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Venerdì, 26 Ottobre 2007 11:53

ART BLAKEY AND THE JAZZ MESSENGERS: KEYSTONE 3.

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A.Blakey (drums), D.Brown (piano), C.Fambrough (bass), B.Marsalis (alto sax), B.Pierce

(tenor sax), W.Marsalis (trumpet).

SACD Concord Jazz SACD-1001-6.

PCM live original multi-tracks recording. Keystone Corner, S.Francisco. 1982.

Prod: F.Dorritie. Eng: P.Edwards.

SACD stereo/Multi-ch. DSD 5.1 remastering, Media Hyperion Studios,

California.

Prod: J.Burk. Mix Eng: P.Edwards.


giudizio artistico: OTTIMO-ECCEZIONALE

I Jazz Messengers rappresentano uno dei combo più importanti della storia. Una band a geometria variabile (nascono come quintetto per poi estendersi a sei elementi), vivaio di giovani talenti e, più che palestra, vetrina delle capacità orchestrali e solistiche dei più importanti jazzisti moderni. Fra questi, Blanchard, che ne assunse la direzione musicale (un ruolo che assicurò successo e longevità al gruppo di Blakey) fino al 1986 facendo parte anche della line-up. Watson ricoprì questa carica dal 1977 al 1981 e probabilmente la sua permanenza fu fondamentale nell’indirizzarne gli orientamenti artistici degli anni successivi. La loro importanza sta anche nella nuova veste incarnata dalla batteria, elevata finalmente al rango di strumento solista e conduttore. Un po’ come la ‘rivoluzione’ nel contrabbasso che ebbe luogo con Jimmy Blanton e trovò consacrazione nello stile e nella scrittura di Mingus. Lo zampino di Watson, che qui lascia il posto a Branford Marsalis nel suo debutto discografico, si manifesta nella splendida Fuller Love, un brano dai forti accenti della cultura del midwest e che ben si presta a una sorta di arrangiamento orchestrale; tratto tipico, vorrei ricordare, della maggior parte delle composizioni di Benny Golson (direttore musicale nel 1958). Mi piace pensare a una sorta di continuum nello stile orchestrale dei Messengers: dall’eredità di Golson al contributo di Watson passando per il prezioso contributo di Shorter nella metà degli anni Sessanta. In questo live al celebre Keystone Corner di Frisco spicca anche un’interessante composizione di Wynton Marsalis: Waterfalls. Nel classico stile della scuola hardbop, e in particolare dei trombettisti (si pensi al Lee Morgan di The Sidewinder), dove ciascun chorus ha una intro e una fine del tipo 12/12+12 misure terzinate con pedali ben marcati che ruotano intorno alle armonie del blues minore. Un live eccellente, una delle migliori prestazioni dei nuovi Messengers!

Tony Mancuso


giudizio tecnico: SUFFICIENTE-BUONO

DINAMICA: 2

EQUILIBRIO TONALE : 2

PALCOSCENICO SONORO: 4

DETTAGLIO: 2

La registrazione risente degli anni. In particolare si nota una timbrica piuttosto fredda, che diventa graffiante quando entrano in gioco gli ottoni, francamente molto sacrificati e trascurati dal tecnico del suono. Inoltre manca quasi del tutto il corpo del suono e quindi un corretto sviluppo della gamma mediobassa. In qualche modo se ne avvantaggia il contrabbasso in termini di definizione e pulizia, come anche la cassa della batteria, solitamente anello debole per quanto riguarda la timbrica in questo tipo di produzioni. Anche la dinamica è ben lontana dalle potenzialità del nuovo mezzo digitale, che purtroppo mette a nudo tutti i limiti del master di partenza. Ecco, l’idea che mi appare piuttosto chiara è che sembra proprio che non si sia voluto far nulla per migliorare la base di partenza, pur esistendone la possibilità: e questo mi sembra come minimo una grave disattenzione. Il giudizio sul dettaglio segue a ruota, e di conseguenza, quello sulla timbrica e sulla dinamica, essendo questo parametro strettamente connesso. La ricostruzione del palcoscenico invece, finalmente, si avvantaggia molto del mezzo multicanale donando realismo e freschezza ai musicisti sulla scena (non dimentichiamoci che la ripresa è dal vivo): l’impressione è quella di poter vedere i musicisti, soprattutto i solisti e tutta la sezione ritmica. Anche la batteria non risulta troppo invadente pur garantendo la sua viva presenza. In definitiva un prodotto consigliabile solamente a chi pensa di utilizzare la versione multicanale: lo strato stereo nulla aggiunge di nuovo od interessante a quanto sentito nel CD originale.

Marco Lincetto

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