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Mercoledì, 08 Novembre 2006 00:43

Wilson Nonet, Power of Nine

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Wilson Nonet

Power of Nine

Groove Note GRV1035-1 2 180g LPs 33 & 45

Produced by: Joe Harley

Engineered by: Michael C. Ross

Mixed by: Michael C. Ross, Joe Harley and Anthony Wilson

Mastered by: Bernie Grundman

Executive Producers: Ying Tan and Sebastian Koh

Review by: Michael Fremer, 01-10-2006


Gran parte dell’album lo dobbiamo alla sua “special guest star” Diana Krall, che appare nel momento in cui questo splendido album è già stato annunciato, dandoci delle letture espressive e caratteristiche delle poesie di Cheryl Ernst messe in musica da Jimmy Rowles. Giustamente, è Wilson a fare qui sia da arrangiatore – a suo agio nello stile di Gil Evans – e da esecutore di chitarra elettrica.

L’antologia inizia in modo energico con un rifacimento di “Make It Good”, su una vecchia melodia di Duke Pearson che allude all’epoca in cui il jazz non era ancora stato trasformato in qualcosa di cosí intellettuale, quando cioè bastava che avesse il giusto swing e piacesse al primo ascolto. L’arrangiamento e coerentemente basato sul pianoforte di Donald Vega’s piano, benché ci sia spazio anche per altri assolo. Wilson resta indietro, preferendo concedersi un “primo piano” introspettivo nella seconda canzone, “I and Thou”, tratta dalla suite Tokyo Wednesday, scritta da Wilson stesso in un periodo di frequenti viaggi internazionali; sontuosamente arrangiata per ottoni e legni, la canzone evoca un forte senso di relax, come fossimo a tarda notte, soddisfatti, dopo una giornata dura… o almeno è questo che, ritengo, venga comunicato all’ascolto.

La parte della Krall è altrettanto evocative e invitante: “Looking Back” canta I ricordi d’infanzia che l’interprete continua a conservare e, in modo appropriato, non contiene alcun ridondante abbellimento vocale. L’arrangiamento di Wilson, dal canto suo, contribuisce alla massima naturalezza quasi casalinga della composizione.

Gran parte del lato B è occupara da una serie di “Quadras” d’influenza brasiliana. Le note illustrative di Wilson ne dichiarano sia l’ispirazione (una visita in Brasile a capodanno), sia la costruzione musicale. Un mandolino si unisce al gruppo durante due “Quadras”, conferendo una texture ancor più croccante. Il lato termina con “Amalgamation”, segento di una suite commissionata dal Cerritos Center For The Performing Arts, come parte di un doppio incarico nel qyuale il nonetto di Joe Lovano ha suonato estratti da Birth of the Cool di Miles Davis. Il titolo, secondo quanto scrive Wilson, concerne l’incontro di due musicisti a Los Angeles, evento che ha avuto luogo ai tempi in cui Davis ha pubblicato l’album originale.

Il secondo disco, edito a 45rpm, comprente una copia di “Looking Back” e la title track, parte della suite per il Cerritos Center e il brano “Melatonin Dream” tratto da Tokyo Wednesday. La tromba di Gilbert Castellanos riecheggia il Miles Davis di “In A Silent Way” e Wilson contribuisce a tale atmosfera con accordi tratti dallo stile di John McLaughlin playbook.

La resa sonora dello snare drum di Mark Ferber, ripresa da Michael C. Ross è semplicemente sbalorditiva! Per il resto, il suono di questa incisione è semplicemente il migliore che si sia mai avuto dalla Ross’s Groove Note records, dotato di una trasparenza, di una tridimensionalità e di una pienezza armonica cui gli sforzi precedenti non erano riusciti a giungere. Forse le percussioni sono un po’ indietro, specialmente nella loro tendenza a posizionarsi indietro nel palcoscenico sonoro, ma ciò conferisce una notevole impressione di suono “live” più che “da studio”.

I corni, i legni e le tastiere suonano tremendamente realistici, con un livello di tridimensionalità impressionante. Colpiscono specialmente, in termini di qualità della registrazone, le tessitura e I timbre della chitarra di Wilson: di una chiarezza cristallina, calda e corposa, quasi come se si potesse percepire direttamente il plettro che pizzica corde dall’intatta resa sonora e armonica.

Una super-registrazione a tutti gli effetti: atmosferica, evocativa, riccamente delineata ed emozionalmente completa. Non si può desiderare di più. Il produttore Joe Harley ce l’ha messa tuttta per fare il suo miglior disco di sempre, di sicuro il migliore che io conosca.

Se il jazz non è il vostro genere e cercate un punto di partenza per avvicinarvi a esso, non conosco un’introduzione migliore di questa, sia musicalmente che dal punto di vista audiofilo. Raccomandato senza riserve

Michael Fremer

Letto 7408 volte Ultima modifica il Mercoledì, 08 Novembre 2006 00:43

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