Stampa questa pagina
Domenica, 12 Ottobre 2014 00:00

DIANA KRALL. THE LOOK OF LOVE

Vota questo articolo
(0 Voti)

«Stupiscimi, Sprint!» diceva Gordon Gekko all'aspirante finanziere d'assalto Bud Fox nel capolavoro di Oliver Stone Wall Street. Alla suadente e lasciva Diana verrebbe voglia di chiedere questo, dopo averla osservata voluttuosa e sensuale nella patinatissime foto interne a questo fortunatissimo album

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LP Original Recording Group ORG 004.
Stereo. Reg: Avatar Studios, New York, NYC, USA. 2001. Prod: Tommy LiPuma. Mixing: Al Schmitt, Capitol

Studios. Vinyl mastering: Bernie Grundman, Bernie Grundman Mastering, Hollywood, CA, USA.
www.soundandmusic.com

giudizio artistico: BUONO
«Stupiscimi, Sprint!» diceva Gordon Gekko all'aspirante finanziere d'assalto Bud Fox nel capolavoro di Oliver Stone Wall Street. Alla suadente e lasciva Diana verrebbe voglia di chiedere questo, dopo averla osservata voluttuosa e sensuale nella patinatissime foto interne a questo fortunatissimo album. Dieci morbidissime (uhhhhh, tutto un '..issimo') ballads prodotte dall'acume scafato e vincente di Tommy LiPuma, cullate dagli arrangiamenti misurati ed eleganti di Claus Ogerman attraverso gli archi della London Symphony Orchestra ripresa negli Abbey Road Studios. Maquillage perfetto, nessuna sbavatura. Un disco che è autocelebrazione e bellezza finta e innaturale, come la sensualità algida delle bambolone (ma esisteranno veramente?) di «Playboy,» dirette dalla innaturale mimica facciale di Hugh Hefner (ma sarà realmente ancora in vita?).
Diana è brava e diligente, ragazzona composta e preparata. Ma è tutto troppo perfettino per sembrare vero, e talmente fluido da apparire noioso già al terzo brano. Lo stesso timbro, caldo e sensuale della Krall, induce alla sonnolenza dopo pochissimo, ingenerando un positivo senso di rilassamento sin da subito. E allora è facile individuare il luogo prediletto di queste note e di queste melodie, sottofondo di un locale alla moda milanese dove ogni giovedì sera si ritrovano giovani fotomodelle, papponi, lacché e gli immancabili e inseparabili amici gay. E Diana lì, a far da sottofondo ad un aperitivo vuoto tra chiacchiere superficiali e sguardi fintamente disinteressati, sorrisi di maniera e fondoschiena bramati. Diana ad accompagnare rintocchi di bicchieri nella flessuosa e 'caliente' umidità di un clima sudamericano nell'idioma ispanico di Besame mucho. E tu, Diana, hai frequentato la Berkeley per diventare semplicemente una macchina da soldi? Davvero credi questo? Io non penso, non penso proprio. Di talento ne hai da vendere, se solo avessi il coraggio di liberare la dinamica costretta ed imbrigliata di quel genere che, in questo momento, va tanto di moda. Liberare quel talento in cui credo, e grazie al quale riesci a meritarti un ‘Buono ‘quando altri, a parità, non avrebbero raggiunto la sufficienza. L'appello è valido ancora oggi, nel 2009. The Look of Love è del 2001, ma Diana, ancora, non è riuscita a svegliarsi dal torpore, pur dopo il matrimonio con Elvis Costello (uno dei musicisti più sopravvalutati di tutta la storia della musica moderna). E allora l'esortazione «Stupiscimi, Sprint!» è ancora valida, e non è riuscita tuttora a trovare una degna risposta.
Enzo Carlucci

giudizio tecnico: OTTIMO
4 4 5 4/5
Cosa poter dire delle celebrità audiophile che si celano dietro a questo lavoro? Al Schmitt, l'ingegnere del suono, è un mito vivente, con all'attivo una decina di Grammy Awards, peraltro tutti meritatissimi. La sua è una fotografia vivida e cristallina, con orizzonti ampi ed ariosi. Mi ha ricordato tanto i geniali paesaggi di Ermanno Olmi in Centochiodi, film di una spiritualità commovente. Inoltre Schmitt riesce sempre a dare una impronta raffinata al suono, un'impronta che sua e solo sua senza doverlo stravolgere come invece si diverte a fare l'altro genio di Tchad Blake (a presto, su queste pagine, un servizio). Suono morbidissimo e che ben si accompagna al programma musicale ed all'arrangiamento.
Due parole, ora, sulla ORG, a cui si deve la pubblicazione di questo vinile. Dovrebbe trattarsi (ma le informazioni sono scarne anche sullo stesso sito) di una consociata tra le varie case di produzione impegnata a garantire i migliori standard di trasferimento su vinile per quei lavori segnalati con Grammy Awards o premi equiparabili. Non ho capito, sinceramente, se i lavori vengano sistematicamente affidati al mago Bernie Grundman. Sta di fatto che questo lavoro è stato trasferito con la migliore cura proprio dal mastering engineer più glamour del momento, su due vinili da 180 gr. Il risultato, tuttavia, è inferiore alle aspettative. Il materiale non è proprio silenziosissimo, e gli acuti appaiono leggermente esaltati ed in parte effettati. Non so, sinceramente. Penso tuttavia che la tecnica dello Half Speed Mastering messa a punto da Stan Ricker sia migliore e i trasferimenti effettuati dalla Mobile Fidelity Sound Lab siano ancora (ed inesorabilmente) stupefacenti. Diciamo che ORG, da questi primi trasferimenti, si posiziona poco sotto a Classic Records la quale, grazie ad un approccio interventista, chiede a Grundman di intervenire sul suono dando una impronta ben specifica, molto attinente al personalissimo ideale di 'Best Sound'. Resteremo in attesa delle future produzioni.
Enzo Carlucci

Letto 8629 volte