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Domenica, 12 Ottobre 2014 00:00

OTIS TAYLOR. PENTATONIC WARS AND LOVE SONGS

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La domanda drammaturgica principale è: “A chi potrà mai interessare il blues, questa musica nera, inchiodata sulle dodici battute, sul 4/4 e che (almeno in Italia) la suonano sempre in meno?”. La domanda non è niente di particolarmente profondo, ma è nel tentativo di rispondere che un album come questo può tornare utile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OTIS TAYLOR. PENTATONIC WARS AND LOVE SONGS. HDCD Telarc 83690.
Otis Taylor, voce, chitarra, composizioni e arrangiamenti. Con Taylor hanno collaborato 14 session men. I musicisti impegnati nei singoli brani vanno dal solo ad un massimo di nove.
Prod: Otis Taylor. Eng: Matt Sandoski, Immersive Studio, Boulder (Colorado).
www.telarc.com www.egeamusic.com

giudizio artistico: OTTIMO-ECCEZIONALE
La domanda drammaturgica principale è: “A chi potrà mai interessare il blues, questa musica nera, inchiodata sulle dodici battute, sul 4/4 e che (almeno in Italia) la suonano sempre in meno?”. La domanda non è niente di particolarmente profondo, ma è nel tentativo di rispondere che un album come questo può tornare utile. O meglio, ascoltandolo, si potrebbe arrivare direttamente alla risposta senza passare per nessuna domanda.
La risposta è che la canzone blues impone implicitamente il non stravolgimento, l'aderenza a para metri tradizionali. Invero, si può suonare grande blues oggi con un fine lavoro di orchestrazione e arrangiamento ed elettrificando quanto basta.
Suonare del grande blues oggi, potrebbe quindi essere: rispetto, passione e attualizzazione. Sono campi operativi difficilmente palpabili, ma quest'album riesce ad unirli. Ci riesce nel rispetto della forma, come in I'm Not Mysterious. Ci riesce nella passione: con i testi delle canzoni legate al lato più bizzarro e caustico che l'amore implica (la madre lesbica di Mama's Best Friend). E ci riesce nell'attualizzazione: Walk On Water è un blues molto sperimentale, quasi free. Nei tredici brani dell'album, sono impegnate formazioni sempre diverse per un totale di quattrodici musicisti (dalla chitarra elettrica agli archi, dal djembè all'organo).
La forza di Taylor è, paradossalmente, il non essere un'icona del blues. Non essere un artista che si sente moralmente legato all'inerzia di un passato cui rendere conto. Beninteso, Taylor è un artista splendidamente affermato, ma si può lo stesso permettere cose che altri, più esposti, non possono.
Luca Buti

 

giudizio tecnico: OTTIMO-ECCEZIONALE
5 4/5 5 4/5
Fermo restando le varie considerazioni sul rispetto per la tradizione (vedi sopra) il suono è decisamente (nonché piacevolmente, nonché efficacemente - fine degli avverbi) moderno. Pur non essendo stati presenti in loco, leggendo le note di copertina, è facile immaginarsi delle session di registrazione impegnative e movimentate. Oltre agli efficaci arrangiamenti (opera dello stesso Taylor), in cascata, anche il produttore (sempre Taylor) e il tecnico del suono hanno lavorato con grande sinergia e il risultato è, anche sotto il profilo audio, di rilievo. Una cosa a favore è anche il fatto che questo è, per Taylor, il sesto disco consecutivo per la Telarc, un'etichetta dalla professionalità sopra le righe. La registrazione è codificata HDCD. Ottimo il timing e l'impatto del basso, la qual cosa asseconda alla perfezione l'indole di questa musica a far battere il piede sui suoi tipici 'temponi' binari. Ben a fuoco la voce di Taylor: robusta e restituita in tutta la sua essenza (compreso quel leggero sfilacciamento lascito di ciò che si chiama 'accumulo di anni anagrafici'). Millimetrico, a mo' di big band jazzistica, il soundstage.
Chiaro e ben leggibile il ventaglio del posizionamento di tutti i musicisti. Prendendo il booklet, con davanti l'elenco dei musicisti, basta cercare, che i singoli strumenti sono subito localizzati. Di conseguenza, anche le matasse sonore più complesse sono trattate con un ordine notevole (un ottimo esempio sono i dodici minuti della sequenza di Talking About It Blues e Walk On Water).
Luca Buti