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Venerdì, 08 Dicembre 2006 17:22

Beethoven, Sinfonia n. 5

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Ludwig van Beethoven (1770-1827).

Sinfonia n. 5. (1808)

Quale dovrebbe essere il primo pezzo di musica classica nella vostra discoteca? Ci sono così tante scelte: Le Quattro Stagioni di Vivaldi, i Quadri di un'Esposizione di Mussorgsky, la Suite dalla Carmen, con il famoso tema Toreador, la Cavalcata delle Valchirie di Wagner, solo per nominare alcuni favoriti degli audiofili. Dunque, perché la Quinta Sinfonia di Beethoven?

Beh, per cominciare, per il suo tema principale, da da da daaaaa, più o meno universalmente noto, che a sua volta rende questo lavoro il più popolare pezzo di musica dell'intera letteratura musicale classica.

C'è anche un'altra ragione. Anche se tutti conoscono gli accordi di apertura – un po' come ogni audiofilo conosce la pagina iniziale di Also Sprach Zarathustra ma non il resto dell'opera -, non tutti conoscono il resto della sinfonia. Ecco dunque un'opportunità per conoscerla. Inoltre, sono così stufo di ascoltare sempre le stesse cose ogni volta che vado ad una mostra di Hi-Fi... Carmina Burana, per l'appunto l'apertura di Also Sprach Zarathustra (2001 Odissea nello Spazio), la Primavera dalle Quattro Stagioni, l'ultimo movimento della Terza Sinfonia di Saint Saens (con le lunghe note di organo), per non parlare dei motivi da discoteca orribilmente compressi che sembrano essere la passione di tanti distributori. Cerchiamo di essere un po' coraggiosi, dunque, e rivolgiamo la nostra attenzione ad un lavoro completo, universalmente noto per il suo famoso motivo di quattro note che simboleggia il 'fato che bussa alla porta'.

Cos'ha la Quinta Sinfonia di così affascinante? Di tutto e di più. Primo, è così drammatica. La sua potenza interiore, la sua incredibile architettura (immaginate di costruire mezz'ora di musica attorno a quattro note!), la sua spinta, la sua compulsività la rendono irresistibile anche a quelli che pensano di essere insensibili alla musica.

Il primo movimento vi prende per la collottola e non vi molla fino al concludersi del da da da daaaaa finale. Mai, prima di questa sinfonia, era stata scritta musica di questo genere.

E poi c'è il lato nascosto. Dietro a questa musica, a tratti brutale, c'è più di quel che appare. Nascosti sullo sfondo e affioranti qua e là, mescolati alle baldanzose espressioni, vi sono momenti di dubbio, momenti di incertezza, un certo pathos che paradossalmente serve solo ad accentuare ulteriormente la drammaticità della musica. Non mi credete?

L'apertura del primo movimento è veramente drammatica, impulsiva, ultra-determinata. Il tema 'da da da daaaaa' è suonato da tutti gli archi (violini, viole, violoncelli e contrabbassi) e dai clarinetti ed è immediatamente ripetuto un tono più sotto. A proposito: se riuscite a sentire i clarinetti, telefonatemi immediatamente perché voglio comprare il vostro impianto!

Eppure, non tutto è come sembra. Immediatamente dopo che il tema da da da daaaaa viene ripetuto una seconda volta da archi e clarinetto, i violini sembrano ripetere lo stesso motivo in modo aggressivo, quasi come in una battaglia per decidere le loro sorti future. Il desiderio di affermazione determina l'umore in questo passaggio. Presto, l'incredibile impeto ritmico dietro allo sviluppo di questo tema porta all'esplosiva esposizione del motivo da da da daaaaa da parte dei legni, mentre il resto dell'orchestra tace, con una violenza assolutamente sconosciuta per quei tempi. Ma immediatamente dopo, Beethoven passa ad un umore più leggero: il tema che segue è dolce, manca di aggressività e decisione, anche se la musica si trasforma rapidamente in uno swing aggressivo con i corni che infuriano ancora per conto loro. Si verifica ancora un cambiamento di umore: cresce il pathos, dubbio, una certa mancanza di direzione che trovano il loro epilogo nel solitario assolo dell'oboe: tutt'a un tratto l'oboista rimane solo al mondo, urlando note che hanno poco a che fare con la spinta propulsiva, l'impeto interiore delle pagine di apertura. Eppure, proprio quell'impeto interiore prende di nuovo il sopravvento ed il movimento termina con la demoniaca espressività delle frasi iniziali.

