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Domenica, 29 Ottobre 2006 11:45

Ray Brown. The Red Hot Ray Brown Trio.

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RAY BROWN. THE RED HOT RAY BROWN TRIO.

LP 180g Groove Note GRV1028-1

Registrazione stereo dal vivo, Blue note, New York, 11-12/1985 Prod: R.Brown e B.Rubin; Eng: J.Anderson


giudizio artistico: ECCEZIONALE

Credo che pochi appassionati di musica, non necessariamente di jazz, ignorino chi sia Ray Brown.

Musicista di eccezionale caratura e capacità tecniche, ha attraversato tutta l’epoca d’oro del mainstream, al fianco di musicisti di risonanza mondiale quali Oscar Peterson e Duke Ellington.

A proposito della lunga e proficua collaborazione tra Brown e Ellington, fu proprio Brown che riuscì a sostituire, nel cuore del grande pianista-compositore, il bassista storico della sua orchestra, Jimmy Blanton, morto alcuni anni prima che le strade di Ellington e di Brown si incrociassero.

Ovviamente, un musicista dalla spiccata personalità come Ray Brown non poteva rappresentare un sostituto per Blanton dal punto di vista prettamente tecnico.

Ciò che però Ellington trovò in Brown fu quel genere di intesa e di sostegno ritmico, la capacità di sostenere parti soliste importanti in un gruppo nutrito, di cui Blanton aveva fatto il proprio punto di forza, trasformando il contrabbasso da uno strumento di mero supporto ritmico a protagonista dell’interplay tra i solisti.

Il connubio tra Duke Ellington e Ray Brown fu talmente proficuo e piacevole per entrambi, che Ellington, ormai in fase calante come band leader a causa anche del mutato gusto del pubblico che snobbava ormai le grandi band storiche, e approdato alla corte di Norman Granz nella sua magica etichetta Pablo, produsse un bellissimo LP con Ray Brown dedicato a Jimmy Blanton (This One’s for Blanton) in cui il musicista ricopre l’inusuale ruolo di interlocutore del pianista con grande bravura, misura e deferenza verso il suo predecessore.

Anche il periodo al fianco di Oscar Peterson ha prodotto parecchie chicche. Tra tutti gli album di grande successo, doveroso segnalare We Get Requests, pubblicato con la Verve, ma anche alcuni ottimi live al famoso club newyorkese Blue Note ottimamente ripresi dalla Telarc negli anni ‘90. E proprio un concerto al Blue Note del 1985 ritrae questo stupendo doppio LP a 45 giri della Groove Note, anche se non con il combo di Peterson.

Questa volta, al pianoforte c’è uno stupendo Gene Harris, grande virtuoso il cui stile ricorda in effetti un po’ quello frammentato e sincopato di Oscar Peterson, pur rimanendo più ‘morbido’ nella definizione dei confini delle singole note, mentre la batteria è gestita da Mickey Roker, musicista della scuderia di stelle della Pablo, che ricordiamo anche nei piccoli gruppi di Count Basie in alternativa al sempreverde Louie Bellson.

L’atmosfera è quella delle occasioni speciali, il trio sprizza entusiasmo e affiatamento, Ray Brown, a dispetto della sua posizione di leader, mantiene quella misura che lo ha sempre contraddistinto e che ha conquistato anche Duke Ellington.

Il repertorio è vario ma tutto improntato alla verve e all’allegria, con titoli di grido quali Meditation e Lady Be Good, ma anche rivisitazioni in chiave swing di brani ben più leggeri: tra tutti, Love me Tender, davvero irriconoscibile.

Un disco fondamentale per chi ama il jazz e soprattutto per chi apprezza (e siamo in tanti) il grande bassista.


giudizio tecnico: OTTIMO-ECCEZIONALE [img]http://forum.audiophilesound.it/images/Symbol1BlackSmall.gif[/img] [img]http://forum.audiophilesound.it/images/Symbol2BlackSmall.gif[/img] [img]http://forum.audiophilesound.it/images/Symbol3BlackSmall.gif[/img] [img]http://forum.audiophilesound.it/images/Symbol4BlackSmall.gif[/img] 5 4 4 4

Suono incredibilmente dinamico, specialmente per quanto riguarda il pianoforte, che è in primo piano al centro di una scena raccolta ma comunque ariosa.

Mi ha colpito la nettezza degli attacchi delle note del piano: veramente realistici, con una resa spettacolare del corpo del pianoforte.

In effetti, la capacità di una registrazione di far sentire il corpo degli strumenti è una di quelle caratteristiche che contribuiscono a dare all’ascoltatore la sensazione di essere in presenza dell’evento reale e in questo disco, insieme all’ottima ripresa dei suoni provenienti dal pubblico (mai invadenti ma fondamentali per ricreare la sensazione del ‘live’), tale capacità è estrinsecata in modo molto evidente.

Stupendo il decadimento armonico delle note del pianoforte, che rimangono librate nell’aria a lungo.

Acustica asciutta ma non secca, tipica di ambienti raccolti ma comunque ‘vivi’.

Stranamente, il contrabbasso non è molto in evidenza, pur essendo lo strumento leader di questo trio. In effetti, lo si avrebbe voluto più corposo. Invece è veloce, si, ma non sembra che scenda particolarmente in basso in frequenza.

La batteria è avvolgente, con il suono dei piatti che si spande nell’aria, molto ricco di armoniche, anch’essa veloce negli attacchi dei colpi di tom ma più in secondo piano rispetto al pianoforte e al contrabbasso di Brown. La scena è abbastanza raccolta, come si conviene ad un piccolo ensemble che suona in un jazz club.

A differenza dalle registrazioni di musica classica, specialmente quelle di musica sinfonica, in cui una ripresa ravvicinata falsa la percezione dell’evento originale perché non ripropone, in effetti, una situazione realistica (chi ascolta un’orchestra seduto sul bordo del palco?), nel caso del jazz trovo che una ripresa ravvicinata contribuisca a coinvolgere l’ascoltatore: quante volte ho assistito a concerti jazz seduto ad un tavolino appena davanti alla pedana su cui suonavano i musicisti!

Contribuisce all’ottimo risultato sonoro finale una risoluzione del dettaglio di gran classe, che permette di sentire i piccoli rumori ambientali, quali il cigolio della meccanica del pianoforte o i piccoli rumori prodotti dal pubblico, e garantisce una corretta riproposizione delle ombreggiature microdinamiche.

Peccato che l’estensione verso il basso non sia da primato come il resto della risposta in frequenza e che il soundstage tratti in maniera differente il pianoforte e gli altri due strumenti, perché questi piccoli, veniali limiti del suono di questo altrimenti perfetto doppio LP a 45 giri mi impediscono di dare l’AS TOP.

Rimane comunque un disco assolutamente imperdibile per ampi meriti musicali e tecnici, soprattutto per le emozioni che il suono riesce a trasmettere all’ascoltatore.

Marco Manunta

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