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Martedì, 03 Ottobre 2006 23:06

Una serata indimenticabile da Gustavo e Lucia

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Arriviamo tardi. Sono di passaggio a Bologna dal mio amico Marco per ascoltare il suo mega-impianto: giradischi Yamamura, per ciascuna via delle sue trombe un pre e finale a valvole - pre Microsolco e finali Red Star di Nonsolomusica con valvole 845 della Western Electric, un push-pull con trasformatore in super permalloid. Mi trovo in compagnia di Daniele Cecchini e verso le dieci di sera prendiamo la macchina per andare dalla parte opposta di Bologna per cenare da Gustavo, un amico audiofilo. La mia natura anglosassone mi rende refrattario a cenare alle undici di sera e tanto meno a presentarmi in casa d'altri poco prima di mezzanotte. Ammetto di provare un po' di imbarazzo. Pochi minuti dopo ci troviamo comodamente seduti nel salotto ad ascoltare l'impianto di Gustavo anche se sua moglie Lucia, docente all'Università di Bologna, ha già la tavola imbandita.

Tuttavia le priorità debbono essere rispettate! Si mangia dopo... Il suono, cari lettori, è davvero eccellente, e rivela pienamente le grandi qualità di un impianto che va annoverato tra i migliori quattro o cinque che abbia mai ascoltato. Addirittura questo impianto mi sembra persino più naturale di quello di Marco. Naturalmente non ci sfiora nemmeno l'idea di ascoltare quello strano affare digitale chiamato CD.

Solo vinile per tutta la serata!

Equilibrato: questo forse è l'aggettivo più adatto per descrivere i db prodotti dai due altoparlanti di dimensioni normali (diffusori Velta di Nonsolomusica).

Certo, anche un impianto del valore di appena 2000 euro può essere equilibrato... Tuttavia, nel caso specifico ci troviamo di fronte a un bilanciamento quasi perfetto fra i nostri quattro parametri. «Come puoi notare, non basta un solo parametro per restituire l'equilibrio, la precisione timbrica, la definizione e il dettaglio degli strumenti, che restano sempre identificabili nella loro collocazione, anche nelle formazioni orchestrali più complesse», mi dice Gustavo. In effetti, la cosa che mi colpisce di più è la qualità timbrica dei violini. Splendidi! Il loro suono è rotondo ma vivo, dettagliato ma anche leggero, trasparente e luminoso. In tutta la mia vita ho forse ascoltato solo tre o quattro impianti con una resa tonale così meravigliosa. E' già quasi scoccata mezzanotte e io ho fame - tutti quei profumini che provengono dalla cucina... ma noi audiofili continuiamo imperterriti ad ascoltare vinili.

«Sono le valvole» sospira Gustavo. «La scelta delle valvole - e in particolare degli apparecchi giapponesi - è maturata dal riscontro della naturalezza del suono riprodotto. Si tratta di un sistema che è stato selezionato e messo a punto attraverso ripetute sedute di ascolto. In verità più che di sedute si è spesso trattato di movimentate invasioni e sconvolgimenti dell'ambiente domestico a cui hanno partecipato amici che condividono la nostra passione, primo fra tutti Marco, compagno paziente e partecipe, ma anche la benevola sopportazione dei vicini, involontari testimoni del 'miracolo' di cui eravamo alla ricerca. L'esigenza principale era e resta quella di riuscire a ottenere dai numerosi dischi raccolti tutte le informazioni sonore, particolarmente ricche e naturali, contenute nelle incisioni in vinile». In casa di Gustavo ci sono vinili dappertutto, migliaia di LP in quasi tutte le camere del suo appartamento. E non certo vinili da quattro soldi... Per esempio, una rara edizione (seconda etichetta) della Seconda Sinfonia di Mahler diretta da Otto Klemperer su Columbia... archi favolosi, gran respiro, palcoscenico sonoro da favola e i timpani del terzo movimento... suono teso, super controllato, ricco di armoniche. Ma il tempo passa inesorabile e in me si fa sempre più strada la convinzione che Gustavo abbia cenato prima. Come si fa a resistere ai deliziosi profumini che provengono dalla stanza vicina? Incurante del mio stomaco che ormai protesta sonoramente, Gustavo continua tranquillamente il suo discorso. «A questo fine la scelta più radicale è stata quella di privilegiare l'ascolto monofonico (testina Denon 102) attraverso una sorgente di grande massa (giradisco di Bè), ingressi fono che utilizzano valvole allo stadio finale (6550/845) e un finale di potenza (Sakuma) dalla circuitazione con triodi a riscaldamento diretto (300B/2A3/VT 52 Western Electric)».

Mono? Per un attimo non avverto più i prepotenti morsi della fame. «Sì», mi risponde Lucia (sua moglie, non la mia), «a noi piacciono moltissimo le registrazioni monofoniche. Lei continua a scrivere sui mono!» Ma la signora è un'audiofila? Gustavo, come me, ha una fortuna davvero rara: infatti abbiamo entrambi mogli che ci supportano con un sorriso sincero. Addirittura si chiamano tutte e due Lucia! Per l'ascolto mono Gustavo e sua moglie seguono la strada del perfezionismo giapponese, facendo uso di un solo altoparlante. «In funzione di questi orientamenti», continua Gustavo con un entusiasmo che ha il potere di fare passare come per incanto la fame, «il diffusore più idoneo è risultato essere un prodotto artigianale costruito su un progetto dell'amico Eugenio Lazzari della 'Non solo musica' di Legnano che restituisce, con un ingombro molto ridotto, le frequenze di risonanza dei singoli componenti garantendo un risultato finale di alta efficienza (105db/watt.m) e naturalezza.

