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Giovedì, 08 Febbraio 2007 13:33

Igor Stravinsky - La Sagra della Primavera

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«LA SAGRA DELLA PRIMAVERA» DI IGOR STRAVINSKY interpretato da Georg Soltisu disco Decca: una delle più grandiregistrazioni della ‘Sagra’ su vinile

Più o meno due anni fa ho avuto una lunga telefonata con il proprietario della Speakers Corner, la casa discografica che sta ristampando su vinile da 180 grammi le vecchie incisioni delle serie 2000 e 6000 della Decca. Ricordo che la registrazione di Sir Georg Solti ora in esame era uno dei titoli di cui avevo parlato con maggiore entusiasmo. Ora non sono in grado di stabilire se la Speakers Corner abbia deciso di ascoltare il mio suggerimento o meno. L’unica cosa di cui sono sicuro è che oggi questo disco è sul mio giradischi e che vi tornerà ancora molte volte: questo perché si tratta di una delle migliori incisioni della serie 6000 della Decca e di essa ogni audiofilo degno di essere definito tale dovrebbe possedere una copia nella propria collezione di vinili. A supporto di questa mia asserzione vi sono tre motivi.

1. L’OPERA

Se ancora non conoscete bene quest’opera, è arrivato il momento di acquistare questo LP e, dopo che lo avrete ascoltato, dovrete immediatamente correre ad acquistare il biglietto di un concerto in cui venga eseguito, dal momento che la Sagra della primavera di Stravinsky è una della composizioni più eccitanti che siano mai state scritte. Anzi, qualche volta ho anche pensato che se mai esisteva un’opera moderna composta quasi appositamente per un pubblico di audiofili questa doveva proprio essere la Sagra della primavera di Stravinsky. Esistono parecchie teorie che si sforzano di spiegare il significato della Sagra. Non voglio annoiarvi esponendovele tutte, ma a mio giudizio la tesi più verosimile è quella espressa da Arthur Rubinstein nelle sue memorie. Il grande pianista polacco era andato a Londra per la première inglese e in quell’occasione chiese a Stravinsky quale fosse il significato della Sagra. Il compositore russo gli rispose che l’opera parlava dell’origine della natura e del suo convulso e disordinato sviluppo. Naturalmente, a un primo ascolto, tutto pare caotico ma, a ben vedere, la coerenza strutturale di questa composizione rappresenta uno dei più grandi esercizi intellettuali del XX secolo: tutti i temi e ogni singola nota sono infatti legati insieme in una struttura che al tempo stesso è imponente e sottile. In altre parole, nonostante le esplosioni sonore di straordinaria violenza che spesso colgono l’ascoltatore di sorpresa, ogni nota di questa partitura ha un ruolo ben preciso nel contesto complessivo dell’opera.

La Sagra della primavera riveste anche una importanza fondamentale nella storia della musica: infatti, eseguita per la prima volta nel 1911, sotto molti aspetti la Sagra segnò la fine di un’epoca e, insieme alle opere pittoriche di Picasso e di Braque, annunciò l’avvento di una nuova era, caratterizzata dall’incertezza e da contraddizioni. Non può quindi meravigliare il fatto che, nel corso della prima esecuzione parigina, il pubblico abbia manifestato un crescente dissenso,iniziando ben presto a inveire contro Stravinsky, e che per sedare i conseguenti atti di violenza sia stato necessario l’intervento della polizia. Spesso Mahler viene definito un compositore visionario: lo spleen che innerva le sue lunghe sinfonie (che qualcuno potrebbe anche definire frivolo sentimentalismo) è ormai diventato uno dei simboli delle lunghe sofferenze patite dall’Uomo nel XX secolo. Ricordo, verso la fine degli anni ottanta, di avere parlato di Mahler a Venezia con il direttore israeliano Eliahu Inbal. In quel periodo Inbal stava registrando la Sesta Sinfonia. Rammento che egli mi disse: «All’inizio del primo movimento mi sembra di sentire gli stivali dei soldati tedeschi marciare con passo cadenzato per tutta l’Europa».

