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Mercoledì, 01 Novembre 2006 12:13

Bela Fleck, Drive.

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BELA FLECK. DRIVE.

SACD ibrido Original Master Recording UDSACD 7003.

Stereo. Studio Recording. 1987. Eng: B.VornDick.


giudizio artistico: BUONO

Bisogna riconoscere una grande integrità professionale a Bela Fleck, eclettico artista del banjo, che riesce a passare con agilità dalle atmosfere rarefatte ed esotiche della musica etnica delle incisioni Water Lily Records al folk-rock elettronico delle produzioni col suo gruppo Flecktones, ad apparizioni ‘cameo’ nei dischi dei suoi amici (possiedo su copia DAT un introvabile Love of a Lifetime di Edgar Meyer in cui il nostro accompagna il contrabbassista in Chichen Itzà), il tutto senza mai tradire le proprie radici culturali profondamente infitte nella grassa terra delle pianure centrali degli Stati Uniti. Ma talvolta, Fleck sente la necessità di tornare a quelle radici. Allora riunisce alcuni bravissimi session men del genere e produce delle piccole perle di bluegrass. Sono lavori che non possono far gridare al miracolo per chi, come noi europei, è lontano da quella cultura popolare, ma che rilucono della bravura tecnica e della

sensibilità interpretativa del banjoista. Questo disco è stato pubblicato nel lontano 1987, ma la OMR lo ha saggiamente recuperato per proporlo nel formato SACD ibrido: ottima scelta, considerando che si tratta di un

disco totalmente acustico, che senz’altro gode della qualità dell’incisione per ricreare quelle atmosfere lievemente nostalgiche che caratterizzano la musica bluegrass. Il livello medio della produzione è più che soddisfacente e si apprezzano i molti contributi solistici dei vari strumentisti, particolarmente dei violinisti Stuart Duncan e Mark O’Connor, ma anche dello splendido dobro di Jerry Douglas.

Marco Manunta


giudizio tecnico:

(CD) BUONO-OTTIMO

[ASGiudizioRecensioni 4 3 3 4]

(SACD) OTTIMO

[ASGiudizioRecensioni 4 4 4 5]

Ho avuto modo di ascoltare e confrontare tra loro i layer DSD stereo e CD di questo disco. Le conclusioni sono a favore del riversamento DSD, anche se chiaramente, data la data di produzione del master originale,

siamo di fronte ad una transcodifica PCM-DSD. Comunque sia, mi stupisce notare che non vi sono grandi differenze a livello dinamico tra CD e DSD, anzi: talvolta pare che il layer CD abbia un po’ più di mordente. Ma d’altra parte, questa impressione può anche essere dovuta ad una maggiore asciuttezza e aggressività del suono dello strato CD, che risulta leggermente più confuso e avanzato rispetto al suono dello strato DSD. Dal punto di vista della risoluzione non ci sono dubbi: i molti strumenti acustici, dalla timbrica talvolta simile, vengono ottimamente separati dalla codifica DSD, mentre nello strato CD i contorni risultano un po’ più sfumati. La scena del programma DSD è più spessa e più ampia. Quella del programma CD è

ugualmente ampia, ma questa ampiezza è ottenuta con una innaturale dilatazione dell’immagine che porta alcuni strumenti a suonare ‘dentro’ le casse, cosa che con il DSD non accade mai.

Un po’ cupa la timbrica in entrambi i riversamenti, ma più equilibrata in quello DSD. In definitiva, un ottimo lavoro della OMR che, gusti musicali permettendo, è veramente consigliabile.

Marco Manunta

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