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Venerdì, 30 Novembre 2007 11:09

JOHN ABERCROMBIE, EDDIE GOMEZ: STRUCTURES.

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JOHN ABERCROMBIE, EDDIE GOMEZ. STRUCTURES.

SACD Hybrid Stereo Chesky SACD 317

John Abercrombie, gutar; Eddie Gomez, bass; Gene Jackson, drums.

Recorded on March 6th, and 7th 2006, at St. Peter's Episcopal Church

NYC Recording, mastering and editing engineer: Nicolas Prout.

www.ird.it


giudizio artistico: OTTIMO

Se le galline vecchie fanno buon brodo, cosa faranno mai due attempate vecchie volpi (leggi musicisti Jazz) insieme in una chiesa di New York, insieme ad un bravo giovane batterista? La risposta è fin toppo ovvia: un ottimo disco, naturalmente. Il set è essenziale: chitarra, basso, batteria. Anche la musica è essenziale, quasi fosse una foto d'arte in bianco e nero, la quale svela solo ciò che l'autore vuole risulti importante per l'osservatore. Abercrombie è un chitarrista vecchia scuola. Egli si rifà allo stile di Django Reinhardt, di Kenny Burrell. In passato ha frequentato molto gli ambienti fusion e sperimentali della tedesca ECM ma ora, vuoi per l'età o vuoi per la filosofia Chesky, è proprio il caso di dire: la musica è cambiata (ma non troppo)! Di Gomez mi limito a citare la collaborazione con Bill Evans, pianista esigentissimo riguardo la sensibilità, oltre che la bravura, dei suoi bassisti. Il Jazz che ascoltiamo in Structures può essere tranquillamente definito ambient. La sua forma è rarefatta e sensibile ma la struttura è forte, è quella del Cool, dello Swing e del Mainstream. Ed è proprio il titolo dell'album a fornire maggiori indicazioni circa il suo contenuto: la struttura, appunto. Dei dieci brani contenuti nell'album solo tre sono inediti, tutti gli altri sono standards. È di questi ultimi che possiamo capire cosa John e Eddie intendono per Structures, la band suona in modo quasi scarno, molto diretto, immediato, ma anche pacato ed elegante, riuscendo sempre a trasmettere la tensione emotiva degli artisti. La scelta del relax da vivere durante le esecuzioni e da trasfondere all'ascoltatore risulta vincente. Del resto è l'unico modo, per un trio così essenziale, di tenere alta l'attenzione dell'auditore per tutta la durata del disco, di cui consiglio l'ascolto in sottofondo con gli amici, meglio con la partner o soli soletti leggendo un buon libro. Però, appena potete, concentratevi sofisticato sull'interplay del gruppo e scoprirete come fanno gli strumenti a parlare fra di loro. Structures si presenta come un oggetto colto ma non snob, perciò adatto a tutti, neofiti e principianti. Structures è come oggi i newyokesi intendono il Jazz ed è esattamente come il mondo gradirà ascoltarlo per il proprio diletto.

Antonio Scanferlato


giudizio tecnico

strato SACD: ECCEZIONALE

DINAMICA: 5

EQUILIBRIO TONALE : 5

PALCOSCENICO SONORO: 5

DETTAGLIO: 5

Lo strato SACD ha ostentato un notevole miglioramento della riproduzione sonora rispetto allo strato CD, come è ovvio che sia. La qualità del suono è realmente molto alta ma non concordo con coloro i quali associano questo tipo di suono a quello analogico. L'impressione che si stia comunque ascoltando un supporto digitale resta. La qualità di ciò che ho udito ha polverizzato qualsiasi paragone con il mio glorioso lettore CD. Sulle prime apparentemente tutto è rimasto intatto tranne la quantità della qualità, aumentata enormemente. Mi spiego: ogni strumento è rimasto al proprio posto ed ognuno conserva il suo particolare timbro e dimensione, solo che ora è più credibileperché la quantità di informazioni che lo descrivono sono maggiori, quindi più accurate. Molto più naturale la dinamica. Di molto aumentata la fluidità. E della già nulla fatica d'ascolto non rimane la benché minima traccia. Il contrabbasso, ad esempio, era contrabbasso anche prima: adesso però non percepisco solo la posizione del suo corpo vibrante nello spazio ma anche la sua reale ingombrante, tridimensionale presenza attraverso uno spostamento d'aria quasi palpabile. Le note restano come sospese in aria fin quando il loro naturale decadimento energia non le spegne. La scena acustica è granitica, fra gli strumenti c'è uno spazio vuoto naturale ed i suoni sgorgano da porzioni di aria commisurati alle dimensioni dello strumento. Gli attacchi e i rilasci sono giustamente decisi e veloci. Quasi non ci si accorge della dinamica fin quando non ci si pensa, tanto è naturale. È impossibile ascoltare decentemente col mio lettore CD il corretto decadimento armonico ambientale tipico di quella chiesa, chiarissimo e definito invece col lettore SACD. Insomma tutto suona di più e, si badi bene, rigorosamente in stereofonia.

Antonio Scanferlato