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Giovedì, 08 Febbraio 2007 12:34

Shelly Manne, Bill Evans with Monty Budwig

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SHELLY MANNE, BILL EVANS WITH MONTY BUDWIG.

EMPATHY. LP

Verve V6-8497. Stereo. Studio Recording. 1962.

Eng: R. van Gelder.


giudizio artistico: OTTIMO- ECCEZIONALE

L’incontro tra Manne ed Evans caratterizza fortemente questo trio, completato per l’occasione dal sensibile Budwig; la ricercata raffinatezza armonico-ritmica del grande pianista si sposa alla perfezione con l’elegante scansione ritmica, con la ricercata tavolozza timbrica e con la valorizzazione delle pause della batteria di Manne.

I temi e le improvvisazioni sono di grande relax, magnificamente coerenti e veri prodigi di sintesi lessicale; anche una struttura blues come The Washington Twist gode d’un originale trattamento armonico e d’una leggerezza eterea di eccellente fascino. L’intesa artistica tra i due grandi personaggi (ricordo che Manne è stato uno tra i più grandi esponenti del movimento west coast) è ottima ed è assicurata dall’efficace collante di cui Budwig, con gran classe, impregna le esecuzioni. Let’s go Back To The Waltz presenta il classico andamento in 3/4 tanto caro ad Evans ed è un gioiellino di forma e delicatezza pur non raggiungendo le vette artistiche alle quali lo straordinario trio Evans- LaFaro-Motian era giunto.

Empathy viene, infatti, dopo un solo anno dalla prematura scomparsa di Scott LaFaro, vero perno del trio evansiano più famoso... La profonda crisi in cui tale evento fece precipitare il pianista (pensò addirittura di smettere con la musica) non è però evidente; scomparso un punto di riferimento assoluto, Evans si rivolge ad una maggiore progettualità e, comunque, la straordinaria personalità artistica non perde di certo la brillantezza e l’ispirazione che gli sono proprie. Brani come With A Song In My Heart propongono un pianista profondo ed ispirato, straordinariamente stimolato dalla seducente pulsazione ritmica di Shelly Manne. Goodbye e, soprattutto, I Believe In You, splendida per andamento ritmico e per effervescenza improvvisativa, chiudono alla grande un disco molto, molto bello, dove la classe permea l’aria stessa che ci invade i polmoni; ed è bello respirare profondamente queste molecole di eterea materia musicale, a distanza di trent’anni ancora così salubre e fresca...

Osvaldo Uccheddu


giudizio tecnico: OTTIMO-ECCEZIONALE

DINAMICA: 4

EQUILIBRIO TONALE : 5

PALCOSCENICO SONORO: 5

DETTAGLIO: 4/5

Il pianismo di Evans è di quelli capaci di mettere a nudo la dinamica della registrazione e questo è, in effetti, ciò che avviene; il pianoforte èlimpido e naturale ma manca appena di vitalità dinamica cosi che certi picchi appaiono lievemente ‘smussati’ nella loro escursione. Non si evidenziano le stesse veniali pecche a carico di batteria e contrabbasso che anzi, hanno un incedere dinamico molto spontaneo.

Lo stage è di giuste dimensioni, ben esteso in larghezza ed in profondità; i contorni degli strumentisti sono molto ben focalizzati e fermi nelle loro rispettive posizioni ma la concretezza dell’immagine non va a discapito di una bella ariosità, di cui si avvantaggia in particolare la batteria. Un dettaglio di grana finissima contribuisce in modo sostanziale alla percezione naturale dell’evento ed alla pregiata (senza arrivare ad attribuirle giudizi assoluti) trasparenza del messaggio sonoro mentre l’inappuntabile bilanciamento tonale (di puro stampo vangelderiano) restituisce una ricchezza timbrica degna di nota; il contrabbasso, forse appena scuro e appena meno dettagliato del dovuto, è articolatissimo ed al contempo ricco di corpo, la batteria è splendida nelle sue variegate componenti percussive di diversa natura ed il pianoforte è di esemplare naturalezza.

Nel complesso quindi, un’ottima ripresa sonora, la cui caratteristica più apprezzabile è l’assoluta sensazione di facilità e di grazia con le quali porge il delicato e prezioso contenuto sonoro, così magistralmente ripreso dal mago Van Gelder.

Osvaldo Uccheddu