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Venerdì, 23 Novembre 2007 11:48

CORIGLIANO:SINFONIA N°2. THE RED VIOLIN: SUITE.

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CORIGLIANO: SINFONIA N°2. THE RED VIOLIN: SUITE.

E. Turovsky, I Musici de Montreal, Y. Turovsky.

SACD Chandos CHSA 5035. DDD. Stereo/Multicanale. Chiesa della Natività della S. Vergine, La Praire,Québec. 2003.

Prod: R.Couzens. Eng: J. Newton, B. Alspaugh.


giudizio artistico: OTTIMO

Nato a New York nel 1938 John Corigliano è assurto a fama internazionale agli inizi defli anni novanta a seguito del successo di critica e di pubblico ottenuto dalla Prima Sinfonia eseguita in prima asssoluta da Daniel Barenboim (la registrazione dell’opera è tuttora disponibile nella serie Elatus della Warner). Bollato con la patente di neo-romantico Corigliano non si può effettivamente definire uno sperimentatore o un creatore di nuovi stilemi compositivi ma, piuttosto, un acuto, brillante e personale utilizzatore delle ‘grammatiche’ musicali ed espressive del secolo appena trascorso. Questa nuova produzione Chandos, effettuata con il consenso dell’autore, presenta in prima registrazione la Seconda Sinfonia per orchestra d’archi e, a completamento del programma, la Suite dalle musiche per il film Il Violino Rosso, eseguite da I Musici di Montreal guidati dal violoncellista Yuli Turovsky (già membro del Trio Borodin). Composta in cinque movimenti (di cui gli ultimi due collegati), la Sinfonia non possiede una struttura ‘sinfonica’ in senso tradizio- nale, ma piuttosto in senso ‘postmahleriano’ come ambito di ricerca espressiva di ampia portata. Nel Preludio iniziale la musica si viene costruendo per epifenomeni sonori che sorgono e ritornano al nulla, lo Scherzo susseguente per contrasto si basa su sonori accordi ripetuti che si evolvono in un iridescente gioco di contrasto contrappuntistico tra un concertino (trio) che esegue una ciaccona e il tutti orchestrale che risponde con un controcanto lirico. Il Notturno rielabora in una atmosfera diafana il canto di richiamo alla preghiera dei Muezzin ascoltati dall’autore in Marocco, mentre la Fuga formalmente tradizionale riceve un trattamento particolare che assegna ad ogni voce un tempo di esecuzione diverso ( a parità di figurazione ritmica) creando un intrigante effetto di scivolamento plastico tra le parti. Il Postludio chiude la composizione riportandola progressivamente all’apparenza degli epifenomeni iniziali spegnendola in un ritorno all’origine. La Suite tratta da Il Violino Rosso viene realizzata da Corigliano nel 1997. Partitura per ovvi motivi meno organica della precedente, ma anche troppo frammentata per stessa scelta dell’autore, questa Suite dovrebbe trovare la sua ragion d’essere in una sorta di Sheherazade violinistica che guidi e trattenga l’attenzione dell’ascoltatore attraverso gli undici brevi movimenti che la compongono. In effetti però il risultato non è sempre pienamente convincente e molto spesso si ha netta sensazione di una mera giustapposizione di temi priva di sviluppo. Inoltre, per quanto tecnicamente più che adeguata e sufficientemente estroversa, la violinista Eleonora Turovsky (moglie del direttore e prima parte della formazione) manca proprio di questa capacità affabulatoria di imporsi e consegna al disco una registrazione attendibile ma di poco fascino.

Riccardo Cassani


giudizio tecnico: ECCEZIONALE

DINAMICA: 5

EQUILIBRIO TONALE : 5

PALCOSCENICO SONORO: 5

DETTAGLIO: 4

Registrazione di magnifiche qualità audio a dispetto del luogo di registrazione (la Chiesa della Natività della S. Vergine) che con il suo riverbero naturale avrebbe potuto influenzare la resa di alcuni parametri come l’equilibrio timbrico e la precisione del dettaglio. Cominciamo con la splendida e raffinata resa dinamica capace di ‘contenere’ senza cedimenti i massicci e sontuosi pieni orchestrali e al tempo stesso di piegarsi a sollecitazioni minime come quelle che aprono la Seconda Sinfonia. Il palcoscenico è molto equilibrato e permette di individuare con relativa facilità la disposizione orchestrale. La scelta di ripresa sembra favorire un po’ la visione d’insieme, ma senza che questo vada a scapito delle singole voci strumentali. Molto riuscito anche l’equilibrio timbrico che non soffre minimamente nei registri gravi di problemi inerenti al riverbero (a tratti riconoscibile) presente nel luogo di registrazione. In effetti la registrazione presenta un perfetto controllo lungo tutto lo spettro delle frequenze e come già evidenziato lungo tutto la forcella della gamma dinamica. Solo dalla resa del dettaglio ci si sarebbe potuti attendere qualcosa di meglio, ma la disposizione microfonica scelta e l’importante riverbero naturale non concedono spazio a miracoli assoluti, ma solo relativi. Inoltre in certi passaggi musicali il leggero alone che contorna l’orchestra risulta quanto mai funzionale a creare la giusta atmosfera sonora. Il violino solita è naturalmente inserito nella formazione orchestrale all’interno della quale si ritaglia il suo spazio senza alcun apparente favore di ripresa.

Riccardo Cassani

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