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Venerdì, 07 Dicembre 2007 11:36

HANDEL. SUITE ORCHESTRALE

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HANDEL. SUITE ORCHESTRALE

THE ALCHEMIST HWV 43. CANTATA APOLLO E DAFNE HAV 122.

SACD Brilliant 93073. Wemyss, Sol, Musica ad Renum, Wentz.

DDD. Stereo. DSD, SACD?????. Reg. Lokhorst Church, Leiden, Netherlands. 12 - 12 /1/ 2006. Prod: & Eng: P. Arts.

www.jupiterclassics.com


giudizio artistico: DISCRETO-BUONO

L'etichetta olandese Brilliant propone un programma handeliano non del tutto scontato, con la suite di danze tratte da The Alchimist HWV 42 e la corposa cantata La terra è liberata HWV 122, meglio conosciuta come Apollo e Dafne. Un programma che sfiora l'ora, in cui si può gustare tutta la bellezza della musica del compositore sassone, sempre ricca di momenti intimistici e grandi esplosioni ritmiche, di raffinate delicatezze timbriche e agitati momenti stilistici, per una plenitudine sonora caratteristica tipica di Handel. L'interpretazione che ci viene trasmessa dal flautista e direttore tedesco Jed Wentz non è particolarmente strabiliante, pur tuttavia rende buona giustizia a queste due interessanti pagine settecentesche, grazie all'apporto dell'ottima orchestra barocca Musica ad Rhenum in cui si evince l'evidente livello di bravura di tutta la sezione degli archi e l'abilità dei fiati (oboi e fagotto) ma particolarmente del flauto traverso dello stesso Wentz, magico solista nell'aria Felicissima quest'alma. Non possiamo però tacere della bella performance del primo violino e del fagotto solisti, lanciati in una serie di scalette forsennate nell'aria Mie piante correte, in cui Apollo si getta all'inseguimento della bramata Dafne. Ma è nel lato dei solisti che troviamo alcune pecche di questa edizione: il soprano Nicola Wemys e il basso Tom Sol, si rivelano infatti interpreti non del tutto convincenti. La pronuncia italiana di Tom Sol, già dal recitativo iniziale si dimostra assai carente, proseguendo nella evidente mancanza di proiettare correttamente gli affetti che il testo contiene, esagerando nelle aperture di alcune vocali e in momenti in cui l'intonazione non è del tutto immacolata. Il suo timbro di voce non è male, ma questa parte richiede una gorga senza dubbio assai più duttile e cavernosa di quella posseduta da Sol. Ricordiamo infatti che l'estensione nella parte di basso richiesta da Handel per questa cantata, fu costruita per il basso italiano Antonio Montagnana, certamente in possesso di una estensione incredibile che pochi solisti possono vantare al giorno d'oggi. Dal canto suo il soprano Nicola Wemys, può vantare una dizione leggermente migliore, sebbene la proiezione vocale non sia del tutto chiara. Il suo timbro è piuttosto brunito ma nei passaggi rapidi perde di rilievo. Il vibrato è un po troppo evidenziato, specialmente nelle messe di voce che dovrebbero essere più pure e filate. Ma se questa interpretazione non si rivela delle migliori, resta comunque soddisfacente sul piano dell'approccio ritmico e in quello strumentale, con la suite dell'Alchimista come momento forte del CD, in cui i vari movimenti non vengono mai staccati nella maniera concitata e agitata a cui ci hanno abituati spesso e volentieri, molti gruppi barocchi dell'ultima ora. Il gesto di Wentz è infatti sobrio e mirato ad esaltare la bellezza quasi edonistca di molti passaggi, che rivelano in Handel, uno dei pochi compositori capaci di toccare le corde dell'anima anche quando si tratta di un allegro furioso. Giuseppe Nalin


giudizio tecnico: BUONO

DINAMICA: 3

EQUILIBRIO TONALE : 4

PALCOSCENICO SONORO: 3

DETTAGLIO: 3

Una lodevole registrazione della Brilliant, più nitida che di impatto, abbastanza delicata e non troppo proiettata nella posizione frontale, ben controllata, Ad ogni parametro si può dunque puntare su un tre o al massimo un quattro nell'equilibrio totale. Il dato di maggior difetto risiede nella realizzazione in una acustica dal riverbero abbastanza pronunciato. La cantata è quella che ne soffre di più sotto questo aspetto, dato che le due voci sembrano un tantino affogate. I due solisti sono per conseguenza collocati in posizione piuttosto avanzata nel quadro sonoro complessivo, cosicchè il testo, oltre che per la cattiva pronuncia, diviene a volte poco chiaro anche per l' alone, prodotto del riverbero della chiesa olandese in cui è stato registrato il disco. Il bilanciamento è sostanzialmente corretto, tale da consentire agli strumenti solisti di acquisire un profilo adeguato e nitido. La registrazione ha il suo lato piacevole, che conduce dopo un paio di ascolti ad un gradevole adattamento dell'orecchio, seppure certi dettagli non siano perfettamente esigibili sul versante vocale, piuttosto in quello strumentale. Strumentalmente infatti, la discriminazione timbrica degli oboi e del fagotto è nitidissima e ben conformata, leggermente minore quella degli archi, tranne nei momenti in cui la spalla si profonde nei soli, e qui si è certamente si è lavorato di microfonatura, così come per l'evidenziamento del cembalo. La dinamica generale è buona, con una macrodinamica pure ben definita. La voce del soprano è ripresa, soprattutto in alcuni passaggi delle note acute, in maniera troppo preponderante ed il suono subisce delle micro folgorazioni. D'altro canto la gamma bassa e la media, offrono un migliore contenuto di forza ed equilibrio. In sintesi, buone luci, sia tecniche che artistiche. Il prodotto è valido anche se non totalmente di riferimento, proprio per le pecche vocali descritte.

Giuseppe Nalin

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