispiaccia tenendo conto della destinazione d'uso. Che non sono più gli Hummer o le Dodge estreme delle strade di Los Angeles la le suite o gli ampi spazi degli After Hour o dei Brunch più trendy e sfacciatamente old-style, se non addirittura Vintage.

Enzo Carlucci

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