È molto probabile che Inbal avesse ragione, tuttavia la scrittura di Mahler è ancora saldamente legata all’Ottocento mentre la Sagra di Igor Stravinsky sancisce una rottura radicale con il passato. È quasi come mettere un dipinto di Raffaello vicino a Guernica di Picasso, il famoso quadro che ritrae gli orrori della guerra civile spagnola: due universi tra di loro completamente estranei non solo nella forma ma anche nei contenuti, nelle atmosfere e nei significati. Come Harold Schönberg scrisse nel libro Le vite dei grandi compositori, «La Sagra della primavera, con le sue variazioni metriche, la sua sconvolgente energia, le sue dissonanze quasi tonali e il rifiuto dei canoni armonici e melodici generalmente accettati, rappresentò una vera e propria bomba». In questo modo ci troviamo di fronte a un’opera che ci racconta non solo la nascita della natura ma anche la nascita di un mondo tormentato, un mondo che avrebbe portato una rottura radicale con il passato.

2. L’INTERPRETAZIONE

In lavori come la Sagra della primavera gli scopi che si pone l’interpretazione non sono ambiziosi come nel caso dei grandi capolavori romantici. In altre parole, quest’opera non si presta a un trattamento come quello che Wilhelm Furtwängler riservò alle sinfonie di Beethoven o di Brahms. Con la Sagra della primavera persino un direttore come Karajan fallì nella sua prima incisione (Deutsche Grammophon, LP SLPM 138 920): il suo approccio sensuale a questa musica e la sua innata tendenza a levigare le scabre asperità della partitura spinse Stravinsky a definire i tempi staccati dal grande maestro austriaco «tempi di huchi-puchi». In seguito Karajan dimostrò di avere imparato la lezione e dodeci anni dopo (1975)realizzò una delle più grandi interpretazioni di questo capolavoro, con un’ottima qualità sonora anche se non a un livello paragonabile a questo disco della Decca.

È sufficiente ascoltare l’inizio del primo movimento per rendersi conto della profondità della visione di Karajan e della sua corretta scelta di tempi, che in questo caso riescono a dare alla partitura un senso di movimento come se un’entità superiore stesse guidando l’intero processo di creazione. Davvero molto interessante.(DG CD 415 979 2) Oltre a questa, della Sagra della primavera esistono molte altre registrazioni di alto livello, a partire dall’interpretazione dello stesso Stravinsky (Sony Classical) e dalla prima incisione di Pierre Boulez anch’essa pubblicata dalla Sony (non la versione recentemente

portata a termine con la Cleveland Symphony Orchestra e immessa sul mercato dalla Deutsche Grammophon), una lettura completamente spassionata, oggettiva, fredda - anzi, gelida - e registrata molto meglio dell’edizione della Deutsche Grammophon (con una minore escursione dinamica ma bilanciata in maniera molto più naturale). Un’altra versione dalla qualità sonora di alto livello è quella che vede protagonisti la Boston Symphony Orchestra e Seiji Ozawa pubblicata dalla RCA nella collana High Performance. L’interpretazione è di livello assoluto: eccitante, drammatica e del tutto priva di manierismi. Invece qualche manierismo è presente nella peraltro eccellente edizione della Sagra della primavera di Lorin Maazel pubblicata dalla Telarc, tuttavia che qualità sonora! Se siete interessati solo a una versione in CD questa - insieme a quella firmata da Seiji - è l’edizione su cui ci si deve orientare.

Uno dei più grandi pericoli che si corrono interpretando la Sagra della primavera è quello di eseguirla con uno spirito eccessivamente trattenuto. Questo fatto si nota in parecchie versioni discografiche in quanto molti direttori non riescono a capire del tutto il significato di questa partitura, tendendo a rendere le scene dai contenuti più violenti in maniera sempre più cruenta senza riuscire a integrarle in un insieme coerente: pertanto il discorso musicale diventa frammentario, una semplice successione di scene senza nessun evidente elemento di continuità. Un direttore che si accosta a questa pagina ha bisogno di una giusta scelta dei tempi e dei ritmi e di una profonda conoscenza della struttura della Sagra, qualità che Sir Georg Solti possiede in abbondanza. Tuttavia la Sagra ha anche bisogno di un interprete che sia in grado di rivelare, per esempio, il mistero che si cela dietro all’enigmatico Cerchio degli adolescenti, una scena resa molto bene da Solti, per quanto il fraseggio sembrino piuttosto blande se paragonate, per esempio, a quelle di Pierre Monteux (RCA). Nonostante questo, la versione di Solti pubblicata dalla Decca rimane tuttora una delle più grandi edizioni della Sagra della primavera disponibili in qualsiasi formato per le sue incredibili tensione e senso drammatico - che di tanto in tanto raggiunge punte di vera e propria brutalità - per la sua straordinaria resa dei dettagli e per il fatto che ciascuna sezione risulta perfettamente integrata nella globabiltà dell’opera. Energia, virtuosismo e impatto sono caratteristiche che contribuiscono a creare alla fine una Danza sacra incredibilmente febbrile.

