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Venerdì, 18 Gennaio 2008 12:40

AMOS LEE

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AMOS LEE. AMOS LEE

Amos Lee, guitar and vocals; Norah Jones, piano; Adam Levy, electric guitar; Devin Greenwood, Hammond B3 organ; Lee Alexander, bass; Fred Barman, drums.

Blue Note - Classic Records 7243 5 97350 1 6

Recorded on April 2004 by David Copelson at The Magic Shop, NYC.


giudizio artistico: OTTIMO

Ecco un’oasi di pace e speranza in un mondo in corsa contro se stesso.

Chiunque sia stato, anche solo per poche ore, nella disumana New York non potrà credere a quanta umanità e sensibile ispirazione racchiude l’opera di questo giovane artista e cittadino, appunto, della città globale.

Il giovane Lee si è fatto molto apprezzare suonando la chitarra per Norah Jones. Amos, e la sua generazione, segna la fine di un’era durata fin troppo: quella dei chitarristi energumeni, risoluti ad imporre i loro tecnicismi a tutto volume e/o con tanto di distorsore.

Questa musica è quella americana dei bianchi, solo leggermente infettata: dunque folk, country-pop, jazzy, light funky e qualche venatura di Blues qua e la.

L’ascolto è piacevole, rilassante e poco impegnativo dal punto di vista della concentrazione. Ma le composizioni sono ben fatte e non banali. Ogni accordo, ogni arrangiamento ogni nota suonata in questo album è frutto di un attento studio estetico/compositivo meditato, non altresì il risultato di un mero slancio istintivo. Allora cosa c’è di tanto umano e musicale in queste canzoni? L’ispirazione originaria! Dell’idea iniziale è stata preservata l’anima, le note accuratamente scelte per esprimerla divengono semplicemente il veicolo migliore per comunicarla.

Non bisogna pensare ad un album ricco di “dolcezze” ma di bellezze e di indovinati accostamenti.

I pochi strumenti usati per suonare queste canzoni paiono sussurrare le loro voci, tutto è molto sereno e rassicurante, compresa la calda e giovane voce di Amos.

Amos Lee è indubbiamente un ottimo musicista dalle idee molto chiare. E questa sua opera è un riposante intermezzo musicale, comunque dall’indubbio interesse artistico.

Molto penetranti i testi delle canzoni.

Antonio Scanferlato


giudizio tecnico: OTTIMO

DINAMICA: 4

EQUILIBRIO TONALE : 4

PALCOSCENICO SONORO: 4

DETTAGLIO: 4

È bello sapere di un Long Playing che è stato prodotto negli anni 2000. E bella ed importante è anche la copertina: apribile, testi e notizie varie sono comodamente leggibili, il cartone è molto rigido e la foderina dell’ellepì è antistatica.

Il pesante discone nero da 200gr., stampato dalla Classic Records, è silenzioso e perfettamente piano.

La musica in esso contenuta suona viva, realistica e ricca ma si percepisce, in modo inequivocabilmente chiaro, la sua origine da studio di registrazione molto assorbente. La propagazione delle armoniche appare come inibita. In realtà è solo un fatto di cattive abitudini. Purtroppo anche gli audiofili più presuntuosamente puristi ed intransigenti cadono in queste “trappole” ovvero: il riverbero/eco artificiale! In questo lavoro il fonico ha avuto la mano leggera con questo effetto, così noi possiamo sentire i suoni registrati senza troppi filtri o inutili additivi, questo però può anche non piacere ma... solo a qualche sprovveduto.

La macro dinamica è ottima, un po’ meno la micro; l’equilibrio tonale è perfetto; la scena acustica è stata ricreata in modo preciso e credibile, c’è aria fra un esecutore e l’altro, buona la profondità; il dettaglio parrebbe leggermente sacrificato per i motivi sopra esposti ma i timbri e la focalizzazione sono di assoluta fedeltà. Pensate: ero nell’altra stanza e potevo credere con serena certezza che Amos ed i suoi amici fossero nel mio salone con i loro strumenti e... cielo! Il mio Whisky!!!

Antonio Scanferlato

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