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Venerdì, 21 Dicembre 2007 11:29

NEIL YOUNG. LIVING WITH WAR.

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LP Reprime Classic Records 44335-I. LP 180gr.

Registrazione in studio. 2006. Eng: Rob Clark, John Hausmann, John Nowland.

www.soundandmusic.com


giudizio artistico: BUONO

E' con un certo imbarazzo che mi appresto a recensire l'ultima fatica del buon vecchio Neil Young, pubblicata originariamente in CD nel maggio dello scorso anno e qui riproposta su vinile pesante dalla instancabile Classic Records: imbarazzo determinato non tanto dalla radicale posizione dell'artista contro la guerra in Iraq, qui esplicitamente manifestata, quanto dal bassissimo livello qualitativo che contraddistingue la registrazione. A tal punto da considerare alquanto strano che la casa audiofila per eccellenza abbia ritenuto opportuno pubblicarne la versione su disco nero. Infatti, i tanti album che Neil Young ci ha regalato nei quasi quaranta anni di carriera – anche quelli più elettrici e quindi costituzionalmente meno idonei per un buon ascolto audiofilo, al cospetto di questo sembrano respirare a pieni polmoni, per non parlare poi della edizione Mobile Fidelity Sound Lab di Old Way - album del 1985 - esemplare per labellezza del suono e rispettosa dei consueti parametri audiofili. Può darsi che la Classic Records, analogamente alla considerazione da me già espressa per l'edizione in vinile di Bob Dylan-Bootleg series vol. 4, abbia voluto onorare Neil Young e questo suo coraggioso album/progetto contro la guerra, attraverso il supporto emozionalmente più idoneo e meno effimero di quanto possa risultare un plasticoso CD, al di là, quindi, delle pure considerazioni audiofile. A questo proposito sono da annotare sia la severa ma fascinosa copertina – cartonata ed apribile - sia l'inserto interno contenente i testi in grande evidenza (una pagina per ogni canzone). Ma se nel caso di Dylan si trattava della registrazione di in concerto di quarant' anni fa , qui siamo di fronte a un lavoro contemporaneo in studio! A maggior ragione, quindi, c'è da rimanere sconcertati. Allora l'unica spiegazione plausibile, a mio parere, è che Neil Young, in considerazione dell'argomento trattato, abbia voluto intenzionalmente realizzare un suono povero, sporco, sostanzialmente monofonico, dove voci e strumenti risultano compressi al centro in un mix decisamente tenebroso, scandito da un drumming spesso ossessivo e dalla chitarra distorta e graffiante del leader. Ho ritenuto necessario anticipare l'aspetto tecnico di questa lavoro, in quanto credo che l'impostazione sonora così limitativa sia strettamente legata all'aspetto artistico del progetto. Aspetto che si concretizza soprattutto nei testi crudi, diretti ed infuocati contro la guerra in Iraq e contro il suo principale fautore , ovvero l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America. Quindi niente lustrini, niente scene acustiche, ma la mortificazione più assoluta del bel suono. E se questa scelta poi risultasse propedeutica al messaggio contenuto nell'intero progetto? Ascoltando e riascoltando queste canzoni, seguendone i testi, si entra in un'atmosfera di tale tensione da percepire il sincero sgomento e sdegno dell'autore, del resto da sempre impegnato in cause umane e sociali. Musicalmente parlando i brani sono caratterizzati da linee melodiche semplici ed essenziali – non particolarmente originali – dipanate su una ritmica dura, incalzante e veloce.( Non a caso Neil Young avrebbe definito questo suo lavoro Metal-folk). Solo in un paio di casi (Living with the war e Roger and out) l'andamento assume toni più rilassati e lirici, sviluppando una melodia capace di catturare l'attenzione e donare qualche emozione in più. La strumentazione è essenziale: oltre alla batteria di Chad Cromwell e alla chitarra elettrica di Neil, troviamo il basso di Rick Rosas e, in due brani (Shock and awe e Let's impeach the President), la tromba di Tommy Bray, suonata nei registri più bassi ad evocare atmosfere decisamente funebri, quali si possono immaginare nel contesto di una guerra. Living with war, la canzone che da il titolo all'album, si apre con un riff intrigante, sul quale si sviluppa - come accennato prima – uno dei momenti melodici meno aggressivi di tutto l'album , quasi una sorta di rassegnazione: «Sto vivendo con la gurrra ogni giorno/ Sto vivendo con la guerra nel mio cuore ogni giorno / Stovivendo con la guerra proprioora / Sto vivendo con la guerrra nel mio cuore e nella mia mente». Subito però seguita dall'incalzare ritmico e ossessivo di The restless consumer su cui si staglia una delle tante invettive: «…../Non ho bisogno di una guerra portata in piazza in Medison Avenue / Non ho bisogno di vedere altre bare / avvolte dalle bandiere……./ Non ho bisogno di altre bugie / Non ho bisogno di altre bugie….» Il percorso si dipana poi su analoghe atmosfere (Shock and awe, Families, Flags of Freedom, Let's impeach the President, Lookin' for a leader), fino ad arrivare al secondo episodio melodicamente più struggente, che è Roger and out una sorta di dedica ad un vecchio amico che non c'è più, presumibilmente morto in Vietnam: «…Passo e chiudo buon camerata/ ti sento nell'aria oggi/ So cosa hai dato per la tua Patria/ Ti sento nell'aria oggi/ Passo e chiudo buon compagno/…» In tutto questo, infine, compressa tra la ritmica e i riff chitarristici abbiamo la voce di Neil Young, evocativa, malinconica - a volte urlata - sorretta dalle voci appartenenti ad un grande coro (anch'esso mortificato dalla cattiva registrazione), alla cui intera formazione di cento elementi il leader lascia lo spazio dell'ultimissimo brano : il gospel tradizionale di America the Beautiful, inneggiante alla bellezza del territorio americano: un richiamo? Un appello? Una speranza?

Mario Frangini


giudizio tecnico: insufficiente-sufficiente

DINAMICA: 1

EQUILIBRIO TONALE : 2

PALCOSCENICO SONORO: n/a

DETTAGLIO: 2

Volendo riassumere i limiti tecnici di questa anomala produzione, già documentati nel commento artistico, ribadisco l'estrema povertà della registrazione, che si risolve in: dinamica oltremodo compressa, equilibrio tonale tendente allo scuro a svantaggio delle parti vocali, palcoscenico inesistente causa il missaggio sostanzialmente monofonico, missaggio che sacrifica anche il senso del dettaglio.

Mario Frangini

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