Anche se questo movimento dura solo circa sei minuti, ha una concentrazione e un impeto interiore che devono aver fatto passare Beethoven per uno psicotico agli occhi dei suoi contemporanei. Non c'è mai stato un movimento musicale di tale eloquenza, di tale potenza, di tale demoniaca energia prima di questo – a prescindere da quanto affermano i musicologi – espresso in modo così succinto e convincente. Eppure, dietro a tutto ciò, un elemento di fragilità rimane nascosto, un elemento che rimarrà presente per tutta la durata dei seguenti tre movimenti.

Anche il secondo movimento mostra cambi di umore, questa volta più profondi. Apre con una serie di variazioni su un tema esposto dalle viole e dai violoncelli che suonano all'unisono; un benvenuto rilascio della tensione dopo il drammatico primo movimento. Provate a sentire il pizzicato dei contrabbassi sullo sfondo. Beethoven presenta anche un secondo tema suonato prima dai legni e poi urlato in modo piuttosto marziale da trombe, corni e timpani. L'umore qui è di indubbia affermazione. Ascoltate, immediatamente dopo, il modo in cui le frasi esposte dai violini dissipano la confidenza proposta da quei tre strumenti. Presto l'umore si scurisce e Beethoven ci riporta ad una variazione della musica che apriva il secondo movimento. Questa prende la forma di un ininterrotto flusso di note per gli archi gravi. E quanto meravigliose e assolutamente commoventi sono le variazioni che seguono, come le dolorose ombreggiature dei veli che coprono un cuore infranto. Questo è uno dei momenti più foschi, se posso dirlo, dei cambi di umore di Beethoven in questa sinfonia. Eppure, il movimento termina con un umore ben più gaio.

Il terzo movimento è ancora più interessante. I cambi di umore diventano ancora più marcati, quasi maniaco-depressivi per forza di contrasto. Il movimento apre con gli archi gravi che esprimono un tema scuro, portato ad una brusca fine dai violini. La musica, a questo punto, in effetti si blocca. Segue poi una ripartenza, sempre da parte degli archi gravi, ma ancora la musica fa poca strada e si raggiunge un altro punto di stasi. La sensazione di incertezza cambia drammaticamente quando i corni, improvvisamente e violentemente, urlano il tema da da da daaaaa, supportati da frustate di accordi degli archi. Vi fa venir voglia di balzare dalla vostra poltrona! Di nuovo, tutto ciò porta a nulla e questa musica trionfante, ancora una volta, si trasforma ben presto in incertezza quando la frase di apertura del movimento viene riesposta, questa volta solo per essere seguita da una grande fuga, che fa decollare ancora la musica. La fuga è nient'altro che uno specifico motivo suonato in successione da vari gruppi di strumenti, in questo caso prima dai violoncelli ed i contrabbassi all'unisono, poi dalle viole, quindi dai secondi violini ed infine dai primi violini. Se volete sentire questo passaggio, ascoltate le tracce 11-12-13 sul nostro Super Test CD, Volume 5, I Bassi, in cui questo passaggio viene proposto da tre diverse esecuzioni.

Indovinate un po'? Dopo la fine della fuga arriviamo ad un altro crollo nella musica. Improvvisamente, la musica diventa molto statica, con un solo timpano che suona piano con l'accompagnamento di un appena udibile cuscino di suono di archi. Il timpano ribadisce dolcemente il tema da da da daaaaa finché esso si dissolve in un battito quasi incoerente della percussione, sempre in modo molto leggero. Sentirete che la musica vuole progredire, emergere dalla profondità dell'incoerenza e dall'umore dell'incertezza, perché i violini effettuano vari tentativi per dar spinta alla musica. Questi tentativi diventano sempre più decisi, via via più forti, fino a che ogni resistenza viene vinta e l'intera orchestra erutta in un convulso crescendo che marca la fine dei dubbi del terzo movimento con la vulcanica affermazione di vitalità del quarto ed ultimo movimento (vedere il CDI Bassi, tracce 16-17-18).

Il crescendo in cui l'orchestra si produce è tremendo e lancia la musica nel movimento finale verso un apice che pare presagire l'arrivo di qualche grande evento. C'è invece un'improvvisa interruzione nella musica, come descrive Anthony Hopkins nel suo libro Il Compagno del Frequentatore di Concerti (Dent,1994), “causata da un suono vuoto, ticchettante dei violini: come se un fantasma fosse entrato, sentiamo una spettrale versione del tema dei corni del precedente movimento. E' un'interruzione drammatica indimenticabile. L'ordine viene restaurato con il ritorno del maestoso tema marziale con cui era iniziato il movimento.” La sinfonia termina con una marcia, in totale affermazione.