3. LA REGISTRAZIONE

Questa registrazione di Solti su Decca venne effettuata dal grande Kenneth Wilkinson (con l’aiuto di James Locke) a Chicago nella metà degli anni Settanta. La qualità sonora è semplicemente spettacolare: infatti è ravvicinata e dettagliata ma comunque meravigliosamente ampia e armonicamente molto ricca. Gli ottoni sono resi con grande immediatezza e, se disponete di un impianto in grado di rendervi il registro più grave senza distorsioni. Ogni solista è riprodotto molto bene. Per esempio, l’opera si apre con un assolo del fagotto, per eseguire il quale il musicista deve produrre un suono acuto ai limiti delle possibilità dello strumento.

Di solito le edizioni discografiche (prima tra tutte quella di Karajan) tendono a presentare un suono smunto e privo

di consistenza. Questo però non avviene nelle versione in esame: nell’edizione di Solti il meraviglioso timbro del fagotto viene riprodotto con molta naturalezza e per tutta la durata di questo passaggio si percepisce sempre un suono dalla consistenza del tutto adeguata. In linea generale, tutti gli strumenti che presentano maggiori difficoltà a essere riprodotti correttamente come i tromboni e la tuba vengono resi mantenendo del tutto intatte le loro caratteristiche tonali: in particolare si rimane meravigliati dal timbro corposo della tuba. Rispetto al disco dell’etichetta americana, l’incisione della Decca è ripresa da una posizione leggermente più ravvicinata, un fatto che contribuisce a renderne l’ascolto ancora più elettrizzante, per quanto nella riproduzione della grancassa non sia in grado di competere con la versione della Telarc, e soprattutto perché l’edizione diretta da Maazel è stata realizzata con il sistema Soundstream con una risoluzione di 50 kHz.: lo straordinario impatto delle basse frequenze del disco della Telarc (specialmente ora che è disponibile anche su SACD, Telarc SACD 60563) è un’esperienza che non bisogna assolutamente perdersi. Per quanto riguarda la versione in CD del disco di Sir Georg Solti, a quanto mi risulta attualmente in Italia è fuori catalogo. Si può sperare che la Decca finisca per ripubblicarlo in SACD quando la Universal avrà finalmente deciso la propria strategia di mercato in materia di alta risoluzione. Allora il confronto con il disco della Telarc sarà ancora più interessante.

CONCLUSIONE

Chi è interesato al vinile non deve assolutamente lasciarsi sfuggire questa edizione. Come sapete, «AUDIOPHILE SOUND» ha l’abitudine di essere molto critico con gli LP da 180 grammi. Infatti non tutte le nuove uscite della Decca/Speakers Corner sono di alto livello e alcune di esse sono state recensite sulla nostra rivista in termini non esattamente lusinghieri. Infatti, il fatto che qualche incisione della Decca o della RCA «Living Stereo» venga ripubblicata in vinile non è sufficiente per farci automaticamente gridare al miracolo... contrariamente a quanto mi succede di leggere in altre riviste. Tuttavia questa nuova edizione a 180 grammi non può che essere raccomandata anche se devo far notare un po’ di compressione nella resa macrodinamica rispetto all’edizione ad alta risoluzione della Telarc. Dopo averla confrontata con l’edizione originale e avere notato che il registro centrale appare nel vecchio stampaggio leggermente più omogeneo e dettagiato, in termini di escursione dinamica, di estensione e di controllo del registro grave, posso concludere che la ristampa Speakers Corner è superiore.

Pierre Bolduc

AS TOPDISCOGRAFIA

STRAVINSKY.

LA SAGRA DELLA PRIMAVERA.

The Chicago Symphony Orchestra, G.Solti.

LP Decca/Speakers Corner SXL 6691.

Studio Recording. Medinah Temple, Chicago. 1974.

Prod: R.Minshull. Eng: K.Wilkinson, J.Lock

Letto 11804 volte Ultima modifica il Giovedì, 08 Febbraio 2007 13:33

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