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Sabato, 03 Febbraio 2007 15:47

FLEETWOOD MAC

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FLEETWOOD MAC, OTIS SPANN, WILLIE DIXON.... BLUES JAM AT CHESS.

LP Blue Horizon 7-66227. 2 LP.

DDD. Stereo. Studio Recording. Chess Ter-Mar Studios, Chicago. 1969. Prod: M.Vernon, M.Chess. Eng: S.Black.


giudizio artistico: ECCEZIONALE

I Fleetwood Mac furono una delle più gloriose formazioni del British blues sopravvissuta agli anni sessanta e rinnovatasi attraverso i settanta, sino a diventare interpreti di un pop tanto patinato, quanto commerciale. Nel gennaio del 1969, dopo aver inciso una manciata di album eccellenti, infarciti di blues, rock e un pizzico di beat, al vertice della loro carriera i Fleetwood Mac volarono a Chicago per incontrarsi e misurarsi con i grandi maestri del blues a stelle e strisce. In pratica, per suonare con quelli che erano stati i loro modelli, ovvero Otis Spann, Willie Dixon, Shaker Horton, Guitar Buddy, J.T.Brown, Honey Boy Edwards e S.P. Leroy. Le sedute di registrazione

si tennero presso gli storici Ter-Mar Studios con la supervisione di Mike Vernon e Marshall Chess, boss della storica Chess Records. Il risultato fu

trasferito su due vinili, oggi fedelmente riproposti nella versione originale, con copertina gatefold. Non si tratta di una delle pietre miliari del blues americano e neppure di quello inglese, ma di un album in qualche modo storico, che rappresenta il punto di congiunzione fra blues tradizionale e British blues. Un album dove i giovani quattro inglesi dimostrano di non avere niente da temere al confronto dei loro stessi maestri.

Simone Bardazzi


giudizio tecnico: OTTIMO-ECCEZIONALE

[ASGiudizioRecensioni 5 4 4 4]

Non vi è ombra di dubbio sul fatto che Blues Jam sia stato registrato presso gli studi della Chess, il suo suono crudo, essenziale, sporco e diretto parla da solo. Sebbene non tutto di questo doppio vinile piacerà agli audiophili più incalliti occorre dire il realismo che è in grado di essere sprigionato da questi solchi ha qualcosa di magico e di magnetico. Si tratta, infatti, di musica registrata in presa diretta e senza troppi artifici, come accadeva nelle normali sedute d’incisione della Chess. Gli studi, ben noti dagli amanti del soul e del

r’n’b, in realtà non possedevano alcuna attrezzatura o accorgimento acustico, a parte la grandezza, che li rendesse diversi da altri. Si trattava, molto semplicemente, della bravura e dell’esperienza di persone come Marshall Chess, Mike Vernon e Stu Black a rendere speciale quello che vi veniva registrato. Per questo motivo, i dischi della Chess - questo incluso - si distinguevano e si distinguono tutt’oggi per avere una dinamica straordinaria,

un sound caldo, delle chitarre sferzanti, una sezione ritmica massiccia e muscolare, oltre ad un bilanciamento miracoloso. Certo, vi erano anche

molte pecche nei lavori della Chess, ma il sound di quei dischi ha fatto la storia della black music. La presente versione vinile non fa altro che restituire nel più filologico dei modi, con tutti i pregi e i difetti, quel suono divenuto

leggendario.

Simone Bardazzi

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