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Domenica, 29 Ottobre 2006 12:15

Nat 'King' Cole. Love is the thing

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NAT ‘KING’ COLE. LOVE IS THE THING.

LP Groove Note Records SW824. LP 180g.

AAA. Stereo. Registrazione da studio. Capitol Studios, Hollywood Los Angeles. 1957.


giudizio artistico: OTTIMO

Nat King Cole nasce nel 1919 a Montgomery in Alabama e nei prima anni ‘40 è già un affermato pianista jazz, titolare di un trio, e come tale, nel 1943, viene messo sotto contratto dalla Capitol Records. Con questa importante casa inciderà fino al 1965 - anno della sua precoce morte - alternando la sua vena jazzistica con quella di cantante romantico di standard dalle orchestrazioni raffinate. E sarà quest’ultima a prevalere e a dargli la grande notorietà, non sappiamo se per sua volontà o per puro calcolo della Capitol. In effetti la sua voce bellissima, vellutata e suadente - ma con un filo di velatura, tipica delle voci nere, che la rendeva unica - fu per tutti gli anni ‘50 un sicuro investimento per questa importante casa di Hollywood, che in quello stesso decennio ebbe sotto contratto anche Frank Sinatra. Un’accoppiata formidabile: entrambi accomunati dallo stile ‘crooner’ ereditato da Bing Crosby, entrambi circondati dalle amorevoli cure di grandi direttori arrangiatori quali Nelson Riddle, Billy May e Gordon Jenkins.

Mona Lisa , Too Young, Pretend, Darling Je Vous Aime Beaucoup, sono alcuni dei singoli di Nat King Cole che nella prima metà degli anni ‘50 figurano tra i dischi più venduti negli USA. Fu sorprendente nel 1957 la sua sentita e impeccabile interpretazione di Send for Me, un brano squisitamente rythm and blues con il quale tornò in vetta alle classifiche. Peccato che fosse un episodio isolato, voluto forse in quegli anni in cui la rivoluzione del rock and roll aveva decisamente oscurato l’era dello swing e dei crooner. Consiglio vivamente di rintracciarlo in qualche compilation di oggi. In quegli anni ‘50, per la Capitol, Nat King Cole incise moltissimi LP: questo, riedito oggi dalla Groove Note, è del 1957 e ci mostra l’artista nella sua veste classica, interprete mirabile di standard americani. Ma non è un album di routine; c’è tutto il feeling di una grande performance: dieci canzoni curatissime sia per l’interpretazione che per l’arrangiamento e l’orchestrazione di Gordon Jenkins. L’LP si apre con Stardust - la famosa ‘Polvere di stelle’ - composta nel 1928 da Hoagy Carmichael (lo stesso di Georgia on My Mind): tra le tante versioni classiche di questa canzone, che negli anni ho potuto ascoltare, metto questa di Nat King Cole al primo posto, grazie anche agli archi diretti e arrangiati da Gordon Jenkins, che tessono intorno alla voce e alla interpretazione impeccabile di Nat frasi melodiche di rara suggestione, mai fini a sé stesse. Ed è questa atmosfera così ispirata che pervade anche le altre songs scelte per questo album; ci sono tre standard di Victor Young: Love is the Thing, Where Can I Go without You?, When I Fall in Love; ci sono Ain’t Misbehavin’ di Fats Waller e At last di Warren- Gordon. E infine c’è It's All in the Game: questa canzone, composta nel 1912, ma dalla linea melodica modernissima, fu riproposta nel 1958 da Tommy Edwards nello stile allora imperante, quello cioè delle ballate rock and roll terzinate. In questa veste fu uno dei grandi hit di quell’anno.

Da allora è stata interpretata in molti modi e da molti artisti: quale sorpresa scoprire che Nat King Cole già l’anno prima l’aveva inserita in questo album, offrendone una versione dal taglio classico, molto bella.

Mario Frangini


giudizio tecnico: BUONO-OTTIMO

[ASGiudizioRecensioni 3 2/3 1 2]

Siamo nel 1957, anno in cui vengono stampati i primi dischi stereofonici di musica leggera, compreso questo di Nat King Cole.

La Capitol è già all’avanguardia per quanto concerne la bontà delle sue registrazioni e la stampa dei suoi dischi (possiedo un LP originale americano di Nat King Cole del 1952 che è sorprendente per qualità e pulizia).

E anche le prime registrazioni stereofoniche non sono da meno. Innanzitutto ascoltando questa bella edizione audiofila edita dalla Groove Note, non si avverte alcun buco centrale. La voce di Nat King Cole, trasparente e ariosa, è perfettamente al centro del palcoscenico sonoro; dietro di lui si dipana, nello spazio tra le due casse di altoparlanti, il magico tappeto d’archi di Gordon Jenkins. Sulla sinistra, le spazzole leggere della batteria e sul centro sinistra l’arpa. Il contrabbasso risulta invece più fluttuante e non sempre ben definito, ma contribuisce ugualmente a creare la giusta profondità dell’insieme.

Non possiedo stampe americane Capitol di quel periodo per poter fare un confronto corretto. Ho potuto però confrontare due canzoni (Stardust e When I Fall in Love) con quelle contenute in un ‘Greatest Hits’ della EMI Italiana stampato negli anni ‘60: l’immagine stereofonica e l’equilibrio tonale sono identici, a conferma che lo stile di registrazione della Capitol era quello e che quindi questa edizione audiofila non ha subito alterazioni.

In più c’è un gran valore aggiunto, costituito da una minore distorsione, dalla resa limpida e dettagliata della voce - nella quale ora posso cogliere nuove sfumature - e dalla grande dinamica e dolcezza degli archi. Una nota positiva, quindi, per la Groove Note che ha fatto un gran buon lavoro! Per quanto riguarda la Capitol, anche se produttrice di sola musica leggera, credo sarebbe il caso di annoverare i suoi dischi tra quelli cosiddetti dell’Età dell’Oro.

Mario Frangini