Tutto ciò può sembrare difficile, ma se ascoltate attentamente il lavoro, concentrandovi sulla musica e non usandola come musica di sottofondo, troverete queste indicazioni facili da seguire. Siate pazienti e ascoltate la musica in completo silenzio. Apprezzare la musica classica è come gustare vini. Il primo assaggio di vino vi lascia con un gusto aspro in bocca. Bisogna crearsi la propria tavolozza di gusti. Dopo ripetuti assaggi (non troppi...) la vostra tavolozza è pronta e iniziate ad apprezzare le sfumature di un particolare bouquet. Stessa cosa con la musica classica. Dovete prima far si che la musica vi entri in testa, poi la musica inizierà a parlarvi... E quando questo succede, sarete diventati appassionati. Siate pazienti, perché i risultati possono essere incredibili.

A questo punto, posso darvi un suggerimento? Vorrei spingervi ad un passo insolito. Andate a comprare un DVD di Karajan che dirige la Quinta Sinfonia (Karajan in Rehersal and Concert). Assicuratevi che non sia a colori, perché in questo caso si tratterà di uno dei vari film che Karajan stesso ha in seguito diretto in funzione dell'immagine, e sono troppo narcisistici. No, prendete la favolosa versione in bianco e nero, realizzata espressamente in questo formato dal grande regista francese Georges Henri Clouzot. Essa vi aiuterà ad entrare nella musica come nessun'altra esperienza, con una performance dal vivo di un GRANDE direttore (non ne sono rimasti molti in circolazione al giorno d'oggi). Tutto quello che ho descritto più sopra verrà evidenziato davanti ai vostri occhi. Il suono è un buon mono, ma la capacità descrittiva che informa questo film è unica. Fidatevi di me e compratelo. Guardatelo un po' di volte e poi ascoltate la sinfonia su CD o LP.

Dunque, quale versione scegliere?

Si tratta di un lavoro di statura assoluta in cui luce ed oscurità sono brillantemente contrastate, un lavoro molto legato all'epoca romantica e – sto semplificando – all'idea che l'uomo potesse trionfare contro le avversità. E siccome questa musica nasce al confine del periodo classico-romantico, si presta ad una miriade di approcci interpretativi. Dovrebbero esserci attualmente più di settanta versioni disponibili nei negozi e su Internet.

Innanzitutto, lasciatemi dire che non conosco alcuna versione che possa essere definita autenticamente audiophile per qualità sonora. Ci sono versioni ben registrate, ma nessuna raggiunge le vette tecniche delle migliori registrazioni audiophile presenti oggi sul mercato.

Cominciamo dunque con le edizioni storiche. Non dovreste ascoltarle se non conoscete bene la questa sinfonia di Beethoven. Sarebbe come guidare una Ferrari appena dopo aver preso la patente. Dovete conoscere bene la Quinta per apprezzare la grandezza dietro le sue edizioni che vi propongo ora. La prima è di Toscanini: è stata registrata nel 1939 e pubblicata inizialmente su78 giri, quindi trasferita su un LP mono della RCA Victor, The Treasury of Immortal Performances LTC 1041. E' stata anche ristampata su CD nella Toscanini Collection su RCA GD 60270. La performance ha una coerenza che non ho mai ritrovato in altre letture. Ha tutto: controllo, passione, respiro ed un ultimo movimento sorprendentemente lento ma che ha un potere latente che toglie il fiato.

Wilhelm Furtwangler, la guida della Berlin Philharmonic dagli anni '20 alla sua morte nel 1954, ha registrato molte volte la Quinta e le varie edizioni variano considerevolmente per tempi e sfumature. Furtwangler rendeva al meglio durante i periodi di grande stress e non c'è dubbio che la prima volta che lui ed i Berliner hanno suonato insieme nella Berlino distrutta dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale in un vecchio cinema, il Titania Palast, si sia trattato di un pomeriggio da ricordare. Questa performance del 1947 venne pubblicata su un LP mono DG (LPM 18724) e successivamente riproposta dalla DG in molte serie dedicate a Furtwangler (in effetti, la performance registrata è la seconda di due esibizioni dal vivo). Come lettura, è opposta a quella di Toscanini: Furtwangler credeva nella manipolazione dei tempi secondo la tradizione wagneriana, per cui i drammatici cambi di tempo in questa interpretazione sarebbero impossibili da trovare in registrazioni moderne: nella coda (finale) dell'ultimo movimento, per esempio, egli accelera furiosamente – nessun direttore, oggi, si azzarderebbe a fare ciò. Vi lascerà senza parole. La lettura ha grande pathos, il peso del fato grava su ogni battuta dell'interpretazione. Per esempio, gli accordi di apertura non sono suonati da da da daaaaa, ma daaaaada da da daaaaaaaa, con la prima nota quasi spezzata in due. Molto interessante. Non sono sicuro se questo sia Beethoven, ma chi sono io per criticare un direttore che ha guidato la Berlin Philharmonic per quasi trent'anni?

