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Venerdì, 03 Ottobre 2008 13:10

Otis Taylor: RECAPTURING THE BANJO.

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RECAPTURING THE BANJO. Otis Taylor. Telarc Blues CD-83667.

avb = CD. PCM. Stereo. Immersive Studios, Boulder (Colorado); StuStu Studio, Los Angeles. Date non indicate. Prod.: O. Taylor. Eng.: M. Sandosky; M. Johnson.

www.ird.it


giudizio artistico: OTTIMO

La musica del banjoista Otis Taylor sembra fatta apposta per essere ascoltata con delizia, quasi ignari del notevole spessore culturale che la caratterizza. Intanto non fatevi sedurre solo dalla musica e prestate anche orecchio ai testi, che narrano spaccati di vita e cultura afroamericana, rappresentazioni di una lotta per la sopravvivenza dei neri d’America espressa qui con uno strumento generalmente associato all’oppressore bianco: il banjo. Solo che la grande lezione di Taylor sta proprio nel farci riscoprire le origini africane di questo strumento, rivelando come l’identificazione del banjo con la musica country e bluegrass sia il frutto di una espropriazione (tra le tante) della musica bianca nei confronti di quella nera.

In una lunga carrellata di brani, equamente distribuiti tra originali e tradizionali, veniamo posti di fronte a tecniche esecutive del tutto diverse da quelle del banjo ‘bianco’: sulle pulsazioni immutabili del basso, le corde pizzicate creano trame da optical art sonora, riuscendo a trovare una totale armonia tra il sapore folk di questa musica e la necessità di esprimersi in termini più moderni. Gli arrangiamenti per due, tre e fino a quattro banjo contemporaneamente sono poi davvero entusiasmanti. Daniele Cecchini

giudizio tecnico: OTTIMO

4 | 4 | 4/5 | 4/5

La strumentazione all’opera in questo disco è di quelle che dovrebbero stuzzicare l’apparato uditivo del vero audiofilo, con tutto il suo arsenale di strumenti a corde: i banjo spuntano numerosi da ogni dove, e poi le chitarre, le lap steel, i mandolini e via pizzicando. Tutti questi strumenti sono perfettamente contrastati, dinamicamente spigliati e soprattutto favoriti da una millimetrica identificazione della loro posizione sul palcoscenico sonoro. Si riescono così a distinguere gli incastri più microscopici tra le linee dei diversi esecutori. Sotto, il basso elettrico pulsa sordo e di una morbidezza che contrasta col suono pungente dei banjo.

@afd = Le voci, quasi sempre divise in maniera antifonale tra lead e corista, si stagliano al centro dell’immagine, ben disegnate e calate tra gli strumenti. Nelle tracce con strumenti a fiato, questi sono emanazioni sonore soffuse eppure perfettamente delineate; anche per questi strumenti la focalizzazione è ciò che colpisce di più.

@afd = Nel complesso siamo di fronte a un suono decisamente piacevole, adatto alla musica in programma e con alcuni aspetti davvero rimarchevoli, specie nella gestione dello spazio sonoro e del dettaglio. Daniele Cecchini

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