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Venerdì, 25 Ottobre 2013 20:14

LITTLE FEAT: WAITING FOR COLUMBUS ON LP MOBILE FIDELITY

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LITTLE FEAT. WAITING FOR COLUMBUS.

LP MobileFidelity Sound Lab MFSL 2-322. (2 LP). LP 180gr.

Reg: Live: varie location, 1977. Half Speed Mastering: Shawn R. Britton,Mobile Fidelity, Sebastopol, Ca, U.S.A

giudizio artistico : OTTIMO-ECCEZIONALE

Con le proprie radici ben piantate nella tradizione musicale americana che va dal country di Graham Parsons al rock sudista, dal Mardi Gras di New Orleans all'HonkyTonk, i Little Feat di Lowell George furono uno delle band (di nicchia) più amate della seconda metà degli anni '70 del secolo scorso. Album come Dixie Chicken o Sailin' Shoes, infatti, sono considerati da sempre vere e proprie pietre di paragone per quanto riguarda un certo rockroots a stelle e strisce, soprattutto per chi ha l'età di chi scrive.

Waiting for Columbus uscì, però, quando la vena compositiva di Lowell George & Co. si stava avviando verso una fine certa e dolorosa, anche e soprattutto, a causa degli enormi problemi di dipendenze che affliggevano il cantante/chitarrista anima del gruppo e che lo avrebbero portato, in breve, alla morte.

Il disco, però, non è soltanto il voluminoso testamento di questi artisti geniali, ma è la dimostrazione tangibile di quanto potessero dare sul palco. Si tratta, infatti, di un lavoro monumentale, uno dei live più belli e trascinanti di tutti i tempi, nel quale i Little Feat, accompagnati da uno stuolo di ospiti importantissimi, danno realmente il sangue e si trasformano in una jam-band a cinque stelle che nessuno si sarebbe aspettato, dilatando e stravolgendo all'inverosimile i numerosi cavalli di battaglia, aprendo le porte a sonorità sofisticate, vicine al soul ed al jazz, che li avrebbero portati a essere assimilati a gente come gli Steely Dan e i Doobie Brothers di Michael McDonald, quelli più votati alla black music, con i quali già condividevano amicizia e scambi di partecipazioni (questo doppio ne è la prova).

Le canzoni più belle e conosciute ci sono tutte, ma proprio tutte, presentate in versioni dieci volte più belle dei già incredibili originali, dove ogni componente o session man (ci sono persino i Tower of Power) ha la possibilità di mettere in luce capacità tecniche ed entusiasmo. C'è da chiedersi come potessero essere dal vivo nel momento di massimo splendore, al tempo dei migliori LP in studio, se questo lavoro registrato nel 1977, quando ormai era certo il loro declino compositivo, li mostra come uno dei più incredibili live-act del loro tempo. E non solo.

Un disco bellissimo, dunque, a dir poco elettrizzante, che non esito a consigliare spassionatamente. Piero Grassano

giudizio tecnico: BUONO-OTTIMO

dinamica: buono; equilibrio timbrico: sufficiente-buono; palcoscenico sonoro: ottimo; dettaglio: buono

Waiting... è un'opera dal suono molto live, piena di riverberi sulle voci e su alcuni strumenti, cosa che la rende persino più affascinante per la capacità di trasportarti all'interno dell'evento, ma non nasce come disco audiophile, perfettino e leccato. Anzi, per poterla ascoltare più che decentemente si sono dovuti aspettare più di vent'anni, sino all'anno di grazia 2002, quando la Rhino/Warner diede alle stampe un'edizione doppia, accuratamente rimasterizzata, completa (nella prima stampa, su CD unico, mancavano due brani) e addirittura espansa, visto che conteneva parecchie bonus (peraltro non essenziali e non all'altezza del live primigenio).

Il vinile originale, in effetti, non era il massimo. Suonava a tratti confuso, un po' impastato e privo di una dinamica che, assolutamente, meritava.

Ma, si sa, a quei tempi ascoltavamo la musica e, di certe cose, non ci importava più di tanto. La DeLuxe Ed. della Rhino ce lo riconsegnò in una veste sino ad allora sconosciuta e ce lo fece riscoprire, quasi fosse un CD nuovo di zecca. Ora: se questa nuova versione MFSL, in vinile pesante, è presa dal Master Tape Originale, ci si dovrebbe chiedere perché mai non mantenga le caratteristiche (migliorate, certo) del vecchio 33 giri. Perché caspita, suona bene, molto bene ed è, per completezza audio, parecchio simile all'edizione digitale del 2002 anzi, per certi versi, ancora meglio, grazie a una grana finissima e una maggiore naturalezza. La risposta potrebbe essere nel fatto che già la ristampa Warner fosse presa dai nastri originali, è possibilissimo. Ma, essendo chi scrive un'inguaribile romantico, preferisce pensare che Tim De Paravicini, innamorato dei Little Feat come me e tanti coetanei (ne sono certo), abbia preteso un lavoro certosino, che riuscisse a far risplendere nel modo migliore questo vero e proprio capolavoro, per il quale termini come trasparenza, dettaglio, bilanciamento tonale, etc. perdono significato cedendo il passo ad altri parametri che hanno, giustamente, molto più a che fare con ciò che riguarda i sentimenti ed il trasporto emotivo. Piero Grassano

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