Delle moderne registrazioni stereo, consiglierei due letture. La prima è la registrazione di Carlos Kleiber e della Wiener Philharmonic su DG. Prodotta nella metà degli anni '70, la performance di Kleiber è drammatica, leggera, soave, con ogni battuta investita di una travolgente energia, ma allo stesso tempo trasparente e infusa con una ricchezza di dettaglio che poche registrazioni sono in grado di restituire. La registrazione è molto buona, ariosa, dettagliata, dinamica. La versione originale su LP (DG 2530 516) è meglio sia della stampa originale su CD che della rimasterizzazione della serie Originals della DG. Gli archi suonano in modo più caldo e non c'è vetrosità digitale. La stampa originale DG non costa niente su Internet, ma se volete un suono migliore su LP cercate di procurarvi il cofanetto pubblicato dalla Speakers Corner quattro o cinque anni fa (The Colour of Classics 1898-1998), contenente tre LP: la Argerich che suona varie opere per pianoforte, Karajan che dirige Ein Heldenleben di Richard Strauss e la Quinta diretta da Kleiber su vinile da 180g.

Un paio d'anni fa la DG ha ristampato la lettura di Kleiber della Quinta e della Settima su un SACD ibrido che includeva anche un layer multicanale. Nel complesso, il suono è leggermente migliore, ma in confronto alle edizioni su CD e LP il basso, anche se meglio articolato, manca ancora di presenza. Il basso timido è ovviamente dovuto al master originale. Per quelli di voi che apprezzano le registrazioni multicanale, faccio notare che questa registrazione venne originariamente prodotta in suono quadrifonico nel 1975, ma mai pubblicata in questo formato. Il suono multicanale è 5.0 (3/2.0), senza traccia separata per il subwoofer.

Riassumendo: la registrazione DG di Kleiber è caratterizzata da tempi veloci ma non diventa mai mozzafiato ed i meravigliosi dettagli orchestrali che restituisce vengono alla luce in modo naturale; tutto pare al proprio posto, niente è artificialmente evidenziato. Per esempio, non c'è mai un cambio di marcia per evidenziare una voce interiore, per esempio un particolare legno o ottone. Tutto scorre naturalmente. Raccomandato (a proposito, anche il padre di Kleiber, Erich Kleiber, era un grande direttore che registrò per la Decca negli anni '50 una superba performance della Quinta, incredibilmente ben registrata per essere stata prodotta mezzo secolo fa. Possiedo l'edizione mono originale Decca su LXT 2851). La sua performance possiede un po' più gravità di quella del figlio ma, come quest'ultima, la sua è una versione che rispetta alla lettera lo spartito e non suscita aspre controversie come l'approccio iper-romantico adottato da Furtwangler).

L'altra registrazione è la prima prodotta da Karajan per la DG. Registrata all'inizio degli anni '60, è pesante nella gamma bassa, ma la versione in CD è armonicamente più ricca della riedizione DG del 1977. E' veloce come quella di Toscanini (durate identiche!) ma meno scolpita di quella di Kleiber. La lettura ha un grande impeto e l'ultimo movimento è uno dei migliori disponibili su disco. So che è affascinante essere anti-Karajan al giorno d'oggi, ma segnatevi le mie parole, questa è una performance incredibile in cui ritmo, equilibrio e fraseggio sono oltre ogni confronto.

Un commento finale prima di chiudere. Una volta che questa versione vi sarà entrata nel sangue, rivolgetevi alla versione di Toscanini. La rimasterizzazione su CD non è male (è più dinamica dell'edizione su LP, ma il tecnico della rimasterizzazione ha stupidamente tagliato molto fruscio e ha prodotto un suono inscatolato). Ascoltate come il grande Maestro rallenta un pelo qua e là nel primo movimento per enfatizzare gli opposti umori precedentemente descritti. E' un'esperienza incredibile.

Buon ascolto!

Pierre Bolduc

Discografia raccomandata:

– Berliner Philharmoniker, Karajan. Sin. n. 5 e 6. SACD DG 474 603-2

– Wiener Philharmoniker, Carlos Kleiber, Sin. n. 5 e 7. SACD DG 471 630-2 (DG Originals 447 440-2)

Letto 13731 volte Ultima modifica il Venerdì, 08 Dicembre 2006 17:22

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