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Venerdì, 03 Ottobre 2008 12:45

Mozart - Don Giovanni

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Johannes Weisser, Lorenzo

Ragazzo, Alexandrina Pendatchanska,

Olga Pasichnyk, Kenneth

Tarver, Sunhae Im, Nikolay

Borchev, Alessandro Guerzoni:

RIAS Kammerchor; Freiburger

Barockorchester, René Jacobs

(dir.).

Stereo. Studio. Teldec Studios,

Berlino, novembre 2007.

www.ducalemusic.it

giudizio artistico: BUONO

Il catalogo è pieno di Don Giovanni altamente raccomandabili, il migliore dei quali rimane quello

di Giulini per la EMI. Ma nessuno farebbe a meno del Don Giovanni gloriosamente cantato e recitato di Thomas Allen con Haitink (EMI), la concezione beethoveniana di Furtwängler per la Orfeo del 1953 o della teatralità e generale eccellenza di quello di Eliot Gardiner eseguito con strumenti originali (Archiv). Questa performance di Jacobs deriva da alcune performance all'Innsbruck Early Music Festival del 2006, vanta un Don appena ventenne e usa l'edizione

viennese invece della Praga o edizioni ibride più comuni. Questo significa che «Il Mio

Tesoro» risulta essere un'appendice piuttosto che una parte della reale performance, il che

non è male. Don Ottavio non è proprio un personaggio interessante e dedicargli due arie è un

po' eccessivo.

Come performance, è appena più che accettabile. L'ouverture manca di potenza, precisione

ritmica e spinta, e nella scena di apertura i numerosi cambiamenti di tempo sono privi di coerenza.

Questo approccio affligge l'intera opera, determinando un resoconto affrettato della scena

del camposanto, in cui il Commendatore è leggerino, il Don manca di sanguigna sfrontatezza

e solo Leporello mostra una qualche drammatica urgenza. In effetti, in tutta la performance

solo Lorenzo Ragazzo da vera vita al suo personaggio. Weissner è leggero e totalmente

amichevole o voluttuoso e Tarver ha una voce ben focalizzata, ma poco altro, anche se in

gran parte ciò è dovuto al compositore. Sia Donna Elvira che Anna hanno potenza e proiezione,

ma una caratterizzazione piuttosto più accentuata avrebbe aiutato e Zerlina e Masetto sono

poco più che enigmi. L'orchestra è buona, ma l'intonazione degli archi è parecchio più fallace di quanto sia di norma oggi. Per cui,non è una performance da aggiungere ad una collezione. Rob

Pennock

giudizio tecnico: OTTIMO

DINAMICA: 4

EQUILIBRIO TONALE : 4

PALCOSCENICO SONORO: 4

DETTAGLIO: 3

Questo disco soffre dei soliti problemi dell'SACD. Non c'è spazio attorno al soundstage, solo

un vuoto leggermente riverberante, nel quale sono inseriti gli artisti. E come sempre c'è una

innaturale patina luccicante che, confrontata agli LP originali Columbia SAX dell'edizione di Giulini, è tutt'altro che convincente. Parlando di bilanciamento,l'orchestra è piuttosto avanti, ma si percepisce la distanza tra questa ed i cantanti, opportuna.

Comunque, il clavicembalo assume la prominenza di un Fazioli Grand da 310cm, cosa

alquanto strana. Data la natura etica di alcuni dei tempi di Jacobs, la definizione dovrebbe essere

senz'altro migliore di quella di questo disco. Il basso, in particolare,

è tutt'altro che controllato e talvolta rimbomba. Esattamente lo stesso succede con gli effetti

sonori usati dal produttore. Ci sono parecchi esempi di rumori di passi e rimbombi presumibilmente

infernali, dopo che il Don ha incontrato la sua forse immeritata fine. La Decca aveva utilizzato

simili escamotage alla fine degli anni '50 per ottenere un tale realismo, ma con risultati

decisamente più convincenti di quelli in questo cofanetto. La dinamica è ampia, sia ai bassi che

agli alti livelli. Dopotutto, il suono è buono ma non ottimo. Ma sarebbe stato molto migliore

senza il riverbero, gli effetti sonori, i bassi rimbombanti e con un clavicembalo meno elefantiaco.

Rob Pennock

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