L'equipaggiamento (W.E. 2090 per la tromba, TADD 703 per il supertweeter, W.E. 2080 per un woofer di 38 cm) è alloggiato in un cabinet in massello di ciliegio, accordato a chiocciola, dalla stupefacente perfezione artigianale, sonora e gradevolezza estetica». Per l'occasione ho portato con me uno dei dischi di Toscanini che preferisco: la Danza delle ore di Amilcare Ponchielli («Toscanini plays Light Classics», VCM/VCS 7001, 2 LP). L'ascolto non delude: archi stupendi, dinamiche favolose e incredibile resa dei dettagli tenendo conto che si tratta di una registrazione di mezzo secolo fa. Cecchini, che non è abituato ad ascoltare mono di questo livello, sembra incollato alla sedia... anche quando la signora dice finalmente «A tavola!». A quel punto, Toscanini o meno, io mi precipito subito in cucina. Un'ora e mezzo più tardi, dopo sei o sette portate, due bottiglie di vino, amari e digestivi, una grande cena offerta da persone che in fin dei conti non conoscevo neppure, inizio a sentirmi bene a casa di Gustavo, veramente bene. L'unico problema è costituito dal fatto che mi trovo con la mia macchina, devo riportare Cecchini a casa e rientrare a Firenze. A quel punto Gustavo, che comprende che inizio a sentire suoni meravigliosi anche con l'impianto spento, mi dice: «Vieni, andiamo ad ascoltare un po' di musica». Anche se ho paura a guardare l'orologio, ci ritroviamo tutti nel salone davanti a un'autentica valanga di Living Stereo, Decca, Mercury, Blue Note, Verve... Questa visione celestiale ha il potere di rianimarmi. «Il materiale discografico raccolto - oltre 5000 dischi -», racconta Gustavo, «attinge alle migliori incisioni RCA, Decca, EMI, Mercury di quell'epoca che passa sotto il nome di 'età dell'oro' del vinile. Il repertorio spazia dalla classica/lirica al jazz, toccando alcuni fra i più importanti dischi del rock. La ricerca delle incisioni originali o quella delle sempre più belle ristampe a 180/200 grammi resta un'ansia non sopita volendo, insieme ad alcuni insaziabili amici della buona musica, condividere l'emozione degli eventi musicali dei grandi interpreti del passato ormai scomparsi attraverso l'evocazione prodotta da un bel suono riprodotto in un ambiente domestico ». Proseguiamo nell'ascolto... ma il vino e la cena continuano implacabili a farsi sentire. Credo che Gustavo capisca il mio disagio, perché a un certo punto esclama: «Pierre, se ti piacciono le incisioni mono e Toscanini vieni con me in garage e in cantina!». A quel punto Gustavo mi salva davvero la vita, portandomi a respirare una provvidenziale boccata d'aria fresca. In garage e in cantina ci sono centinaia di LP mono, quasi tutti RCA serie LM. Faccio ritorno a casa con una trentina di titoli. «Possiamo fare qualche scambio», mi dice Gustavo rifiutando il denaro che gli offro (attualmente non ho ancora saldato il mio debito...). Di ritorno nell'appartamento ci fermiamo davanti al giradischi di Yamamura, uno dei sei da lui costruiti. Una vera meraviglia: so che l'amplificatore a valvole (tutte quelle valvole della Western Electric) risponde molto bene quando si cerca di capire l'eccezionale qualità dell'impianto di Gustavo ma io conosco molto bene il giradischi di Bè, l'ho visto durante i suoi diversi stadi di progettazione e costruzione e ne possiedo uno anch'io da una vita. Si tratta di un giradischi quasi impossibile da tarare ma, quando ci si riesce, si può provare un briciolo dell'ebbrezza che deve essere connaturata al paradiso degli audiofili. «L'utilizzo di un braccio di grande massa (Shindo, Ortofon o EMT)», prosegue Gustavo, «è necessario per riprodurre in maniera superlativa gli scostamenti dinamici delle migliori incisioni analogiche, riducendo enormemente il mistracking. Il risultato che ne deriva è di grande matericità e sostegno dei suoni, oltre a una velocità, un dettaglio, una precisione e una timbrica mai raggiunti in precedenza. La sensazione di ascolto è quella di un suono che pare provenire da una ideale parete sonora esterna al diffusore, con una gamma media particolarmente piacevole nell'esaltare i toni più caldi delle voci e degli strumenti, tutti restituiti come autentici eventi 'live' (si provi ad ascoltare la tromba di Chet Baker in The touch of your lips o la voce di Billy Holliday in Lady in satin ma anche le grandi sinfonie di Mahler). Prima di arrivare al giradischi di Bè, mi sono fermato davanti al Garrand 301 equipaggiato di braccio e piatto Shindo. È un giradischi che per me resta un punto di riferimento per il rapporto qualità/prezzo, che consiglio a chiunque voglia ascoltare stabilmente il vinile e dal quale ci si può privare, peraltro non senza dispiacere, solo per gli EMT 930/927, i Verdier a sospensione magnetica, i Platine o per quello di Bè». Verso le quattro del mattino Daniele, che ha pietà di me, mi consente di non riportarlo davanti a casa sua permettendomi di proseguire verso casa mia. Una serata davvero indimenticabile.

Già pubblicato su AudiophileSound n° 43 Dicembre/gennaio 2004

Letto 10070 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Ottobre 2006 23:06

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